etica

"... Non vogliate negar l'esperienza di retro al sol, del mondo sanza gente. Considerate la vostra semenza fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza". (Dante, Inferno canto XXVI, 116-120).


sabato 22 febbraio 2014

IMPROVVISAZIONE


"Vi sono certe nazioni europee in cui l’abitante si considera come una specie di colono, indifferente al destino del luogo che abita. I più grandi cambiamenti si verificano nel suo paese senza il suo concorso; non sa nemmeno cosa, precisamente, sia avvenuto; lo sospetta, ha sentito raccontare l’avvenimento per caso; peggio ancora, la fortuna del suo villaggio, la pulizia della sua strada, la sorte della sua chiesa e del suo presbiterio non lo toccano affatto; pensa che tutto questo non lo riguardi assolutamente, che appartenga ad un potente straniero che si chiama governo. Quest’uomo del resto, benché abbia fatto un sacrificio così completo del suo libero arbitrio, non predilige, più di un altro, l’obbedienza. Si sottomette, è vero, al beneplacito di un funzionario,; ma si compiace di sfidare la legge, come un nemico vinto, appena la forza si ritira. Così lo sivede incessantemente oscillare tra servitù e licenza".
(A. de Tocqueville, La democrazia in America 1°-I-5 p.116 in J.J. Chevallier “Le grandi opere del pensiero politico” ed. il Mulino Bo, pag. 310)




RENZI E L’IMPROVVISAZIONE…..DOV’E’ L’ETICA?
Ho aspettato con impazienza a scrivere questa riflessione perché avrei voluto semplicemente non scriverla. Almeno oggi. Purtroppo a nulla serve scrivere post, dare indirizzi e indicazioni su come la politica debba essere interpretata in maniera corretta dagli uomini che si propongono come politici, cioè come uomini capaci di raggiungere il bene comune. Più passa il tempo più cambiano i governi, più ci si rende conto che gli uomini politici che la nostra società produce non sono all’altezza del loro compito. Siano essi politici o tecnici. Purtroppo questo accade ormai dal lontano periodo degli anni di piombo, e per dirla in breve, dalla scomparsa del più grande statista italiano dopo De Gasperi: Aldo Moro. Allora la politica nonostante certi aspetti loschi e conniventi con forze mafiose, scoperti in seguito; connivenze con sistemi di corruzione, aveva ancora degli esponenti con capacità e competenze in grado di guidare il paese. Poi negli anni ’80 del secolo scorso con l’affermarsi del C.A.F. la politica lasciò la ribalta al malaffare generalizzato, alla politica corrotta ed imbelle. Gli italiani persero di vista la loro capacità di costruire e abdicarono i loro poteri di scelta politica all’improvvisazione.

IMPROVVISAZIONE
Improvvisazione della Lega; improvvisazione di Forza Italia; improvvisazione della scomparsa della DC spezzettata in correnti di cui, per pudore, è meglio non ricordarne i nomi; improvvisazione della trasformazione del PCI in PDS in DS;
per non dire improvvisazione nella creazione del PD;  improvvisazione di nuovi protagonisti presi da ogni dove pur di mantenere poteri e poltrone da parte di gente che è stata seduta almeno in una delle due camere per diverse legislature. La politica che vedeva le crisi nell’avvicendamento di governi balneari, aveva comunque una ragione di essere. Il ventennio fascista era stato troppo cruento e duro  perché ci fosse ancora qualcuno che potesse invocare di nuovo un “governo forte”. 

