etica

"... Non vogliate negar l'esperienza di retro al sol, del mondo sanza gente. Considerate la vostra semenza fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza". (Dante, Inferno canto XXVI, 116-120).


mercoledì 20 giugno 2012

MES = Meccanismo Europeo di stabilità = Cessione di Sovranità. Quali finalità etiche?


DISPOSIZIONI CHE MODIFICANO IL TRATTATO CHE ISTITUISCE LA COMUNITÀ ECONOMICA EUROPEA PER CREARE LA COMUNITÀ EUROPEA
[……]
Articolo G
Il trattato che istituisce la Comunità economica europea è modificato conformemente alle disposizioni del presente articolo al fine di creare una Comunità europea.
A. In tutto il trattato:
1) L'espressione «Comunità economica europea» è sostituita dall'espressione «Comunità europea».
B. Nella Parte prima: «Principi»:
2) Il testo dell'articolo 2 è sostituito dal testo seguente:
«Articolo 2
La Comunità ha il compito di promuovere, mediante l'instaurazione di un mercato comune e di un'unione economica e monetaria e mediante l'attuazione delle politiche e delle azioni comuni di cui agli articoli 3 e 3A, uno sviluppo armonioso ed equilibrato delle attività economiche nell'insieme della Comunità, una crescita sostenibile, non inflazionistica e che rispetti l'ambiente, un elevato grado di convergenza dei risultati economici, un elevato livello di occupazione e di protezione sociale, il miglioramento del tenore e della qualità della vita, la coesione economica e sociale e la solidarietà tra gli Stati membri.»
[………]

Voto greco, tassi spagnoli, spread in rialzo, unione politica dell’Europa ed altri titoli stampati sui quotidiani oppure “strillati” dai telegiornali sembrano turbare fortemente la vita dei cittadini europei, tedeschi compresi. Comunque un’altra espressione dal carattere sibillino, spesso ripetuta dai giornali e attribuita alla cancelliera Angela Merkel, non sembra essere particolarmente “attenzionata” ma ancor di più non correttamente compresa dalla maggior parte della gente: cessione di sovranità. Cerchiamo di capire come ci si arriva.
Nella grande complessità della macchina europea non è assolutamente facile capire quali possano essere i disegni posti in atto da coloro che hanno proceduto prima alla redazione dei trattati MES e TSCG e poi alla loro approvazione.
Una cosa è certa comunque e cioè che l’Europa sta divenendo vittima della sua stessa struttura. Invece di diventare un organismo politico, nel senso di avere consistenza di pensiero sociale rivolto al bene comune, si presenta in realtà come meccanismo ferreo della peggiore “realpolitik” tedesca che pare voglia e possa fare tranquillamente a meno della soggettività di popoli e gruppi sociali, quasi che questa fosse annessa e sottintesa e non come una questione manifesta e cruciale posta a fondamento del tessuto socio-politico-economico.
Si sta evolvendo un realismo senza soggetto, una volontà di reputare irrilevanti, i problemi importanti delle diverse antropologie socio-culturali coinvolte, relegandoli a semplici situazioni di fatto ritenute facilmente superabili a suon di regole, trattati, norme e procedure. Ma i problemi invece sono e restano rilevanti perché toccano i temi profondi degli esseri umani delle diverse comunità denominate dai trattati stati contraenti, temi come l’identità e l’alterità, come il bene comune obiettivo della socializzazione e di quel legame sociale che va sotto il nome di solidarietà. Problemi che toccando i limiti della prossimità e della distanza tra gli esseri umani, fino a ieri distinti dal nazionalismo e dalle differenze razziali, calpestano quel diritto alla sussidiarietà che rende nobili i popoli, liberi di autodeterminarsi. Allora questa alienazione di soggettività rivela in maniera drastica che non esiste soggettività, né politica e né sociale, ancor meno economica sicché nessuno può più essere considerato come soggetto, come individualità unica ed irripetibile dotata di caratteri esclusivi e quindi padrone a casa propria, ma sottomesso ad una macchina inesorabile che lo spingerà prima o poi ad una ribellione i cui effetti e la cui portata non ci è dato oggi di prefigurare.
