etica

"... Non vogliate negar l'esperienza di retro al sol, del mondo sanza gente. Considerate la vostra semenza fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza". (Dante, Inferno canto XXVI, 116-120).


mercoledì 14 gennaio 2015

TERRORISMO, SATIRA, ISLAM E ETICA

Quando poi siano trascorsi i mesi sacri, uccidete questi associatori ovunque li incontriate, catturateli, assediateli e tendete loro agguati. Se poi si pentono, eseguono l'orazione e pagano la decima, lasciateli andare per la loro strada. 
Allah è perdonatore, misericordioso.
CORANO: Sura IX At-Tawba (Il Pentimento o la Disapprovazione, v.5)



I fatti esecrabili di questi giorni ci pongono di fronte ad una realtà che né il sistema politico, né il sistema mediatico riesce ad interpretare. Ciò che noto è la grande confusione che si fa; le considerazioni a ruota libera che si rilasciano e che i giornalisti per esclusivo “amore di scoop” vanno a cercare. Il problema del terrorismo non è un problema che si possa affrontare alla televisione, con le idee dell’On. Santanché o degli appartenenti a comunità islamiche, più o meno moderati,  oppure con le invettive gratuite e violente di un Ferrara.
Si continua a parlare di guerre di religione, di scontri tra culture e di tante altre stupidaggini che servono soltanto a confondere ancora di più le idee sulla posizione effettiva da prendere sia da parte dei cristiani, ed ebrei sia da parte di quelli che vengono chiamati “islamici moderati”.
Questo fa già capire il problema fondamentale rappresentato dalla non conoscenza del concetto di democrazia e soprattutto di libertà di espressione. Infatti già più volte ho sottolineato che la democrazia non è rappresentata dal detto che “la tua libertà finisce dove comincia quella dell’altro” bensi “ la tua libertà comincia dove comincia quella dell’altro”. Ecco i limiti veri. Ecco la radice del  problema: il non saper scegliere determina l’imposizione della propria idea sull’altro, a prescindere da qualsiasi ragione. Ecco quindi il formarsi di gabbie psicologiche ideologicamente strutturate a livello politico e recinti psicologici di fondamentalismo religioso adeguatamente istigato che conducono poi alle diverse forme di terrorismo.