I PARVENUS DELLA POLITICA
Poi con l’avvento della cosiddetta Seconda Repubblica ci si è trovati di fronte ad una realtà di “parvenus” della politica, ciascuno intento a ottenere privilegi, soldi e poltrone per se e per i propri amici attraverso tipi di manovre incredibilmente spericolate che non hanno risparmiato alcun settore della vita economica del Paese attraverso privatizzazioni e svendite del patrimonio dello stato sia immobiliare che mobiliare e fondiario. Il tutto con la scusa di risanare il bilancio pubblico. Si è venduto di tutto e di più. Aziende pubbliche che avevano sempre funzionato, in maniera anche invidiabile sotto certi aspetti, improvvisamente sono divenute solo centri di spesa con stipendi  e buone uscite stratosferiche per dirigenti sempre più conniventi e connessi con interessi partitici. Solo per fare qualche nome: Alitalia, Ferrovie dello stato, Autostrade, Telecom Assitalia, ed altre società con cui potremmo formare una lunga lista. Ma a tutto ciò si unisce il mondo delle privatizzazioni bancarie e del cosiddetto federalismo fiscale “madre di tutte le corruzioni” con manovre sempre più clamorose ad opera dei consigli regionali, terreno di spartizioni di soldi pubblici che ha dato vita ad una nuova ondata di malversazioni, inchieste, indagini e arresti dopo Tangentopoli. L’eredità lasciata da tangentopoli ha creato una voragine di spesa che neanche una pressione fiscale intorno al 43% è riuscita non a fermare, ma almeno a limitare.

L’ETICA
Ma qual è l’origine di tutto? Ritengo che sia la mancanza di etica, vale a dire quella mancanza di coscienza del rispetto delle regole che ha legittimato ciascun cittadino che per un qualsiasi motivo si trovi in una posizione di preminenza, di forza o di privilegio di fare ciò che ritiene più opportuno in merito a Regole e soldi pubblici. Ciò che più mi rattrista è che pur di ottenere soldi e privilegi nonché appalti da sfruttare, sono stati cinici  approfittatori anche sulle tragedie del terremoto. A tutto ciò si aggiunge quella componente più deleteria della politica che è l’improvvisazione a cui accennavo sopra. In termini concettuali questa parola improvvisazione significa capacità di inventare qualcosa sul momento, con esiti, a volte, di bravura virtuosistica, più spesso di approssimazione e di superficialità (voce del dizionario Coletti). Ecco quindi la componente distruttiva del nostro sistema. Abbiamo visto che questa improvvisazione è stata a lungo giocata da colui che per vent’anni ha portato il paese allo “sfascio”; la stessa improvvisazione è stata giocata dal Governo Monti, così come l’improvvisazione è stata l’illusione del premier Letta. L’unico che pur accusato di tante “malefatte politiche”, ma che in realtà si è sempre mosso in maniera istituzionalmente coerente è stato sempre il Presidente della Repubblica. Nonostante le accuse improvvisate dal “parvenu Comico” che guida un Movimento che avrebbe potuto incidere sulla vita del nostro Paese, il Presidente si è mosso in anticipo cercando di prevedere le mosse da fare e gli scenari che si sarebbero prospettati.  Ha fatto il suo dovere, checché insinui il giornalista Friedman, il quale a mio avviso farebbe meglio ad interessarsi dei problemi del suo Paese invece di fare soldi sulla dietrologia del nostro. Molti come lui dicono che il Presidente non sia stato di terzietà nel sistema, ma ciò non fa altro che avvalorare la loro “ignoranza dei meccanismi costituzionali” che io ho tentato più volte di spiegare in questa sede. Friedman  e Grillo evidentemente non leggono questo blog!

