etica

"... Non vogliate negar l'esperienza di retro al sol, del mondo sanza gente. Considerate la vostra semenza fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza". (Dante, Inferno canto XXVI, 116-120).


lunedì 30 giugno 2014

L’ETICA DELLA GAZZA NERA CHE RIDE SUGLI ARANCI

Forse è un segno vero della vita:
intorno a me fanciulli con leggeri
moti del capo danzano in un gioco
di cadenze e di voci lungo il prato
della chiesa. Pietà della sera, ombre
riaccese sopra l’erba così verde,
bellissime nel fuoco della luna!
Memoria vi concede breve sonno:
ora, destatevi. Ecco, scroscia il pozzo
per la prima marea. Questa è l’ora:
non più mia, arsi, remoti simulacri.
E tu vento del sud forte di zàgare,
spingi la luna dove nudi dormono
fanciulli, forza il puledro sui campi
umidi d’orme di cavalle, apri
il mare, alza le nuvole dagli alberi:
già l’airone s’avanza verso l’acqua
e fiuta lento il fango tra le spine,
ride la gazza, nera sugli aranci.
Salvatore Quasimodo: “Ride la Gazza nera sugli aranci” dalla raccolta  “Ed è subito sera” -  Mondadori Editore.



Sono tornato dal Congo domenica 15 giugno dopo un tour de force amministrativo, universitario ed accademico presso l’Università Cattolica del Congo dove insegno e partecipo ai lavori del Consiglio di Amministrazione. Oltre che presentare una proposta di piano strategico per la riorganizzazione dell’Università  ho anche partecipato ad una due giorni di discussione sulla visione accademica di questa università in termini di percorsi formativi, evoluzione del pensiero, strumenti accademici quali biblioteca ed altre attività accademiche da promuovere attraverso centri di ricerca. Sono stati quindici giorni di intensa attività di grande spessore umano ed intellettuale che mi hanno convinto sempre più della necessità che alla base di ogni azione umana debba esserci un pensiero, un’idea, una visione. Ho capito che il futuro per divenire realtà ha bisogno di essere determinato e circoscritto dalla scintilla intellettuale che solo l’uomo attraverso la sua dignità può far scoccare.

COSA HO VISTO: FATALISMO E VOGLIA DI VIVERE
Ho visto cose che già conoscevo e scoperto altre che non immaginavo come realtà di un popolo che rinchiuso ormai nella sua incapacità di uscire da una schiavitù coloniale non possiede più la linea dell’orizzonte. Non possiede, o ha perso la capacità di aggregarsi. Pur provvisto di intelligenze vivaci e attive, non ha idea di che cosa sia la consistenza storica dell’evoluzione. Ha perso la capacità di riscoprire nell’intimo dell’uomo quella fiamma divorante della speranza fattiva e si lascia vivere all’insegna di un fatalismo storico, pessimista e perverso che abbrutisce qualsiasi barlume o idea di riscatto umano. Ho visto anche cose che non avevo ancora conosciuto come la capacità inaspettata di confrontarsi con idee nuove, la voglia di vivere non solo per oggi, ma anche per qualche momento in più da dedicare a se stessi. Ho conosciuto ambiti di abbandono in cui la forza della vita impone pur se velatamente di fare qualcosa. Ho visto le attese dei bambini e le loro insistenze per mangiare gli avanzi di cibo lasciati sul tavolo da chi ormai sazio, paga il conto e se ne va.  Ho visto gruppi di gente che cercavano di vendere qualsiasi cosa, di mercanteggiare non tanto e solo per vendere ma per costituirsi in relazione nuova, per farsi notare, per dare un senso di risveglio relazionale alla propria spenta esistenza. Ho visto anche l’allegria nella miseria, il ballo snodato e il canto ritmato tra i cumuli di immondizie; ho visto la forza della vita così dirompente che in quegli ambiti di povertà non mi sarei mai aspettato così esplosiva. L’immagine che mi viene in mente è di quelle piante che pur abbarbicate in un antro di muro arido e cementificato dove non sembra possibile vivere, continuano a crescere, aggrappate ad uno spirito di sussistenza che soltanto il forte attaccamento ad una linfa vitale profonda e sconosciuta permette loro di avere vita. Così alcuni di essi pur se abbandonati a se stessi nella condizione più miserabile riescono tuttavia non solo a sorridere alla vita, ma ancor di più a fare in modo che la vita stessa si pieghi su di loro in un abbraccio di perdizione, ma pur sempre un abbraccio in cui si ritrovano senza lamentarsi.