TERRORISMO
No il terrorismo, non è lotta di religione o scontro tra culture, anche se cerca di provocarle, il terrorismo è un problema immenso che ha bisogno di profonda riflessione umana. E’ una forza negativa che ha bisogno di un silenzio assordante di ferma solidarietà capace di arginare le violenze gratuite distruttive dell’umanità suscitando un dialogo inclusivo che però non deve essere avulso da ragioni di rispetto di diritti umani sostanziali.
E’ una forza negativa che si è irrobustita nella seconda metà del secolo scorso ed è scoppiata in tutta la sua gravità agli inizi di questo secolo con l’attentato alle Torri gemelle dell’11 settembre 2001 per continuare fino ai nostri giorni con stragi inconsulte di innocenti o quanto meno come è accaduto in Francia, colpevoli di aver espresso una loro opinione, considerata offensiva.
Il problema che non viene evidenziato abbastanza è che il terrorismo attenta alla libertà degli Stati, attenta allo stato di diritto, restringe gli spazi di libertà dei diritti individuali.
Impone come sta avvenendo ora per i giornali americani una “autocensura” imposta dalla paura anche se per pudore viene malcelata. Quindi una diminuzione della libertà di stampa non dettata dalla propria scelta autonoma, ma dalla paura.
Molti non capiscono come si alimenta il terrorismo, più si interrogano e meno capiscono che il fenomeno in tutte le vicende storiche nasce da una realtà precisa che è quella della strumentalizzazione della incomunicabilità generata dalla necessità di gruppi di potere di fare i propri traffici. Anche se può sembrare un luogo comune il teorema è semplice: per acquisire posizioni di potere si alimentano focolai di incomunicabilità e quindi di dissenso che scatena il conflitto, basate sui tre elementi che dividono gli uomini, vale a dire la lingua, la moneta e la religione.
Tali diversità creano gli spazi adatti per strumentalizzare le coscienze più sensibili e meno autonome fornendo in termini ideologici e fondamentalisti pretesti su cui aizzare la rabbia, istigare l’azione di vendetta, ed in termini materiali soldi, armi, addestramento alla guerriglia, coperture internazionali. E’ il caso di Al Kaheda ed il caso dell’IS. Non si sono autogenerati!
La diversità culturale esasperata, la mancanza di laicità e quindi di accettazione della diversità di religione ed infine la disuguaglianza generata dal diverso valore della moneta e dalla ricchezza che essa comporta sono gli elementi che fomentano gli atti terroristici nella Jihad  e su cui la sociologa marocchina Fatema Mernissi fonda certi accanimenti inconsulti dei mussulmani. Come riportato da Domenico de Masi nel suo Mappa Mundi a pag. 242 “ Secondo la Mernissi, l’esperienza vincente della umma, basata sulla compattezza, ha reso i mussulmani diffidenti  verso qualsiasi diversità, fosse essa la cultura occidentale, o la democrazia, la libertà di pensiero o l’individualismo. 
Ecco dunque che gli eccessi di istigazione contro la diversità generano e spianano la strada al terrorismo che rappresenta una strategia precisa, o, un metodo di aggressione disumano che consiste nel fare o minacciare di fare un atto violento nei confronti di inermi. Uccidere a sangue freddo, sgozzare le persone, tagliare le teste e tutto con “normale ferocia”. Anzi tanto più sono inermi  le vittime e tanto meno è conosciuto il luogo dell’attentato o la maniera di aggressione, tanto più risalto ha la sua attuazione o minaccia. Questo perché tale forza tende ad affermare la potenza della capacità distruttiva dell’uomo che può colpire dovunque, chiunque, in ogni momento, senza preavviso, nei luoghi più impensati e contro le persone meno implicate. Certo anche gli eccidi da rappresaglia in guerra, sono assimilabili al terrorismo. Però sono effettuate in climi diversi e magari da situazioni di abbrutimento prolungato, anche se non giustificabile in nessuna maniera.
Ovviamente non ci sono scusanti, si tratta solo di una diversa collocazione dell’atto terroristico. La forza del terrorismo colpisce perché minaccia la popolazione per indurre l’autorità che la presiede a compiere un atto, a scendere a patti ad arrendersi ad una richiesta. L’influenza è negativa perché provoca un senso di vendetta che difficilmente si placa soprattutto in coloro che la subiscono o direttamente oppure in qualità di parenti o amici delle vittime. Il terrorismo è una forza negativa che influenza la nostra vita perché a volte si maschera con il martirio o dietro la necessità della lotta. Così i “criminali suicidi auto esplodenti” vengono reputati martiri per la causa del proprio paese. Gli attentati contro i bambini di una scuola come azione patriottica. Il raid di Jihadisti contro vignettisti satirici  come una giusta vendetta per chi ha offeso il Profeta. L’influenza negativa sta nell’orientamento di pensiero che si genera: è evidente che l’uso strumentale delle motivazioni suddette si presta, unitamente alla difficoltà di stabilire quali siano i mezzi legittimi da adoperare quando il fine perseguito in un contesto fortemente repressivo è l’autodeterminazione nazionale o la difesa di un concetto religioso, alla creazione di una confusione in termini di giustizia. I tratti caratteristici delle azioni di terrorismo sono: 1) generare terrore, rafforzando la credibilità dell’organizzazione che uccide o che minaccia di farlo; 2) disprezzo ostentato della vita (addirittura della propria nel caso di terroristi suicidi; 3) ricerca della pubblicità quale elemento essenziale per alimentare la paura e veicolare il messaggio. Il terrorismo poi come è accaduto in America, spinge le persone a rinunciare addirittura ai propri diritti civili e a permettere, come è già successo negli USA di Bush figlio, di inventare scuse strumentali come le armi di distruzione di massa, per sostenere la necessità di una guerra, effettuata invece, come ormai appurato per interessi politici ed economici del Paese. Per terminare sottolineerei che tali azioni terroristiche danno il destro specialmente nel caso attuale, sulla scia del risentimento diffuso e crescente, alla prospettiva che se da un lato invoca e accetta di restringere le libertà della zona Schengen, dall’altra struttura in maniera spontanea prima l’auspicio e poi la necessità di una crociata ma non contro i terroristi, bensì contro un generalizzato concetto di Islam di cui non si conosce neanche la configurazione.