MATTEO RENZI COME IMPROVVISA!
L’improvvisazione purtroppo non è ancora finita, attualmente oltre alla continuità nell’M5S, si concretizza con Matteo Renzi. Quest’ultimo che appare essere l’ultimo nostro baluardo, purtroppo lascia a desiderare come politica: non si può pensare di andare a fare il Capo del Governo andando ad improvvisare la lista dei ministri. E’ inconcepibile che un premier intelligente faccia un errore così ingenuo di fronte ad una realtà così difficile e impegnativa. Perché improvvisare una squadra di governo? Ma che bisogno aveva di fare il governo in tre giorni servendosi degli SMS a detta di Fabrizio Barca, quando ha avuto almeno un anno per programmarsi la squadra. Un uomo che ha la forza nel proprio partito e che suscita l’interesse dell’opposizione berlusconiana perché sceglie una squadra all’ultimo minuto? Una squadra anche se composta da fuori classe ha bisogno di conoscersi, di capirsi e di affiatarsi. Aggregarla in questo modo non dà garanzie per il suo funzionamento futuro, se non nella capacità del capo di guidare la compagine. Il governo di uno stato, non nazionale, ma europeo, ha bisogno di competenze, certo, di capacità senz’altro, ma ha bisogno di stile, di riconoscimento ineludibile e questo non lo si riscuote da un giorno all’altro! Possibile che Renzi non abbia capito che, in tutta buona fede, la sua faccia non ha alcuna valenza per il futuro del Paese? Il futuro del paese ha bisogno di gente che sappia fare il lavoro politico, che sia preparata per affrontare le differenti problematiche governative.  Ha bisogno di gente che sappia creare posti di lavoro e rilanciare il Paese. Che sappia prendere la valigia e andare a perorare la causa dei marò direttamente, non per i marò soltanto, ma per il fatto che l’Italia è accusata dall’India, con la legge invocata, di essere un Paese terrorista!  Ci vuole un premier che sappia ristabilire l’organizzazione della spesa pubblica con un ministero vero dei rapporti con le regioni, che sappia controllarle in termini di potenzialità territoriali. Il rilancio del Paese passa da lì. Anche Renzi non legge questo Blog, altrimenti avrebbe chiari i 16 punti espressi per il rilancio del Paese. Un premier che non doveva fare il totoministro dell’economia all’ultimo momento, senza idee. Il ministro dell’economia e dello sviluppo doveva essere scelto e curato nei suoi programmi, almeno con un anno di anticipo rispetto alla nomina. Oltretutto c’è anche il problema del semestre europeo….occorre saper parlare almeno Francese Inglese e Tedesco. Bisogna saper suscitare rispetto a livello nazionale e internazionale per un Paese che ha subito l’onta di far parte dei PIIGS. L’improvvisazione è un problema del nostro tempo della nostra Società Liquida come ci ha insegnato Zigmut Bauman ed in politica Renzi ne è un esempio. Una cosa vorrei comunque sottolineare a coloro che dicono che Renzi è sotto la tutela di Napolitano. Chi la pensa così forse non sa che la nomina del Capo del Governo spetta al Presidente della Repubblica, nella sua piena discrezionalità? La scelta di Renzi non è stata improvvisata, è stata provocata, così come lo fu quella di Monti, dallo scenario negativo che i precedenti premier  (Berlusconi e Letta) non riuscivano a ribaltare. Da notare comunque che  Letta ha dato le dimissioni non perché sfiduciato dalle camere, ma perché sfiduciato dal suo partito e quindi non doveva che rimettere il mandato al Presidente senza doversi recare in Parlamento. La decisione è stata sua e del suo partito. E’ stata personale e non istituzionale. Quindi il passaggio a Renzi è stata una mossa istituzionalmente corretta. Il Presidente infatti nomina il Capo del Governo che sceglie e propone la sua squadra di governo. A tale atto deve seguire la fiducia delle camere.  Ma questa è un’altra cosa.