LA CORRUZIONE E L’ INCOSCIENZA
Ho visto  il traffico caotico e irruento, generato dal mancato rispetto delle regole più elementari della circolazione, traffico con imbottigliamenti mostruosi, con poliziotti corrotti che invece di dirigere il traffico aspettano di essere chiamati a permettere di passare nel groviglio di macchine a colui che ha fretta e che si dimostra pronto a dare una ricompensa per tale servizio. La corruzione non sembra avere limiti, interdizioni e livelli: appare essere un fiume grande come il Congo in cui tutti hanno il loro diritto di navigare per raggiungere la meta agognata. Ho visto tre e a volte anche quattro persone su un motorino, adulti e bambini, sprezzanti o incosciente del pericolo e…di casco manco a parlarne!  Camionette da trasporto che sfrecciavano sulla strada, cariche di gente pigiata come sardine, gente in perenne movimento, gente che cammina, gente che va, che passeggia o che si muove senza sembrare abbia una meta.

LA FEDE SUPERSTIZIOSA
Ho visto migliaia di persone raccolte per la festa di Pentecoste, ho sentito cantare tutta la notte, canti invocazioni, nenie, salmi e quant’altro si potesse, per invocare miracoli che a volte anche posticci fanno esplodere la credulità dell’assemblea. Che queste sette religiose si chiamino Vainquer du Christ, come quella che era di fronte alla mia abitazione o in altra maniera non fa niente, ciò che conta per chi le frequenta è che il loro animismo bisognoso di fede si senta accolto, attratto, trasportato ed illuso fin nel più profondo delle viscere. Sono pronti a dare tutti i soldi che hanno, a restare svegli tutta la notte pur di vivere l’illusione dell’attesa del miracolo; la sensazione che la loro vita cambierà di lì ad un istante è ciò che gli imbonitori religiosi riescono a trasmettere, senza che il sacrificio di privarsi di denaro ottenuto con estrema fatica li faccia ragionare. Mi è stato detto che a volte questi imbonitori di sette cristiane riescono ad accumulare somme pari anche a 250 mila dollari al giorno! Mi sono sempre domandato perché? Ho parlato con alcuni di loro, ma senza soddisfazione, non sanno spiegare il loro bisogno di illudersi in un sogno miracoloso che loro chiamano fede e che è lontano mille miglia dalla nostra mentalità.

IL SENSO DELLA VITA
Loro vivono e danno senza chiedere niente di più che vivere un’illusione che può durare un minuto, un’ora o una notte intera..… per loro il risultato non conta ciò che importa è la vita, è il momento che vivono, è l’emozione vitale che respirano. In questa realtà trascorrono il giorno e la notte,  in un susseguirsi di volute come in una trottola vorticosa che gira all’impazzata e che pur dandogli le vertigini dello spostamento incerto e tentennante non perde tuttavia l’equilibrio del vortice che li attira e li ipnotizza in una dinamica in cui il senso della velocità diviene l’unico elemento di stabilità del movimento e perciò della loro esistenza. Ho visto ridere e piangere, chiedere l’elemosina e aggredire, fermarsi e fuggire..il tutto sempre in una logica che la nostra visione della vita non ci permette di penetrare.