SATIRA
Riguardo alla satira, deve essere riconosciuto innanzitutto il suo carattere di espressione che per la sua collocazione conflittuale nei confronti di qualsiasi potere fisico, politico e religioso, rappresenta veramente la manifestazione più concreta della piena libertà di opinione.
L’uomo ha due elementi che caratterizzano la sua natura, il primo si chiama dignità ed il secondo libertà. Nella satira questi due elementi raggiungono il livello più alto possibile. Da un lato, infatti, essa misura la capacità di colui che la pratica di esprimere, per mezzo di elementi artistici di dissenso, la dimensione della sua dignità che risiede proprio nella capacità di comunicare, attraverso un’arte, la propria visione del concetto di umanità. Dall’altro la satira misura il livello di pienezza di libertà che il pensiero dell’artista esprime nella sua sfida al potere.
La satira è fisicamente innocua, ma moralmente e politicamente è invece fortemente incisiva se non a volte addirittura distruttiva. E’ importante però che essa non si svilisca, che non si  abbassi a calunnia, ma che sia vera espressione di dignità artistica, libertà di pensiero ed onestà intellettuale. Certo che la satira quando invece è strumentalizzata e prezzolata allora non ha nulla di apprezzabile e colui che la pratica è deprecabile, ma ciò non toglie che per quanto pungente ed orripilante sia e possa divenire oggetto di querele e azioni giudiziarie, mai e poi mai è giustificabile che possa essere motivo di aggressione o di uccisione per chi si sente offeso.
Ecco questo e’ un altro elemento culturale che non viene insegnato e tanto meno considerato dalla maggior parte di coloro che esprimono il proprio dissenso ed il proprio sdegno nei confronti della satira.
Io vorrei fare una riflessione onesta su questo senso di sdegno o di offesa del proprio senso religioso, della propria dignità, del proprio ruolo ecc. Ciò che vorrei qui evidenziare in maniera razionale e condivisibile è che il problema dello sdegno e dell’offesa è un problema relazionale. Infatti se pensiamo che colui che pratica la satira non ha alcuna intenzione di offendere, ma che vuole attraverso la propria arte dare soltanto una visione diversa, autonoma ed originale del dato di fatto, allora possiamo capire che l’offesa non esiste. Allora possiamo capire l’errore di chi sente offesa la propria dignità: non è la satira che lo offenda bensì è la sua condizione interiore che lo fa sentire offeso. Se fosse intelligente capirebbe ed apprezzerebbe lo sforzo dell’artista, che per quanto blasfemo possa essere ritenuto, non è intenzionalmente rivolto né all’offesa religiosa e né a quella politica ma consapevolmente rivolto ad una sfida con se stesso e con la sua vena artistica di riuscire a rappresentare nella maniera più ironica, sarcastica, tagliente e graffiante il concetto che il dato di fatto gli suscita nella fantasia.
La cosa più bella della satira, per quanto offensiva possa esser ritenuta, è la sua rispondenza alla realtà, è il suo uso eccellente del “pluralismo concettuale” nascosto in una immagine, in una frase, in un episodio, in una ideologia politica o in un fondamentalismo religioso. Ecco perché la satira è ammirevole, perché riesce a trovare la maniera di colpire nel nostro vissuto quotidiano anche laddove non ci sia nulla di rilevante oppure sembri inattaccabile o non punibile. Come scriveva lo scrittore russo A.S. Puskin: “Dove non arriva la spada della legge, là giunge la frusta della satira.” La satira non è né linguaggio volgare, né offensivo, ma è genuina espressione di libertà che contiene una critica onesta anche se dai contorni smisurati e urticanti, che non si pone limiti, né formali e né sostanziali, trascendendo perciò  in maniera innocente tutte quelle categorie di diffamazione e oltraggio, che invece vengono strumentalmente considerate come trasgressioni di limiti invalicabili e quindi inaccettabili e offensive. L’esagerazione esasperata ed esasperante della satira trova nella derisione e nella spavalderia dell'oltremisura il grimaldello per scalzare il potere, per frustare la società, per cambiare i costumi. Solo gli sciocchi non se ne avvedono!
  