Questo è il quadro di riferimento del tunnel in cui si sta cacciando l’Europa. Europa che ha abdicato la propria capacità di pensiero e la propria potenzialità culturale ad un pensiero che mutatis mutandis ci riporta agli anni tristi dell’era nazista, fascista e comunista. Se queste parole possono sembrare pesanti a chi non possiede chiavi interpretative adeguate, per coloro che hanno fatto il militare è facile ritrovare l’immagine da richiamare  alla mente: marciare allineati e coperti, come unico corpo, a prescindere dalla fatica, dalla stanchezza e dal proprio stato d’animo soggettivo, per dare lustro alla forma, per dare forza alla parata ed alla dimostrazione di potenza e di superiorità della macchina umana. A prescindere che sia più o meno bellica, l’importante è che risponda unanime ai comandi di chi ha il potere: senza pensare. Ecco cosa sta accadendo all’Eurogruppo. Si è partiti con un pensiero lungimirante di perseguire il bene comune che superasse divisioni e conflitti per cadere in un pragmatismo fondato sull’assurdità della concorrenza leale, sull’illusione che i tre pilastri dell'architettura di Maastricht: la politica comunitaria, la politica estera e di sicurezza e la cooperazione nei settori della giustizia e degli affari interni fossero un fatto tecnico e che potessero essere risolti da una moneta comune: l’Euro. A prescindere dalle identità delle componenti umane e plurali delle diverse comunità a volte neanche nazionali. Il trattato di Lisbona, entrato in vigore il 1° dicembre 2009, avrebbe dovuto dotare l'Unione Europea di istituzioni moderne e di metodi di lavoro ottimizzati per rispondere in modo efficace ed efficiente alle sfide del mondo di oggi. Per affrontare una realtà in rapida evoluzione in regime di globalizzazione, di cambiamenti climatici, di forti sconvolgimenti demografici, di enormi problemi dovuti alla sicurezza e alla carenza di energia. Il trattato avrebbe dovuto rafforzare la partecipazione democratica in Europa e la capacità dell'UE di promuovere quotidianamente gli interessi dei propri cittadini, il lavoro, lo sviluppo sociale, la crescita economica invece non solo ha colpevolmente chiuso gli occhi di fronte alla mancanza di una di politica economica e di bilancio unica; ha permesso, invece complice la crisi finanziaria, di portare avanti un disegno oligarchico e meccanicistico, avulso dalla politica e dal bene comune. Ciò è avvenuto con la firma di due trattati sottoscritti ad un mese di distanza uno dall’altro: il primo l’ESM European Stability Mechanism (Meccanismo Europeo di Stabilità – MES) il 2 febbraio del 2012 ed il  TSCG - Trattato sulla Stabilità sul Coordinamento e sulla Governance nell’unione economica e monetaria, fatto a Bruxelles il 2 marzo 2012.