COSA MANCA LORO
Anche in Università, a mio giudizio, la loro voglia di apprendere e di fare conoscenze di una realtà nuova è minata dalla mancanza di metodo, dalla scarsa attitudine logico-sequenziale, dalla ingenuità consolidata del loro modo di ragionare. Anche se studiosi, mancano tuttavia delle strutture mentali speculative che il nostro cervello di occidentali ha ormai incamerato e fatto proprio da secoli. Ciò che loro manca è innanzitutto la base di conoscenze gerarchicamente impostate e scientificamente selezionate. Conoscenze tecniche e strutture intellettuali che permetterebbero loro di fare un salto di paradigma incredibile in termini evolutivi e pragmatici. Mancano di quello che noi chiamiamo organizzazione e cioè della capacità di porre in essere processi finalizzati ad una efficienza ricercata e voluta per un miglioramento della qualità della vita. Manca il concetto di organizzazione in cui tempi e metodi abbiano un significato, dove il cominciare dai piedi o dalla testa significa riuscire o fallire in un progetto. Per la maggior parte di essi questa realtà dell’organizzazione non esprime alcun senso. Ciò che conta è che dalla testa o dai piedi loro riescano a fare il lavoro, che poi i risultati siano positivi o negativi questo non conta perché affoga nel mare del loro fatalismo storico. Infine ciò che a loro manca in assoluto, tranne quando sono in automobile lanciata a suon di clacson per passare per primi all’incrocio, è la determinazione e la capacità di autodeterminarsi: nessuno glielo ha insegnato e tantomeno richiesto per cui non esiste per loro la decisione precisa che spinge ad agire rispettando tempi metodi e condizioni, per loro tutto è possibile, tutto è elasticamente approcciabile, tutto ha un senso indefinito. Sembrerebbe che stia generalizzando troppo…..ma credetemi è proprio così! Tornando a casa domenica sera mi chiedevo se il mio approccio alla loro realtà fosse giusto, se valeva veramente la pena di lavorare per dare loro una possibilità di inserirsi in una visione nuova, in una realtà di sviluppo reale sia intellettuale che pratico passando per una ristrutturazione dell’Università, per una revisione dei percorsi formativi e per una costruzione di nuove strutture di umanità, sociali, politiche ed economiche.

AFRICA NERA….E..L’ITALIA?

Sono convinto di sì e mentre faccio queste riflessioni, mi accorgo che il mondo di cui sto parlando non appartiene solo all’Africa Nera: qui da noi sembrano valere le stesse logiche! Infatti mentre la prima settimana di rientro è già trascorsa, apro un giornale che ho sulla scrivania è il Corriere della Sera di giovedì 19 scorso e in prima pagina trovo l’editoriale “La mescolanza dei principi” che parla della “corruzione castale della magistratura”; proseguo con “Il deficit culturale che opprime la Rai”; passo al “Giallo del nuovo scambio di embrioni”;  e poi a “Il Boss Iovine: Il pentito accusa: pagai i giudici per i miei processi”; a pagina 12 leggo il “Mistero di Brembale” le indagini sull’omicidio di Yara dal titolo “ La conferma del Dna: Bossetti figlio illegittimo” e nell’articolo in basso “La rabbia del padre « Io, preso in giro per quarant’anni»” Che dire? In quale Paese sono? Ma sono tornato dal Congo? Guardo ancora il giornale e trovo le tracce dei temi della maturità: mi avvince il titolo “Ride la gazza nera…..” e capisco il perché questa nostra Italia sta andando verso il baratro! Abbiamo si le conoscenze, ma non abbiamo la sensibilità per sapercele godere! Certo è che abbiamo sviluppato tecniche di organizzazione, ma che guardano solo alla maniera migliore di “sbarcare il lunario” o a come poter “fregare gli altri” insomma  mirate, solo e in generale, a far denaro! Noi non manchiamo di determinazione, ma ci serve, non certo per accrescere la nostra umanità, bensì per ottenere dagli altri quello che ci interessa! Allora l’insegnamento etico che sta in questa poesia è di tornare ad una visione onesta del bello, a rivivere quell’emozione profonda che determina la dimensione della nostra umanità, a riascoltare toni di esistenza, in cui i segni della vita vera sono rappresentati dalla spensieratezza e dall’entusiasmo giovanile che fondano la realtà che vive di immagini, di emozioni, di profumi e colori, in un disegno di speranza infinita, di ideali di solidarietà gratuita che spingono l’animo a ritrovare se stesso nei suoni anche più semplici come quelli della gazza nera che ride sugli aranci…..se etica è conoscenza del bene, se etica significa l’espressione più profonda del nostro saper vivere responsabilmente insieme come esseri umani che inneggiano alla vita, dai pochi studenti che hanno scelto questo titolo credo di poter supporre  che il ridere della gazza possa essere stato inteso dai più: in maniera beffarda! Così come con “sprezzo beffardo” taluni guardano all’etica! (E.G. n.57)