ISLAM
Il problema dell’Islam invece è rappresentato proprio dalla distanza culturale tra l’aspetto religioso e la modernità. Il fatto che non possano essere interpretati i 6.236 versetti delle 114 sure, comporta la staticità del pensiero fideistico il cui modello resta legato tutt’ora a tre aspetti di rilevanza notevole: la condizione della donna, il sistema economico finanziario e il terrorismo.
L’Islam è una religione di pace nella sua espressione teologica; in realtà mancando di una mediazione ermeneutica temporalmente aggiornata, non riesce a reggere il confronto con la prassi per cui certe situazioni restano ancorate alle condizioni esistenti 1400 anni fa, sicché ancora oggi, nonostante la cultura cerchi di adeguarsi ai dettami della globalizzazione, la realtà della Umma impone alcuni vincoli che vedono la donna in condizioni di inferiorità e persino passibile di lapidazione in caso di adulterio. Secondo la Sharia la donna non può prendere parte alla vita economico-produttiva, non ha libertà di iniziativa, e, in alcuni casi, non ha neanche libertà di movimento, impedendole persino di guidare l’automobile. Poi con l’imposizione del velo che arriva a diventare un burqa nelle imposizioni talebane che segregano la personalità e l’espressione  estetica  della donna, tale libertà diviene schiavitù.
Riguardo all’economia sempre De Masi riporta nello stesso capitolo del libro citato, che “sono vietate le attività assicurative, la produzione e la vendita di bevande alcoliche, di carne suina, di armi e tabacco, i casinò, la pornografia i night club. Vietatissima qualunque attività che comporti pagamento di interessi e, a maggior ragione l’usura.” Legando così le prassi socioeconomiche a schemi religiosi costringenti, con il risultato di azzerare la libertà di scelta e pertanto la responsabilità connessa.
Il terrorismo infine è una piaga che resta come dato di fatto. Capace di esplodere in ogni momento perché la perentorietà del versetto non è suscettibile di interpretazione, ma deve essere accettata così com’è stata comunicata al Profeta. Ciò comporta che il modello mussulmano è difficilmente comprensibile da chi non lo pratica, perché la commistione tra fede ed esistenza individuale e collettiva è talmente inestricabile e totalizzante che non è possibile distinguere la posizione religiosa dalla vita pratica. Infatti prosegue ancora De Masi “Se un islamico praticante deve fidanzarsi, sposarsi, educare i figli, o fare testamento, se deve comprare o vendere una casa, se deve accendere un mutuo o investire una somma, se deve individuare il partner o scegliere un abito, se deve pagare un debito o fare una donazione, se deve acquistare un’automobile o prendere la patente, prima di agire ha l’obbligo di chiedersi quale sua scelta sarebbe approvata e quale disapprovata da Allah [….] Ma come si fa a sapere cosa ne pensa Allah?...[…]..occorre ricostruirlo attraverso 4 fonti: il Corano, libro sacro composto di 6236 versetti raggruppati in 114 capitoli (sure), che contiene le enunciazioni generali; la sunna, raccolta di aneddoti in cui …..[..]si racconta ciò che Maometto disse..[..]; il consenso dei dottori della legge (ijmà) su questioni di diritto positivo e il consenso unanime dell’intera comunità in caso di questioni morali e di culto; l’analogia (qiyas) con casi affini già regolati in passato.
Se vogliamo fare uno sforzo contro il problema del fondamentalismo che sfocia poi nel terrorismo. Non dobbiamo fare l’errore di confondere tra la religione e la cultura islamica. La religione è qualcosa di spirituale ed individuale che però la cultura filtra con le sue categorie di giudizio inappellabile derivante dall’acquisizione del dettato religioso nella vita pratica. La cultura quindi, alla prima levata di scudi, sfocia naturalmente in un fondamentalismo religioso che altro non è se non staticità culturale, incapacità di vedere il mondo con occhi diversi supportati dai moderni strumenti di indagine, di giudizio e di azione. Nel nostro Paese e in Europa occorre fare una netta distinzione tra  il significato di giustizia ed il significato di misericordia. La misericordia è divina mentre la giustizia è squisitamente umana e quando parliamo di giustizia, parliamo di reciprocità, di trasparenza, di relazioni equilibrate fondate su un tessuto di fiducia. Pertanto se vogliamo lottare contro il terrorismo e le reazioni che esso comporta dovremmo cominciare a chiedere innanzitutto una presa di posizione da parte delle comunità islamiche che si dicono moderate contro i “terroristi islamici”, dobbiamo pretendere che quando una comunità islamica chiede nel nostro Paese di creare una Moschea, si impegni nel proprio Paese a permettere la creazione di una chiesa; inoltre va richiesto in maniera pressante che nelle moschee il sermone venga fatto in italiano oppure nella lingua del Paese e non in arabo. Ed infine che l’Imam della comunità si faccia garante della “pacificità” della sua comunità sotto pena della sua espulsione. Anche se queste condizioni possono sembrare rigide, in realtà esse non sono altro che il presupposto per raggiungere un livello di democrazia in cui la laicità anche degli islamici permetta la convivenza di tutte le religioni senza l’applicazione del versetto 5 della sura IX sopra citata.