Tutti coloro che hanno seguito l’evoluzione della crisi con riferimento alla posizione della Germania ed all’atteggiamento di Angela Merkel, hanno sì analizzato in maniera molto approfondita il trattato MES, ma mettendo solo in evidenza che rileverà i compiti di EFSF (European Financial Stability Facility) il cosiddetto fondo Salva stati divenuto pienamente operativo il 4/8/2010  e dell’ EFSM (European Financial Stability Mechanism) fondo amministrato direttamente dalla Commissione Europea per il sostegno di stati non-euro. Certo hanno anche evidenziato che il MES sarà gestito da un Consiglio  dei governatori composto dai 17 ministri delle Finanze dei paesi dell’eurozona e che il medesimo trattato all’articolo 8 dispone che  l’organismo avrà un capitale sociale di 700 miliardi di euro precisando poi all’articolo 10 che il Consiglio dei governatori può decidere di  mutare detto importo adeguando di diritto l’articolo 8. Che all’articolo 9  si stabilisce che il Consiglio dei governatori potrà esigere in qualsiasi momento entro il termine di 7 giorni il  versamento del capitale sociale non ancora versato e che il MES potrà esigere senza limiti il pagamento dei paesi membri. Che il trattato non prevede alcun diritto di veto per i parlamenti nazionali. Che nel MES chi comanda è il Consiglio dei Governatori rappresentato dai 17 ministri delle Finanze che votano su tutte le decisioni  importanti, ma che non sono soli perché affiancati da altre persone  presenti a tutte le loro riunioni,  denominati ufficialmente “osservatori”. Esattamente tre osservatori: 1) il membro della Commissione Europea responsabile per gli Affari economici e monetari; 2) il Presidente dell’Eurogruppo (un club informale di questi 17 ministri delle Finanze); 3) il Presidente della Banca Centrale Europea. Hanno anche rilevato che l’art. 12 comma 3 stabilisce che “A partire dal 1° gennaio 2013 sono incluse in tutti i titoli di Stato della zona euro di nuova emissione e con scadenza superiore ad un anno clausole d’azione collettiva in un modo che garantisca che il loro impatto giuridico sia identico.”. Poi più di qualcuno ha sottolineato un’altra notevole caratteristica rappresentata dagli status, privilegi, immunità ed esenzione fiscale stabiliti dall’art. 32 al 36. Però non mi pare che si siano considerati in maniera approfondita il punto 5, 11 ed il punto 13 dei considerando che invece sono molto significativi in quanto nel primo si stabilisce che il trattato MES e “il TSCG sono complementari nel promuovere la responsabilità e la solidarietà di bilancio all'interno dell'Unione economica e monetaria. Viene riconosciuto e accettato che la concessione dell'assistenza finanziaria nell'ambito dei nuovi programmi previsti dal MES sarà subordinata, a decorrere dal 1° marzo 2013, alla ratifica del TSCG da parte del membro MES interessato e, previa scadenza del periodo di recepimento di cui all'articolo 3, paragrafo 2, del TSCG, al rispetto dei requisiti di cui al suddetto articolo” mentre nel secondo si stabilisce che, al fine di tutelare la liquidità dei mercati, saranno inserite nelle modalità e nelle condizioni di emissione di tutte le nuove obbligazioni emesse dagli Stati della zona euro clausole d’azione collettiva ("CACs") identiche e in formato standard. Come richiesto dal Consiglio europeo del 25 marzo 2011, il regime giuridico che disciplina l’inserimento delle CACs nei titoli di Stato della zona euro è stato definito dal comitato economico e finanziario.” Infine   il punto 13 che sancisce “che i prestiti del MES fruiranno dello status di creditore privilegiato in modo analogo a quelli del FMI, pur accettando che lo status di creditore privilegiato del FMI prevalga su quello del MES.” Comunque, da quanto mi consta nessuno pare aver rilevato che, pur se il Trattato sul MES appare fortemente costringente, il collegamento del punto 5 dei considerando fa sì che divenga operativa una formula  del TSCG dell’ ACCOGLIENDO  in cui si dispone  il  “rafforzamento della sorveglianza economica e di bilancio degli Stati membri che si trovano o rischiano di trovarsi in gravi difficoltà per quanto riguarda la loro stabilità finanziaria e