mercoledì 28 maggio 2014

ETICA NELLA DEMOCRAZIA O PRATICA DELLA FURBIZIA: QUALE FUTURO PER L’EUROPA?


…Noi abbiamo una forma di governo che non guarda con invidia le costituzioni dei vicini, e non solo non imitiamo altri, ma anzi siamo noi stessi di esempio a qualcuno. Quanto al nome, essa è chiamata democrazia, poiché è amministrata non già per il bene di poche persone, bensì  di una cerchia più vasta: di fronte alle leggi, però, tutti, nelle private controversie, godono di uguale trattamento; e secondo la considerazione di cui uno gode, poiché in qualche campo si distingue, non tanto per il suo partito, quanto per il suo merito, viene preferito nelle cariche pubbliche; né, d’altra parte, la povertà, se uno è in grado di fare qualche cosa di utile alla città, gli è di impedimento per l’oscura sua posizione sociale.
Come in piena libertà viviamo nella vita pubblica così in quel  vicendevole sorvegliarsi che si verifica nelle azioni di ogni giorno, noi non ci sentiamo urtati se uno si comporta a suo gradimento, né gli infliggiamo con il nostro corruccio una molestia che, se non è un castigo vero e proprio, è pur sempre qualche cosa di poco gradito. Noi che serenamente trattiamo i nostri affari privati, quando si tratta degli interessi pubblici abbiamo un’incredibile paura di scendere nell’illegalità: siamo obbedienti a quanti si succedono al governo, ossequienti alle leggi e tra esse in modo speciale a quelle che sono a tutela di chi subisce ingiustizia e a quelle che, pur non trovandosi scritte in alcuna tavola, portano per universale consenso il disonore a chi non le rispetta…
dal "Discorso di Pericle agli ateniesi", Tucidide, Storie, II, 34.