ETICA
Riguardo all’etica credo che oramai ci sia poco da dire se non che il bene comune si raggiunge soltanto con il rispetto della dignità dell’uomo in tutte le sue espressioni e guarda caso anche in quelle satiriche!
Se anche le persone di fede islamica prendessero come riferimento il punto 26 della Gaudium et Spes che fa dell’interdipendenza motivo fondamentale del bene comune: “Dall'interdipendenza sempre più stretta e piano piano estesa al mondo intero deriva che il bene comune - cioè l'insieme di quelle condizioni della vita sociale che permettono tanto ai gruppi quanto ai singoli membri di raggiungere la propria perfezione più pienamente e più speditamente - oggi vieppiù diventa universale, investendo diritti e doveri che riguardano l'intero genere umano.

L’interdipendenza è comunque anche il fondamento su cui si basa la solidarietà che a sua volta è la responsabilità verso il bene comune come recita la Sollicitudo Rei Socialis al punto 38: “Si tratta, innanzitutto, dell'interdipendenza, sentita come sistema determinante ¨di relazioni nel mondo contemporaneo, nelle sue componenti economica, culturale, politica e religiosa, e assunta come categoria morale.¨ Quando l'interdipendenza viene cosi riconosciuta, la correlativa risposta, come atteggiamento morale e sociale, come «virtù», è la solidarietà.¨ Questa, dunque, non è un sentimento di vaga compassione o di superficiale intenerimento per i mali di tante persone, vicine o lontane. Al contrario, è la determinazione ferma e perseverante ¨di impegnarsi per il bene comune:¨ ossia per il bene di tutti e di ciascuno, perché tutti ¨siamo veramente responsabili di tutti.¨ Tale determinazione è fondata sulla salda convinzione che le cause che frenano il pieno sviluppo siano quella brama del profitto e quella sete del potere, di cui si è parlato. Questi atteggiamenti e «strutture di peccato» si vincono solo - presupposto l'aiuto della grazia divina - con un atteggiamento diametralmente opposto: l'impegno per il bene del prossimo con la disponibilità, in senso evangelico, a «perdersi» a favore dell'altro invece di sfruttarlo, e a «servirlo» invece di opprimerlo per il proprio tornaconto (cf Mt ¨10,40-42; 20,25; Mc ¨10,42-45; Lc ¨22,25-27).

lunedì 8 settembre 2014

L’ETICA E LA POLITICA TRA IDEA E REALTA’

La realtà è più importante dell’idea
Esiste anche una tensione bipolare tra l’idea e la realtà. La realtà semplicemente è, l’idea si elabora. Tra le due si deve instaurare un dialogo costante, evitando che l’idea finisca per separarsi dalla realtà. È pericoloso vivere nel regno della sola parola, dell’immagine, del sofisma. Da qui si desume che occorre postulare un terzo principio: la realtà è superiore all’idea. Questo implica di evitare diverse forme di occultamento della realtà: i purismi angelicati, i totalitarismi del relativo, i nominalismi dichiarazionisti, i progetti più formali che reali, i fondamentalismi antistorici, gli eticismi senza bontà, gli intellettualismi senza saggezza.
L’idea – le elaborazioni concettuali – è in funzione del cogliere, comprendere e dirigere la realtà. L’idea staccata dalla realtà origina idealismi e nominalismi inefficaci, che al massimo classificano o definiscono, ma non coinvolgono. Ciò che coinvolge è la realtà illuminata dal ragionamento.
Bisogna passare dal nominalismo formale all’oggettività armoniosa. Diversamente si manipola la verità, così come si sostituisce la ginnastica con la cosmesi.185 Vi sono politici – e anche dirigenti religiosi – che si domandano perché il popolo non li comprende e non li segue, se le loro proposte sono così logiche e chiare. Probabilmente è perché si sono collocati nel regno delle pure idee e hanno ridotto la politica o la fede alla retorica. Altri hanno dimenticato la semplicità e hanno importato dall’esterno una razionalità estranea alla gente.
papa Francesco Evangelii Gaudium n. 231 e n.232.