a disposizioni comuni per il monitoraggio e la valutazione dei documenti programmatici di bilancio e per la correzione dei disavanzi eccessivi negli Stati membri, e RILEVANDO l'intenzione della Commissione europea di presentare ulteriori proposte legislative per la zona euro riguardanti, in particolare, la comunicazione ex ante dei piani di emissione del debito, programmi di partenariato economico che illustrino nel dettaglio le riforme strutturali degli Stati membri soggetti a procedura per i disavanzi eccessivi e il coordinamento delle grandi riforme di politica economica previste dagli Stati membri,” dando così lo spazio nell’articolo 8 all’inserimento di una clausola, da nessuno, almeno a mio avviso, ancora adeguatamente valutata che recita “La Commissione europea è invitata a presentare tempestivamente alle parti contraenti una relazione sulle disposizioni adottate da ciascuna di loro in ottemperanza all'articolo 3, paragrafo 2. Se la Commissione europea, dopo aver posto la parte contraente interessata in condizione di presentare osservazioni, conclude nella sua relazione che tale parte contraente non ha rispettato l'articolo 3, paragrafo 2, una o più parti contraenti adiranno la Corte di giustizia dell'Unione europea. Una parte contraente può adire la Corte di giustizia anche qualora ritenga, indipendentemente dalla relazione della Commissione, che un'altra parte contraente non abbia rispettato l'articolo 3, paragrafo 2.  In entrambi i casi, la sentenza della Corte di giustizia è vincolante per le parti del procedimento, le quali prendono i provvedimenti che l'esecuzione della sentenza comporta entro il termine stabilito dalla Corte di giustizia.
2. La parte contraente che, sulla base della propria valutazione o della valutazione della Commissione europea, ritenga che un'altra parte contraente non abbia preso i provvedimenti che l'esecuzione della sentenza della Corte di giustizia di cui al paragrafo 1 comporta può adire la Corte di giustizia e chiedere l'imposizione di sanzioni finanziarie secondo i criteri stabiliti dalla Commissione europea nel quadro dell'articolo 260 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea. La Corte di giustizia, qualora constati che la parte contraente interessata non si è conformata alla sua sentenza, può comminarle il pagamento di una somma forfettaria o di una penalità adeguata alle circostanze e non superiore allo 0,1% del suo prodotto interno lordo. Le somme imposte a una parte contraente la cui moneta è l'euro sono versate al meccanismo europeo di stabilità. In altri casi, i pagamenti sono versati al bilancio generale dell'Unione europea. 
3. Il presente articolo costituisce un compromesso tra le parti contraenti ai sensi dell'articolo 273 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea.”
Dopo aver riflettuto sulla pericolosità di questo articolo credo di poter affermare che la conclusione risulta essere molto triste in quanto quest’ultimo trattato apre, inimmaginabili e tetri scenari di conflitto e di possibili scontri e contese pilotate da detentori del rating Tripla A (leggi Germania) che mirano ad ottenere cessioni di sovranità controllando le emissioni di debito tramite le Clausole di Azione Collettiva (CACs) imponendo la loro volontà facendosi anche scudo di altri stati membri contraenti ….l’esasperazione potrebbe scatenare la disperazione e finanche un conflitto bellico in ragione della difesa dei diritti economici e monetari da parte degli stati contraenti più deboli del MES. Conflitto che purtroppo potrebbe rappresentare la terza guerra mondiale che vedrebbe di nuovo la distruzione della Germania, determinata, come nelle due precedenti, anche se con mezzi diversi, dalla sua volontà di egemonia. Allora cancelliera Merkel, se vogliamo salvaguardare il bene d’ordine Euro e con esso l’Europa, chiediamo sì, a tutti, di mettere ordine nei propri conti, ma non strozzandoli, bensì usando strumenti finanziari diluiti nel tempo (Zero cupon) e regole più umane, che possano permettere alla gente di ricominciare a sperare in un futuro in cui l’Unione Europea sia una realtà foriera di pace e non di crisi o disperazione foriera di guerra.