 
Certo appare sempre più difficile scegliere un argomento da trattare in breve, per esprimere un pensiero da condividere e da confrontare tra coloro che vogliono discuterne in senso costruttivo. Il panorama italiano dell’attualità offre infatti  situazioni veramente incredibili, inenarrabili e soprattutto al di fuori di qualsiasi possibilità di giudizio sistemico. Non faccio infatti che ripetere da gran tempo ormai, che i mass media veicolano notizie preparate da incompetenti, che ci informano in maniera disinformata e che soprattutto cercano solo ed esclusivamente lo scoop  a fini economici e di audience. Questo accade in tutti i settori: che si parli di elezioni, politiche, europee o amministrative, che si parli di banche, di imprese, di pubblica amministrazione, di fisco, di religione, di Ior, di assicurazioni e quant’altro la nostra mente umana possa immaginare c’è sempre una notizia che riguarda le mazzette, la corruzione la concussione. C’è sempre un connubio tra politica, finanza, banche, cosche mafiose interessi striscianti ecc. Ma perché mi domando? Possibile che a tratti ricorrenti i corsi e ricorsi storici di vichiana memoria si ripetano in maniera spudorata senza che nessuno riesca ad intervenire? Ma perché le verità del  il discorso di Pericle, per quanto strumentale lo si voglia intendere, non vengono neanche considerate dalle classi dirigenti della presente generazione italiana nata nella seconda metà del secolo scorso? Io credo che il problema sia insito in una realtà che ci rende singolari agli occhi di tutti gli altri Paesi che come per effetto delle mele marce ci stanno pian piano emulando. Quello di cui voglio parlare è la furbizia degli italiani che come rilevava nell' "Italietta imbelle del Prezzolini e del Corradini” il primo dei due autori nel suo Codice della vita italiana “L’italiano ha un tale culto per la furbizia, che arriva persino all’ammirazione di chi se ne serve a suo danno. Il furbo è in alto in Italia non soltanto per la propria furbizia, ma per la reverenza che l’italiano in generale ha della furbizia stessa”.  Come facciamo a conciliare questa realtà con gli alti ideali insiti nella democrazia? Il discorso di Pericle proprio per la nostra furbizia, da noi viene letto al contrario, vale a dire che noi abbiamo una forma di governo che guarda al modello degli altri, che invidia le istituzioni che gli altri hanno in termini di parlamento, di presidenza della repubblica, in termini di sistema elettorale ecc. noi non siamo di esempio a nessuno, anzi noi cerchiamo di copiare gli altri per ottenere il nostro tornaconto. Esattamente come si fa per la creazione delle leggi: fatta la legge scoperto l’inganno. Anche la nostra democrazia, invece di essere amministrata  per i molti, da diverso tempo a questa parte, si dimostra organizzata nell’interesse esclusivo dei pochi….più furbi… basta un unico riferimento: l’assenza di lavoro! Non parliamo poi dell’uguaglianza davanti alla legge: i furbi che….ben conosciamo sono più uguali dei …fessi che non conosciamo. Mentre i primi infatti hanno buoni avvocati, fanno intrallazzi, sfruttano prescrizioni e rinvii, i secondi sono obbligati ad accettare il giudizio senza potervisi opporre. Pensiamo alle molte categorie che sfruttando la loro posizione di privilegio di fatto o istituzionale si permettono angherie della peggior specie, rasentando a volte anche l’omicidio conclamato…ebbene queste persone però sono  protette dalla loro categoria, con una indulgenza ed una omertà da fare invidia al mafioso più incallito. Tale situazione, per colpa di alcuni che non vengono adeguatamente puniti o radiati dalla categoria (perché come tutti sappiamo le categorie professionali e istituzionali usano questa metodologia per cautelarsi all’ombra di una reciprocità omertosa: siccome ciò che oggi capita a te domani potrebbe capitare a me allora io sono costretto a difenderti fino al massimo delle mie possibilità. Tale fenomeno si è visto in tutti gli ambienti: nelle forze dell’ordine, nei militari, nei politici, negli ambienti clericali, nei medici, nei giudici, negli avvocati, nei commercialisti, nelle grandi imprese, nelle banche negli appalti pubblici ecc.) Ma per il discredito che gettano sulle nostre istituzioni più che essere difesi dovrebbero essere allontanati  proprio in virtù dell’atteggiamento democratico che imporrebbe che “come in piena libertà viviamo la vita pubblica così  in quel  vicendevole sorvegliarsi che si verifica nelle azioni di ogni giorno, noi non ci sentiamo urtati se uno si comporta a suo gradimento, né gli infliggiamo con il nostro corruccio una molestia che, se non è un castigo vero e proprio, è pur sempre qualche cosa di poco gradito.” Ecco quindi che la “connivenza corruttrice” scaccia ogni barlume di meritocrazia, di autorevolezza fondata sul prestigio, generando soprattutto “inciucio”  conflitto di interessi ed una forte inclinazione verso tutto ciò che è contrario alla legalità. Sembra quasi che la vita pubblica sia legata in maniera direttamente proporzionale, se non più che proporzionale all’illegalità.  