L’ETICA
I fatti di questi giorni, soprattutto quelli concernenti i discorsi sui massimi sistemi, (ad eccezione di Piercamillo Davigo) fatti a Cernobbio ed alla Festa dell’Unità di Bologna da diversi esponenti del mondo della politica e dell’economia, mi hanno lasciato molto perplesso. Non che sia ancora illuso che questo Paese abbia la possibilità di cambiare sulle chiacchiere; sono disincantato e per questo convinto che occorre veramente un grande sforzo di volontà democratica per ricostruire su dati di fatto oggettivi, questo popolo italiano dalle sue fondamenta. Si, purtroppo le prassi attualmente in atto vedono l’interesse  rivolto al solo scoop mediatico e non portano a nulla di concreto. Siamo un popolo che non esiste in termini sociali, in cui l’idea condivisa della fraternità, della solidarietà, della giustizia e men che meno del concetto vero di pace, come base essenziale allo sviluppo, non esistono. Ecco perché vorrei oggi prendere in considerazione uno di quei quattro principi, riportati da papa Francesco, su cui confliggono tutte le realtà sociali di ogni tempo e che come dice “costituiscono « il primo e fondamentale parametro di riferimento per l’interpretazione e la valutazione dei fenomeni sociali ». E’ importante rifletterci su perché la loro forza consiste nella capacità di orientamento allo sviluppo ed alla convivenza sociale che rappresentano i pilastri su cui si costruisce la cultura  identitaria di un popolo. Ma non solo,  la loro interiorizzazione da parte di tutti coloro che hanno incarichi di dirigenza, sociale, politica o economica e con questo vorrei mettere all’interno del discorso anche padri e madri di famiglia latitanti sotto il profilo della loro oggettiva responsabilità, determinerebbe quel salto di paradigma culturale a livello etico che molti invocano a parole, ma ben pochi perseguono nei fatti.

LA REALTA’ E’ PIU’ IMPORTANTE DELL’IDEA
Come al solito basta aprire il Corriere della Sera per rendersi conto della situazione. L’editoriale di Antonio Polito ne stigmatizza il primo punto: la distanza fra le chiacchiere e la realtà. Lo fa riferito al premier Matteo Renzi che mette sempre più in evidenza la sua diligenza nell’aver studiato alla scuola di Berlusconi. Mutatis mutandis tutto resta com’era prima.  Ciò che rileva molto bene l’Editorialista in primis è spiegato proprio  nel titolo in cui si nota l’analogia con il movimento della “lumaca” vale a dire “un centimetro e mille giorni” e questa affermazione rappresenta un altro principio cioè il primo di quei quattro, di cui parleremo una prossima volta ossia che “il tempo è superiore allo spazio”! Nella mia odierna riflessione invece vorrei mettere in evidenza il terzo principio  e cioè che “la realtà è più importante dell’idea”.  Ma questo principio per i politici dal carattere “parolaio” e mediatico come chi ci ha governato negli ultimi trascorsi vent’anni, resta un non senso, una frase appartenente ad un'altra lingua, un principio di fronte al quale si resta del tutto indifferenti.
La testimonianza di tutto ciò, tornando all’articolista, la troviamo nella frase “E in effetti finora, nei duecento giorni già passati, l’azione di governo non ha dato i frutti sperati, come lo stesso Ministro Padoan ha riconosciuto”.


L’IDEA
Ecco delinearsi come il principio citato non tocchi assolutamente il Premier: "Gli 80 euro sono un'idea di civiltà: l'idea che chi ha sempre pagato si vede restituito qualcosa. E' un atto di giustizia sociale più che una misura economica". Lo ha detto il premier Matteo Renzi chiudendo la Festa dell'Unità a Bologna. Ma mi domando, il Premier sa che la giustizia sociale passa per lo sviluppo? Il Premier sa che ha tante di quelle opportunità vere da cogliere senza bisogno di correre dietro alle riforme “ideali” anche se apprezzabili, come quella del senato. A parte l’effetto annuncio le riforme non sembrano né avere luogo, né dare risultati concreti. Infatti il problema è proprio che per “L’idea di civiltà” la gente continua a trovarsi in una realtà di indigenza! La riforma del lavoro non deve partire dalla riforma dello Statuto dei lavoratori, bensì dalle nuove opportunità di lavoro proposte ed individuate. Ma dove sono? Perché continuare a parlare di cambiamento dello Statuto dei lavoratori invece di  creare nuovi posti che cambierebbero essi stessi in automatico e in maniera funzionale, al di là delle posizioni sindacali, le regole dello Statuto? Neanche per l’inglese può essere accettato, infatti alcuni nostri politici e giornalisti, continuano a parlare di jobs act, quando in inglese la parola aggettivata anche se plurale perde la s! Ma diciamo le cose in italiano e non prendiamo le idee da twitter e dall’inglese. Grazie a dio la nostra lingua continua a permanere uno dei più begli idiomi esistenti nel mondo!