IMPROVVISAZIONE E FUTURO
Quindi tornando al nostro discorso per concludere, da un lato abbiamo una improvvisazione di un movimento che ogni giorno diviene sempre più pericoloso, sia per l’ignoranza politica espressa dai suoi componenti specialmente dei dirigenti. Se il Movimento non vuole dialogare in parlamento, tramite i suoi esponenti lì presenti, non doveva neanche presentarsi alle elezioni. Doveva fare come è sempre stato una opposizione extraparlamentare. Una volta presentato alle elezioni e ottenuto rappresentanti in parlamento, deve sapersi muovere nelle sedi istituzionali della politica. Invece ciò che si avverte chiaramente è una sua volontà generalizzata di distruzione istituzionale. E il problema che i seguaci, soprattutto quelli giovani privi di esperienza e di cognizioni storiche non capiscono, è che a distruggere si fa presto, ma poi occorre ricostruire e quelli che rifiutano il dialogo, che offendono tutti, con sproloqui verbali ed ingiurie, offendono anche la povera gente illusa dalle parole ammalianti di un comico emarginato divenuto per rivalsa un “Masaniello”. Sanno distruggere ma poi chi ricostruisce? Quelli che hanno votato il Movimento credendo che potesse gestire la protesta e con essa il cambiamento, in realtà stanno ripercorrendo in maniera pari pari ciò che avveniva nel corso degli anni 20 del secolo scorso e che condusse poi al ventennio fascista.  Così da un lato l’improvvisazione renziana si troverà  non solo conflitti interni al partito, ma certamente anche interni alla compagine di governo, e, in parlamento con le ancora “larghe intese”. Il tutto generato da una logica impossibilità di fare tutto e in breve: riforma elettorale, del lavoro, della spesa pubblica, della costituzione e chi più ne ha più ne metta. La politica purtroppo ha bisogno di tempi di negoziazione che forse il Sindaco di Firenze, con l’animo da imprenditore non conosce e non immagina, soprattutto in Europa. Dall’altro invece abbiamo l’atteggiamento del “tanto peggio tanto meglio”, della volontà decisa di distruggere per poter prendere il potere in maniera autonoma. Questa illusione ci porterà probabilmente a subire quello che i sociologi dicono da tempo: “Le dittature che vivremo in questo secolo, ancorché incruente, faranno impallidire quelle del secolo scorso e tutto ciò per ignoranza….ecco l’origine dell’improvvisazione e quindi della mancanza di etica.  

lunedì 10 febbraio 2014

L’ETICA NELLA POLITICA…..CHE COSA SIGNIFICA?


Ahi serva Italia, di dolore ostello,
nave sanza nocchiere in gran tempesta,
non donna di province, ma bordello!
Quell'anima gentil fu così presta,
sol per lo dolce suon de la sua terra,
di fare al cittadin suo quivi festa;
e ora in te non stanno sanza guerra
li vivi tuoi, e l'un l'altro si rode
di quei ch'un muro e una fossa serra.
Dante:Divina Commedia
Purgatorio Canto VI




