etica

"... Non vogliate negar l'esperienza di retro al sol, del mondo sanza gente. Considerate la vostra semenza fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza". (Dante, Inferno canto XXVI, 116-120).


lunedì 28 settembre 2015

PAPA FRANCESCO E L’ETICA DELLA DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA

Gli americani pongono nella ragione universale l’autorità morale, come il potere politico nell’universalità dei cittadini e stimano che bisogna rivolgersi al senno di tutti per discernere ciò che è permesso e non permesso, ciò che è vero o falso.  La maggior parte di loro pensa che la conoscenza del proprio interesse bene inteso basti per condurre l’uomo verso il giusto e l’onesto. Essi credono che ognuno, nascendo, ha ricevuto la facoltà di governare se stesso e che nessuno ha il diritto di costringere il suo simile ad essere felice. Tutti hanno una grande fede nella perfettibilità umana; e credono che la diffusione della cultura debba necessariamente produrre risultati utili, l’ignoranza portare effetti funesti; tutti considerano la società un corpo in progresso; l’umanità come un quadro cangiante in cui nulla è, né deve essere, fissato per sempre e ammettono che ciò che loro sembra bene oggi possa domani essere sostituito dal meglio ancora nascosto. Non dico che tutte queste opinioni siano giuste, ma che sono americane. A. De Tocqueville “la Democrazia in America” Ed. BUR pag. 369.

VIAGGIO DEL PAPA NEGLI USA
Nonostante i molteplici impegni che mi assillano in questi giorni dovuti alle diverse iniziative che sto portando avanti a livello etico socio-politico-economico, non ho potuto fare a meno di soffermarmi sull’avvenimento riguardante la visita di Papa Francesco negli Stati Uniti, per condividere una importante riflessione sul suo significato.
Certo come al solito mi sento in difficoltà perché forse richiedo come sempre ai miei lettori di seguirmi su una pista non facile da seguire soprattutto per ciò che riguarda la configurazione etica degli argomenti e dei concetti espressi.
Ebbene chiedo ancora un granello di attenzione, per seguire un ragionamento che ci aiuterà a fare chiarezza sul significato che questa visita assume al di là di ciò che viene raccontato dai giornali e telegiornali.  
Come a tutti noto gli avvenimenti che si sono succeduti sono stati raccontati come cronaca e a volte anche intelligentemente interpretati a seconda degli invitati nei talk show o nelle TV dedicate come TV2000. Tali interpretazioni e racconti hanno cercato di raffigurare quello che il Papa stava facendo senza però a mio avviso comunicarne il senso profondo. Tutti hanno parlato del taglio pastorale, tutti si sono riferiti all’enciclica Laudato Si’, tutti hanno sottolineato la sua grande capacità di comunicare nuovi paradigmi per raggiungere quel cambiamento auspicato della Chiesa, che le faccia riscoprire quegli elementi di attrazione che le hanno permesso nei suoi primordi di divenire un punto di riferimento per tutti coloro che erano alla ricerca di una verità ultima, che la realtà terrena non riusciva ad indicare. Il papa vuole rinnovare gli orizzonti della Chiesa, il Papa vuole porsi come voce che parla alla coscienza degli uomini, pur se gli uomini ritengono di poter non dare ascolto alla propria coscienza. Ebbene tutto ciò si è evidenziato in maniera chiara nei tre momenti clou del suo percorso, partendo da Cuba, con un programma di “riabilitazione umana” degli esclusi si è soffermato nel discorso ai vescovi americani sull’importanza dell’annuncio e della relazione, per dettare loro una linea ecclesiale finora vissuta in maniera distorta dalla prassi neoliberista del sistema; si è soffermato al Congresso sui diritti umani, per spiegare i motivi per cui un paese portabandiera della democrazia, rappresentato da quattro grandi figure della storia americana: Abraham Lincoln, Martin Luther King, Dorothy Day e Thomas Merton, si è perso poi, nei meandri dell’opportunismo strisciante imposto dalle cosiddette strutture di peccato generate dalla brama di profitto e dalla sete di potere ad ogni costo; infine si è recato a sferzare quell’organizzazione superpartes che pur se in un lontano 10 dicembre 1948 aveva promulgato la Dichiarazione universale dei diritti umani, oggi, nonostante le molte parole, convegni e conferenze, pare che debba ancora capire che cosa resta di un documento sostanzialmente privo di forza morale cogente.  