UNA PARTITA DI GIRO
Gli 80 euro avrebbero avuto un senso se poi ordinati ad un cambiamento di marcia. Invece che cosa fa questa “idea di civiltà” toglie i soldi da una tasca per trasferirli in un’altra senza alcun valore aggiunto. Così dicasi dei tagli alle pensioni. Infatti qual è il risultato? Che gli 80 euro dati ad alcune categorie comportano il blocco dello stipendio di altre, che però non devono lamentarsi. Non devono esserci “gufi” del malaugurio a contrastare le decisioni del Governo! Così sarà anche per la riforma del terzo settore, con i bond di solidarietà, il 5 per mille stabile,  il servizio civile triennale e all’estero, gli immobili non utilizzati e quelli confiscati alla criminalità ecc., tutte realtà che non hanno alcuna base di investimento, ma si muovono sulle cosiddette “partite di giro”. Il Premier non sa che la revisione della spesa passa per la via degli investimenti divisi tra produttivi ed improduttivi; tra spesa corrente e spesa per investimenti; tra investimenti a breve, medio e lungo termine che abbiano però entrambe ben individuati i canoni di ritorno economico e di impatto sociale in termini di settori di progettualità ben definiti. Non sarà anche per questo che girano voci di “resa” da parte dell’innovativo ministro Cottarelli?  E poi che dire? Del fatto che sia più facile costituire un’impresa in Polinesia che in Italia? Il Premier non sa che l’impresa è un bene d’ordine e va considerata come tale e non già svilita come ha fatto il precedente governo con l’impresa da “un euro”! E per i giovani per giunta! Ma questi governi invece di tuonare solo sui boiardi dei passati regimi, e a ragione, imparino però a prendere quanto di buono questi avevano fatto come la famosa legge De Vito, conosciuta come “la 44”.

UN MINISTRO GOVERNA NON FA AFFERMAZIONI
Il premier non si è reso conto della grave affermazione fatta a Cernobbio dal suo ministro Federica Guidi che “le aziende non hanno più un portafoglio utili a sei mesi, ma a sei giorni”? Ma il ministro che ci sta a fare? L’idea prevale sempre sulla realtà.  Il premier sa che cosa significa “esportazioni”? Sa che significa “turismo” e perché si privilegiano, se ce ne sono, idee “ideologiche”,  dimenticando la realtà dei fatti? Le elucubrazioni mentali non servono a niente. Il Premier non può continuare a pensare di vincere di nuovo le prossime elezioni solo perché non ci sono alternative. Il Premier deve cominciare a pensare che questo suo comportamento che potremmo chiamare di “idealpolitik” porterà prima o poi allo sfascio del Paese. I tagli lineari, la mancata attuazione di nuovi obiettivi di politica-economica, la mancata azione di richiamo verso banche e assicurazioni, la mancata gestione del valore dell’euro, lasciato in balia delle banche, degli speculatori e purtroppo al solo seppur efficientissimo  Mario Draghi, che però per nostra fortuna, privilegia la realtà rispetto all’idea, lasciano prevedere guai sociali in arrivo che il “Premier che ci mette la faccia” dimostra non solo di non capire, anticipare o saper come mitigare perché anche questa “faccia” non è reale, bensì un’idea che si cambia quando si vuole. D’altronde anch’egli è cresciuto in una scuola partitica che dice: la politica si sa che è fatta così!  Ciò che lascia a desiderare è i suoi trascorsi Scout, dove, chi li conosce sa bene che  la realtà è sempre stata la cosa primaria da gestire con la responsabilità nei confronti della Sestiglia, del Reparto, del Clan e del Gruppo!