mercoledì 13 giugno 2012

Famiglia: bene d'ordine che va salvaguardato

36. Ma l'uomo non è se stesso che nel suo ambiente sociale, nel quale la famiglia gioca un ruolo primordiale. Ruolo che, secondo i tempi e i luoghi, ha potuto anche essere eccessivo, quando si è esercitato a scapito di libertà fondamentali della persona. Spesso troppo rigide e male organizzate, le vecchie strutture sociali dei paesi in via di sviluppo sono tuttavia necessarie ancora per un certo tempo, pur in un processo di progressivo allentamento del loro dominio esagerato. Ma la famiglia naturale, monogamica e stabile, quale è stata concepita nel disegno divino (cf. Mt 19, 6) e santificata dal cristianesimo, deve restare «luogo d'incontro di più generazioni che si aiutano vicendevolmente ad acquistare una saggezza più grande e ad armonizzare i diritti delle persone con le altre esigenze della vita sociale».(32)  Populorum Progressio (Paolo IV).



Da qualche giorno si concluso l’incontro del S.Padre con le Famiglie a Milano e siccome  l’argomento pare abbia suscitato qualche perplessità e diverse prese di posizione, mi sembra importante riprendere il discorso con un po’ di calma e chiarire alcuni punti importanti a livello etico.
Innanzitutto stabiliamo che cosa è la famiglia e quale significato vogliamo darle. E’ importante per capire in maniera inequivocabile, data l’inesistenza attuale di una riconosciuta terminologia i cui contenuti concettuali siano univoci, riconosciuti ed accettati da tutti. Sapendo ormai che il termine famiglia si presta a molteplici e soggettive interpretazioni, effettuare tale distinguo è importante in quanto alla difficoltà ermeneutica implicita, si aggiunge anche l’esistenza di due differenti piani di valutazione, il che impone una riflessione più profonda.
Quindi oltre ai differenti contenuti concettuali esiste un piano organizzativo che possiamo inquadrare a livello giuridico come realtà contrattuale del matrimonio che crea la famiglia. Ed esiste un piano esistenziale di carattere etico che considera la Famiglia un bene d’ordine al di la di ogni assetto organizzativo.
La comprensione adeguata di questi piani determina l’atteggiamento da prendere nei confronti del significato di famiglia. Io penso e sono certo, che a livello etico esista una precisa definizione che configura la famiglia. E’ il punto 36 della Populorum Progressio:“famiglia naturale, monogamica e stabile” quale carattere identificativo di uno status e poi:«luogo d'incontro di più generazioni che si aiutano vicendevolmente ad acquistare una saggezza più grande e ad armonizzare i diritti delle persone con le altre esigenze della vita sociale». Certo mi rendo conto della difficoltà di generalizzare tali concetti a livello unanime, però ritengo difficile trovare altre categorie che siano allo stesso tempo esaustive e rappresentative della realtà come essa realmente è. Infatti se noi pensiamo alla famiglia non possiamo fare a meno di pensare ad un uomo ed una donna con figli da una parte e, genitori (consuoceri dall’altra). Il dato di fatto è che pur se in astratto è possibile chiamare famiglia un qualsiasi aggregato omogeneo di esseri viventi o cose, in realtà tutti sanno per esperienza pratica che non può esistere famiglia naturale senza il contributo dei due sessi. Non può esistere famiglia senza un padre ed una madre, non può esistere una famiglia senza l’apertura alla vita rappresentata dai figli. Certo esistono anche eccezioni dal punto di vista naturale in quanto non sempre i genitori sono in grado di procreare, però in presenza del carattere “naturale, monogamico e stabile” la famiglia come status ha una sua piena validità. Inoltre essa rappresenta sempre e comunque luogo di incontro di più generazioni in quanto anche se non vi è una fecondità autonoma da parte di una famiglia, c’è sempre il legame con le famiglie di provenienza che rappresentano il vincolo storico temporale dei diversi nuclei. La famiglia pertanto è quella che si compone dei nonni dei genitori, dei figli e dei figli dei figli che sarebbero i nipoti. Questa è la famiglia completa: la famiglia basata su vincoli di sangue alla quale si appartiene per via naturale, senza possibilità di scelta soggettiva. Questo è l’unico luogo dove si crea e si perpetua la vita di ciascun uomo e con ciò l’esistenza del genere umano.