Guardando alla situazione del nostro Paese non posso fare a meno di sottolineare alcuni punti importanti concernenti la vita della nostra giovane democrazia. Innanzitutto vorrei scusarmi con i miei lettori per aver tenuto due argomenti sul blog per la durata di quasi un mese ciascuno. Ricordo che il primo riguardava il Manifesto della Scuola di pensiero dell’Economia dello sviluppo di Kinshasa RdC e l’altro il Corso di Etica Socio-politico-economica per creare la figura del “certificatore etico” che il Comitato di Promozione Etica Onlus ha iniziato il 4 febbraio scorso. La motivazione per me risiedeva nella convinzione che occorresse dare più tempo alla riflessione, più spazio al ragionamento e perché no? più spessore alla meditazione ponderata di tutti coloro che leggendo gli argomenti presentati e le mie considerazioni potessero quanto meno sentirsi coinvolti! Purtroppo devo riconoscere che la riflessione non paga e che la superficialità ha ormai cittadinanza diffusa nella maggior parte delle persone. Salvo poi a inveire contro le volgarità e le aggressioni di alcuni del M5S, contro la corruzione politica, contro l’offerta di soldi facili che governano lo “scempio” delle nostre istituzioni.
L’ETICA E’ IMPEGNATIVA
Parlare di etica è forse troppo impegnativo; capire che il comportamento etico è l’unica salvaguardia per ritornare a costruire insieme la vita del Paese diviene sempre più difficile. Perché mi domando? Eppure sono sicuro che molte persone che leggono questo mio “insolito” blog che non fa chiacchiere, ma interpella le coscienze, si sentano toccate dagli argomenti ed allora mi domando perché non rispondono? Molti credono che la politica si faccia dall’alto dei parlamenti e delle camere dei deputati. No la politica si fa dal basso, anzi più si è in basso e più si ha bisogno di far politica. E la politica in questo caso collima con l’etica vale a dire che laddove l’etica scopre la nozione di bene, la politica vi converge per raggiungerlo. Purtroppo non tutti sanno interpretare gli scenari. Ecco il perché del corso di etica socio-politico-economica. Non tutti sono capaci di discernere la vera differenza tra crescita economica e sviluppo integrale dell’uomo. Ecco il perché che mi ha spinto a lasciare per quasi un mese il post del “Manifesto della scuola di pensiero sull’economia dello sviluppo integrale dell’uomo” di Kinshasa. Pochi si sentono motivati ad alzare la propria voce a difesa della coscienza del rispetto delle regole: unica realtà in grado di creare o meglio rigenerare il tessuto di fiducia ormai fortemente sfilacciato e lacerato da più parti della nostra comunità.
LA QUESTIONE MORALE
Si sente sempre parlare di questione morale, ma poi? Nessuno pare percepire che cosa sia. Specialmente nella politica nella quale sembra non solo non trovare una definizione condivisa, ma al contrario più se ne parla e più sembra che ci si allontani. Il rapporto tra morale e politica appare un sogno di pochi. Sembra non esserci scampo, mentre da un lato si reclama una linearità di intenti, dall’altro si scopre che le persone più insospettabili della politica, nelle situazioni più incresciose, come può essere un terremoto, si sono lasciate corrompere o hanno corrotto inopinatamente. Perché ci domandiamo? Quale strada si deve prendere per limitare i danni che subiamo ormai da molti anni ad opera di coloro che essendo stati eletti, con i soldi degli elettori pensano di poter fare tutto ciò che vogliono, come i giornali riportano: nottate in alberghi a 5 stelle, appalti d’oro, posti preassegnati nei concorsi, acquisti di oggetti personali, festini ecc. basta leggere le pagine dei quotidiani o seguire Piazza Pulita o Presa diretta, o Report per farsi accapponare la pelle! Ma non basta: ci sono poi le “multicariche” rivestite da qualche boiardo, di stato e dai suoi familiari…… in numeri a due cifre. Non si arriva mai a capire come abbiano fatto e perché mai nessuno se n’è accordo o abbia reclamato. Non esistevano le Autorità? Chi controllava? Perché secondo voi? Ora la Commissione europea, nel rapporto sulla corruzione, ci presenta come un Paese corrotto. Si fanno anche delle cifre e queste secondo il dipartimento della Funzione Pubblica, è calcolato in valore come circa 60 miliardi di euro all'anno pari al 4% del Pil, e alla metà dell’ammontare complessivo del suo valore a livello europeo di 120 miliardi di euro annui.
COSA MERAVIGLIA DI PIU’
La cosa che più meraviglia poi è la percezione della diffusione della corruzione in Italia, da parte degli italiani che secondo un’indagine di Eurobarometro è avvertita dal 97% degli intervistati. La media europea si attesta invece al 76% inoltre dall’indagine scaturisce anche che il 92% delle imprese italiane ritiene che la corruzione ostacola la libera concorrenza. Meno male che lo sanno…..direi! In questo contesto, la Commissione europea, suggerirebbe all’Italia di intervenire contro il fenomeno corruttivo, “rafforzando le norme in merito all’integrità dei leader politici e dei pubblici funzionari, alle leggi ad personam, il conflitto d’interessi, gli appalti truccati, ed estendendo i poteri e sviluppando la capacità dell'Autorità Nazionale Anticorruzione nella sua Commissione indipendente per la Valutazione, la Trasparenza e l'Integrità delle amministrazioni pubbliche Civit”. La convinzione è che la così detta Autorità possa reggere saldamente le redini del coordinamento e svolgere funzioni ispettive e di supervisione efficaci, anche in ambito regionale e locale.
I MIEI DUBBI
Io nonostante le indicazioni suggerite e tutte le buone intenzioni delle persone che credono che i controlli e le ispezioni possano essere un incisivo deterrente, sono non solo scettico, ma anche un pochino preoccupato. Infatti la composizione dell’Autorità è formata da professionisti di estremo valore, di persone dai CV veramente invidiabili. Tecnicamente ineccepibili…. senza però alcun accenno ad un percorso etico, soprattutto per ciò che concerne “la conoscenza dei limiti etici” delle varie figure professionali, politiche e amministrative. A mio avviso tutto l’impianto serve e servirà senz’altro, ma molto poco. Sono convinto, e spero ardentemente di essere smentito dai fatti in futuro, che l’Autorità, pur necessaria, non sia e non sarà in grado, anche con i suggerimenti della Comunità europea, di tenere sotto controllo questa vasta schiera di rischio di integrità. Sono convinto infatti che i controlli servano fino ad un certo punto. Ormai la storia dell’ultimo scorcio di secolo scorso e il primo decennio dell’attuale avrebbero dovuto farcelo capire. I controlli  terzi non tutelano dalla corruzione, dalla concussione e dalla violenza. Il corrotto o il corruttore o il violento, molte volte seguono una escalation spontanea, spesso inavvertitamente indotta dalle situazioni. Il problema di chi controlla il controllore resta sempre aperto: è una guerra di guardie e ladri che vede vincere a sorti alterne prima chi si nasconde e poi chi trova, ma c’è sempre il pericolo che colui che dovrebbe trovare, per una ragione o per l’altra possa girarsi “inavvertitamente” dall’altra parte, non avere gli occhiali o non riuscire a vedere chi si nasconde. Il problema quindi rimane ed è grave perché si tratta di un problema di coscienza. Se poi riconduciamo le tre figure suddette alla concatenazione esistente tra politica, economia, finanza e affermazione mediatica, capiamo subito che forse all’impianto manca qualcosa. Si abbiamo diverse normative che sembrano arginare il fenomeno, ma secondo me è come il problema dell’usura, si pensava che indicando un livello medio di tasso soglia si potesse bloccare il fenomeno, in realtà si sta assistendo ad un innalzamento del tasso soglia dovuto proprio alla forma di controllo introdotta.