LA REALTA’
Andiamo ora ad osservare la realtà invece che l’idea: L’accusa di Davigo, a Cernobbio è che “l’emergenza forte è la corruzione” e questo governo, non ha fatto nulla in termini di riforme, se non mettere una stimatissima persona come Raffaele Cantone a Presidente dell’anticorruzione addetto  al controllo dell’Expo’ di Milano, delle attività del Mose ecc., lasciandolo solo però e senza dargli utili strumenti oltre alla tradizionale collaborazione della Guardia di Finanza! La voce forte di quest’ultimo si è levata a Cernobbio non solo per rilevare che “dagli anni 90 per la lotta alla corruzione non si è fatto nulla” ma anche per sottolineare che : “Gli imprenditori corrotti sono come quelli collusi con la mafia, Confindustria li cacci”.  La stessa cosa dicasi per la situazione della magistratura, della volontà di abolire l’azione penale obbligatoria, del voler ricondurre l’azione del magistrato sotto il controllo politico…per evitarne la corruzione! Altra realtà che deve essere affrontata, anche se messa in evidenza in maniera rude da Marchionne è il fatto che la Ferrari non vince da sei anni e allora? Il management sembra ricalcare quello che avviene per Alitalia, per le Ferrovie dello stato e guarda caso anche per la Società che gestisce Italo il cui fondatore è proprio il buon Montezemolo! L’altra realtà è la forza brutale dell’ISIS  e di Mosca che trovano il Premier come importante interlocutore in qualità di presidente protempore della Comunità Europea…..l’idea della pace in questo caso è soverchiata dalla nostra attività di chi ci reputa quarto o quinto o ottavo produttore di armi nel mondo: gli articoli “Made in Italy” più venduti:  carri armati, aerei, elicotteri, navi, artiglieria, bombe, missili, siluri, fucili, munizioni e armi chimiche antisommossa (venduti ai corpi di Polizia di Spagna, Romania, Brasile, Bangladesh, fra gli altri).  L’azienda più forte: Finmeccanica (9º posto nella produzione mondiale di armi) e le sue filiali: Agusta Westland, Alenia Aeronautica, Selex, Mbda. [Vedi la Relazione della Camera dei Deputati per l'elenco completo delle aziende coinvolte] e quindi…..un’altra realtà che il Premier non vede, ma che diviene sempre più pesante è rappresentata dalla xenofobia: a Pratola Peligna sono   state formate, nell’Istituto comprensivo “Gabriele Tedeschi”, due classi  esclusive per soli italiani..e gli altri? Emarginati in sezione B! Un’altra realtà è l’aumento degli imprenditori stranieri nel manifatturiero italiano dal 2009 sono  + 15% cinesi (17.847) e + 3,8% (42.806) altri stranieri….La domanda sorge spontanea ma……. gli italiani? Un ultima realtà che viene messa in rilievo dal Corriere della sera è la prassi delle frodi e dei raggiri messi in atto nel nostro Paese con falsi incidenti, falsi contratti che creano truffe alle assicurazioni e agli assicurati, agli anziani raggirati dalle società di erogazione di energia con i cambi di utenza, dalle banche con prodotti tossici, falsi contratti d’affitto per prendere la caparra e sparire. Per non parlare dell’aumento del gioco d’azzardo  nei bar ed on line, sempre più incentivati visto che con i proventi si aiuta l’arte e nel contempo si permette al PIL di crescere!!

LE SOLUZIONI
Ma qual è la scala delle realtà da affrontare? A mio avviso la netta corrispondenza tra valore dell’Euro e prezzi relativi; in secondo luogo la soluzione del problema del debito pubblico; in terzo luogo la ripresa di investimenti produttivi sul territorio ed il ritorno alla distribuzione delle terre supportato da programmi di formazione mirati; la ripresa degli investimenti produttivi sul territorio; l’avvio di nuove campagne di credito per l’attività imprenditoriale, della rivitalizzazione dei trasporti come servizio pubblico essenziale; l’avvio di programmi di edilizia popolare (seria e non come quella dei palazzinari degli anni 80 dei complessi di Corviale e di laurentino 38 o di Tor Bella Monaca) a riscatto; con privilegio della formazione artigianale e del recupero dell’ambiente  anche per mezzo di un turismo ricettivo pianificato tramite incentivi a chi all’estero è interessato alla nostra cultura, alla nostra gastronomia, alle nostre bellezze naturali e perché no anche alla nostra storia ed alle nostre tradizioni. Questa è la realtà superiore all’idea. Non sono chiacchiere ed il Premier è bene che ci pensi prima che la situazione precipiti facendogli “perdere la faccia” se anche questa non era una “idea di facciata”.