Ma affinché ci sia questo tipo di famiglia e la sua capacità di perpetuare la specie, occorre che la stessa sia messa in condizione di crescere e progredire, il che significa che la famiglia necessita di beni essenziali. Questi pur se oggi non sono considerati dal sistema politico,  sono non per questo meno importanti. Infatti le prime imprescindibili cose che la famiglia necessita sono l’unità dei propri componenti, il lavoro, ossia la possibilità di sostentamento e la casa, vale a dire il luogo dove i coniugi con la prole possono svolgere la loro vita di cellula essenziale della società e vivere in maniera concreta la propria intimità familiare. Senza, unità, senza lavoro e senza casa la famiglia è alla disperazione. Purtroppo attualmente stiamo vivendo, almeno da noi in Italia una condizione di sviluppo familiare impossibile, sia in termini di unità familiare, sia in termini di lavoro che in termini di casa. Le nuove leggi infatti guardano molto più al divorzio breve che non alla salvaguardia dell’unità della famiglia. Per quanto riguarda unità e lavoro dobbiamo dire che la precarietà regna sovrana e pertanto quel tipo di famiglia naturale, monogamica e stabile tende sempre più a scomparire. Da una ricerca dello Svimez infatti appare che negli ultimi 4 anni sono almeno duecentomila le famiglie che si trovano a fronteggiare problemi di disoccupazione con una percentuale di disoccupazione giovanile pari al 35%. Dal 2008 al 2001 i nuclei con almeno una persona in cerca di lavoro sono aumentati del 40,7%. Inoltre le famiglie che cercano una casa non si possono contare in quanto ormai ci si arrangia a vivere con le famiglie di provenienza per l’impossibilità di trovare casa in affitto oppure di poterla acquistare a prezzi ragionevoli. Riguardo all’unità familiare il Censis ha rilevato inoltre che gli italiani affrontano la crisi con nuove forme di famiglia. Chiama infatti “assestamento delle micro-sovranità” il modo con cui gli italiani affrontano la crisi attuale cercando di soffrirne il meno possibile. Si realizza così una famiglia diversa dallo “standard” per poter affrontare la riduzione dei consumi ed i risparmi necessari alla sopravvivenza. Così per ovviare alle insufficienze derivanti dallo stato attuale di carente welfare, le famiglie si trasformano con una rivisitazione di modelli e ruoli che ne evidenziano una creatività emergenziale. Le famiglie tradizionali così hanno lasciato il posto ai single, ai nuclei monogenitoriali, nuclei ricostituiti, famiglie allargate, unioni libere ecc. che rappresentano attualmente il 28% del totale delle famiglie e coinvolgono 12 milioni di persone vale a dire il 20% della popolazione totale che sappiamo essere di 59,5 milioni di persone. Il modello standard della famiglia tradizionale di coppie regolarmente coniugate con figli rappresenta ormai soltanto il 36% delle famiglie. Ciò che comunque risalta in maniera manifesta da questo scenario è che le famiglie si stanno specializzando sempre più sia nella capacità di farsi strumento di sostegno, sia nel gestire quasi integralmente il peso della non autosufficienza dei membri più fragili, senza poi sottolineare il fatto che essendo questa una generazione in cui i figli per la prima volta stanno peggio dei propri genitori, si è sviluppata una solidarietà intergenerazionale, (anche contro l’intento delle forze politiche che cercano di creare conflitti tra padri e figli, per incapacità politica o strumentalizzazione partitica, evidenti le leggi Fornero in cui è totalmente assente qualsiasi idea di progettualità politica in termini di lavoro) che consente ai figli di mitigare gli effetti della progressiva riduzione delle opportunità per i giovani di trovare lavoro. Abbiamo così intere famiglie che subendo un precariato “stabile” non possono fare