LA CERTIFICAZIONE ETICA

Ma allora qual è la soluzione? La coscienza etica. Quella che il Comitato promuove con la Certificazione etica. Allora anche un’ Autorità non tecnicamente preparata per i controlli, ma profondamente convinta e capace di attuare quei piani formativi di cambiamento della coscienza, che creino l’orientamento non solo a livello giuridico e legale, ma soprattutto esistenziale, sarà efficace ed incisiva. Alcuni sorrideranno a questa affermazione, perché come dice Papa Francesco nella sua esortazione Apostolica Evangelii Gaudium al punto 57 “No a un denaro che governa invece di servire.-  Dietro questo atteggiamento si nascondo­no il rifiuto dell’etica e il rifiuto di Dio. All’etica si guarda di solito con un certo disprezzo beffardo. La si considera controproducente, troppo uma­na, perché relativizza il denaro e il potere. La si avverte come una minaccia, poiché condanna la manipolazione e la degradazione della persona. In definitiva, l’etica rimanda a un Dio che attende una risposta impegnativa, che si pone al di fuori delle categorie del mercato. Per queste, se asso­lutizzate, Dio è incontrollabile, non manipolabi­le, persino pericoloso, in quanto chiama l’essere umano alla sua piena realizzazione e all’indipen­denza da qualunque tipo di schiavitù. L’etica – un’etica non ideologizzata – consente di creare un equilibrio e un ordine sociale più umano.