Qualcuno potrebbe accusarmi di generalizzare, però quando il fenomeno si allarga a macchia d’olio appare molto difficile non farlo, anche perché la nostra democrazia non offre strumenti per distinguersi: o si è dritti o si è fessi! La democrazia pertanto diviene un sogno utopico riservato a tutti coloro che credendo nella propria dignità e vivendo nella pratica della nobiltà d’animo costruiscono giorno per giorno ciò che gli altri tentano di distruggere ad ogni piè sospinto. Ma allora se il nostro senso di democrazia appare di così basso livello da non poter essere considerato come elemento fondante della crescita sociale e dello sviluppo armonizzato dell’uomo, che cos’è che vogliamo portare nel futuro della nostra società e per dirla in breve in Europa? Non certo l’etica, bensì la furbizia. Questa infatti rappresenta la prassi più ingegnosa e scaltra mirata all’egoismo e al tornaconto personale; rappresenta quel tipo di perspicacia legittimata dalla malignità e dalla scaltrezza truffaldina che si manifesta nell’inganno e nel raggiro fatto di truffa, trucchi e furto con destrezza, che fa ammirare il ladro mentre si deride la persona ingenua perché onesta, quale “stupida vittima”.  Anche se non possiamo generalizzare  possiamo dire però che la mancata costruzione della nostra società, la mancanza di vera unità democratica del popolo italiano pare originare proprio dal fatto che noi italiani primeggiamo nel saperci arrangiare, nel “napolitanismo” più astuto che porta ad esaltare e ammirare i furbi e…. quell’immensa platea dei nostri evasori fiscali che gode di un incredibile “rispetto” ne è una clamorosa dimostrazione, tant’è vero che, mentre coloro che pagano le tasse vengono vessati per i minimi errori materiali in dichiarazione dei redditi senza potersi opporre, questi invece usufruiscono addirittura della prassi ormai consolidata dello “scudo fiscale” reiterato.  A questo punto mi domando, dopo che finalmente gli italiani sembrano essersi messi una mano sulla coscienza rispetto alle elezioni europee, scegliendo il riformismo allo “sfascismo pentastellato” che cosa vogliamo portare in Europa? L’etica nella democrazia o la furbizia nella confusione? Vogliamo continuare con la nostra prassi consolidata di burocratici “UCAS” (Ufficio Complicazione Affari Semplici) oppure vogliamo esportare un modello di cui siamo naturali portatori, che non è la furbizia, ma la “creatività esistenziale” che tutto il mondo ci  invidia in qualsiasi campo. Vogliamo esportare il modello di una democrazia la cui cultura si basa su una visione del mondo fondata sulla dignità dell’essere umano che imparando a vivere con gli altri esseri umani, a prescindere da qualsiasi diversità, eleva il livello dell’interdipendenza fino al punto di renderla una virtù a cui si dà il nome di “solidarietà”? A mio avviso non si può più procrastinare il dovere di esportare il modello di una Italia onesta che non si arrangia, ma che ha l’abilità di saper sciogliere i nodi troppo stretti e districarsi dai grovigli più fitti indotti dalle complessità di una globalizzazione che possiamo gestire da maestri e senza “compiti a casa” fatti in tedesco o in inglese; ciò attraverso la virtù della sapienza, della lungimiranza, dell’acutezza intellettuale e de della capacità creativa, che ci contraddistingue  anche laddove nessuno vede soluzioni, per vivere con serenità quel futuro che si chiama Europa e di cui l’Italia nella Storia ne è stata ideatrice, fondatrice e sicuramente ne sarà già nel prossimo futuro potente attrice. Questa speranza fondata sull’etica e non sulla furbizia è un monito che mi sento di inviare a Matteo Renzi che come Presidente del Consiglio e come futuro Presidente del semestre europeo sappia non tanto parlare, non tanto proporre, non tanto gestire, quanto più scoprire tutti quei geni nascosti nei meandri delle nostre situazioni sociali, che possano dargli i suggerimenti giusti per creare ed esportare in Europa un modello di democrazia “bottom up” che cioè partendo dal basso edifichi come le fondamenta della casa una costruzione la cui solidità non è fatta di parole o interessi, ma di persone che fanno politica, che possiedono profondità e spessore esistenziale e pertanto in grado di ridare all’Italia quella funzione che già ebbe nel corso dei secoli e che esplose in quel periodo storico-umanistico che si chiamò Rinascimento, tempo in cui le migliori menti ed i migliori intelletti si misero al servizio di un progetto di sviluppo veramente umano, sociale ed economico, dimostrando al mondo che l’Italia, con le sue bellezze, intelligenze, storia, tradizioni e cultura, è stata, è, e rimane nei secoli futuri il vero serbatoio di umanità e quindi di etica  non solo all’interno dell’Unione Europea ma del mondo intero.