a meno di usufruire del sostegno dei genitori pensionati sia in termini fisici di assistenza alla prole, sia in termini economici di sostegno al reddito. A tale proposito mi sembra importante ritornare sul punto 47 del Concilio Vaticano secondo di cui ricorre quest’anno il 50mo anniversario, nel capitolo: DIGNITÀ DEL MATRIMONIO E DELLA FAMIGLIA E SUA VALORIZZAZIONE dove al punto 47. Matrimonio e famiglia nel mondo d'oggi enunciaIl bene della persona e della società umana e cristiana è strettamente connesso con una felice situazione della comunità coniugale e familiare.[..] Però la dignità di questa istituzione non brilla dappertutto con identica chiarezza poiché è oscurata dalla poligamia, dalla piaga del divorzio, dal cosiddetto libero amore e da altre deformazioni. [..] Inoltre le odierne condizioni economiche, socio-psicologiche e civili portano turbamenti non lievi nella vita familiare. [..] Da tutto ciò sorgono difficoltà che angustiano la coscienza. Tuttavia il valore e la solidità dell'istituto matrimoniale e familiare prendono risalto dal fatto che le profonde mutazioni dell'odierna società, nonostante le difficoltà che ne scaturiscono, molto spesso rendono manifesta in maniere diverse la vera natura di questa istituzione. Perciò il Concilio, mettendo in chiara luce alcuni punti capitali della dottrina della Chiesa, si propone di illuminare e incoraggiare i cristiani e tutti gli uomini che si sforzano di salvaguardare e promuovere la dignità naturale e l'altissimo valore sacro dello stato matrimoniale.
Allora come concludere questa riflessione? La soluzione non appare certo semplice, tuttavia uno sforzo comune va operato sia in termini politici sia in termini economici. In termini politici dando una dignità autonoma ad un ministero della famiglia che si riverberi come organizzazione a livello locale, sia regionale che provinciale e comunale. Tutti devono poter trovare una istituzione che faccia da sostegno alle esigenze del momento storico. E’ la famiglia che debve avere leggi a sostegno e non il divorzio ad essere reso più facile! A livello economico lo sforzo va operato innanzitutto con la creazione di nuove opportunità di lavoro riscoprendo la filiera produttiva del territorio, con l’importanza dell’artigianato, dei servizi alla persona del terzo settore con tutte le opportunità di occupazione e sviluppo territoriale esistente in un paese ricco come il nostro. Poi sempre a livello economico occorrerebbe fare un nuovo piano casa che come negli anni 50 del secolo scorso dia la possibilità alle persone di poter avere una casa a riscatto, magari non di proprietà ma in concessione per 99 anni, sulla base del pagamento di un affitto possibile che non superi il 10% del reddito mensile. Infine occorrerebbe che le banche ritornassero ad erogare credito assumendosi il rischio di credito insito in tutti i nuovi progetti imprenditoriali. A livello sociale invece la famiglia andrebbe curata sotto il profilo della formazione, dove i modelli parentali attualmente in uso vengano sostituiti con modelli innovativi di competenze specifiche corrispondenti alle necessità storiche della famiglia. Occorre aprire Consultori preventivi alle problematiche e non solo di cura! Solo così infatti si potrà salvaguardare un bene d’ordine fondamentale nella vita e nello sviluppo di qualsivoglia modello di comunità. Soltanto la fiducia nella famiglia che trovi un ambiente amico di fraternità in cui crescere può dare speranza di sopravvivenza e di salvaguardia del bene comune la cui valenza etica ancora resta piuttosto marginalizzata da tutte le forze, sia politiche che economiche e sociali. Rimbocchiamoci le maniche dunque e recuperiamo quegli spazi di solidarietà e di sussidiarietà di cui la vita dell’uomo proprio all’interno della famiglia è intrisa.