SIGNIFICATO DELLE PAROLE E DEGLI ATTEGGIAMENTI
Il Papa nonostante la sua età ed i suoi pesanti compiti non si è sottratto alla sua missione di pastore e ciò lo ha dimostrato nei gesti, nelle parole e negli atteggiamenti. La sua volontà di porsi in relazione con tutti, in dialogo aperto anche e soprattutto con coloro che lo rifiutano, è stata evidente. Non ha mai tralasciato un qualsiasi spunto per sottolineare che ciò che stava facendo non si limitava ad una veloce ed improvvisata visita di cortesia, ma che estendendosi invece, al di là della portata dei semplici atteggiamenti di cordialità, era stata pensata, preparata, ordinata e fortemente indirizzata alla riscoperta di quei valori etici insiti nei principi fondamentali della Dottrina Sociale della Chiesa. Certo nonostante ne parlasse così apertamente, non tutti sembrava comprendessero cosa si celava dietro quella sua affermazione: “io seguo la Dottrina Sociale della Chiesa”. Ma che cosa è questa Dottrina Sociale? Qualcuno si è anche chiesto se fosse una dottrina e perché; qualcun altro si è chiesto anzi gli ha chiesto se lui fosse veramente cattolico e Papa Francesco  con una semplicità disarmante ha risposto “se volete vi recito il Credo”! Questa frase però a mio avviso non è stata interpretata nella corretta maniera, per via della nostra poca abitudine alla riflessione ed alla ricerca del significato profondo di una risposta che sembrava data solo per suscitare un sorriso in chi l’ascoltava. No. In queste risposte c’è il vero significato dei perché non capiti e non risolti da chi è stato avvicinato da Papa Francesco. Tentiamo in questa sede per quanto possibile di spiegarli in termini semplici, ma nel rispetto dei contenuti che il papa ci ha voluto comunicare.

IL SIGNIFICATO DELLA DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA E DEL CREDO  
Cerchiamo di dare subito una configurazione sia lessicale che concettuale di questi tre elementi: dottrina, dottrina sociale o Magistero ed il Credo.

DOTTRINA
Innanzitutto che cosa significa dottrina. Se consultiamo il vocabolario troviamo che tale parola si usa in diversi contesti per indicare il complesso di conoscenze acquisite con uno studio sistematico ed è quindi sinonimo anche di cultura, erudizione, sapere, ma significa anche insieme di principi che costituiscono la base di una scienza, di una filosofia, di una religione più comunemente riportate con il nome di pensiero, concezione o teoria.  Tale parola quindi indicando apprendimento, studio, elaborazione e somma di principi inopinabili, riferito alla Chiesa Cattolica significa la perfezione della conoscenza, dell’interpretazione e della sapienza cristiana trasmessa dalle Sacre Scritture e dalla tradizione ecclesiale su cui far poggiare il fondamento della propria fede. Non per niente anche in diritto diciamo dottrina, riferendoci allo studio, sistemazione e interpretazione del diritto ad opera dei giuristi che poi serve da fondamento alla stesura delle sentenze ed al consolidamento della prassi giuridica. La dottrina quindi non ha carattere di autonomia intrinseca, ma diviene tale solo se il suo contenuto viene veicolato come insegnamento categorico di principi, valori e processi mirati alla formazione di una coscienza avvertita sull’argomento di cui si tratta.

DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA
Senza rimandare a quanto scritto in proposito nel mio libro “Il significato cristiano del lavoro” ed. Tipar 2006, vorrei qui sottolineare il significato profondo di dottrina sociale della Chiesa, così come giustamente interpretato da Papa Francesco.
Collochiamo quindi innanzitutto il significato del perché l’insegnamento sociale della Chiesa viene detto Dottrina Sociale. Innanzitutto perché non ha autonoma origine, bensì deriva dall’insieme dei principi che formano il fondamento della Dottrina Cattolica. Quindi per il principio di identità se i principi della fede cattolica sono una Dottrina, l’Insegnamento sociale riferendosi rigidamente agli stessi principi, deve essere necessariamente riconosciuto come Dottrina. Mentre il termine dottrina si riferisce più all’aspetto teorico dei concetti, quello di insegnamento sociale ne sottolinea l’aspetto storico-pratico. Infatti la Dottrina sociale della Chiesa che ha come sinonimo anche la voce Magistero sociale, può anche dirsi Insegnamento Sociale Cristiano, ma ciò non significa che cambi la sua essenza. Scendiamo però un pochino più a fondo nell’interpretazione della Dottrina Sociale per cercare di configurarne più chiaramente gli elementi. Se è una Dottrina, è anche una disciplina, e pertanto deve avere tutti i caratteri di autonomia che determinano un corpus di conoscenze e principi inequivocabilmente individuati e correlati. Procedendo con ordine si può affermare che a prescindere da qualsivoglia conflitto di parole, concetti o espressioni lessicali, ciò che si vuole evidenziare come contenuto del termine dottrina sociale o insegnamento sociale è il “ricco patrimonio” accumulato dalla Chiesa cattolica nel corso del tempo. Questo Patrimonio comunque ha una unica origine derivante dalla parola di Dio, vissuta, interiorizzata e trasmessa con fedeltà dalla Chiesa, sempre però attenendosi alla realtà mutevole della storia dei popoli senza però prescindere dalla fede nella verità ultima rivelata. Questa Parola di Dio, fondamento della fede, ha permesso da un lato di conservare e dall’altro di sviluppare un patrimonio spirituale che le ha consentito di rispondere con appropriatezza alle difficoltà ed alle emergenze che si originano nella storia della convivenza umana sin dai primordi. L'insegnamento sociale della chiesa trae la sua origine dall'incontro del messaggio evangelico e delle sue esigenze etiche con i problemi che sorgono nella vita della società, sulla base di principi sempre validi. L’etica della Dottrina sociale della Chiesa è quella che riguarda l’uomo profondo e la sua coscienza del rispetto della propria umanità come dimensione reale della sua dignità.
Pertanto questa dottrina sociale enunciata da Papa Francesco, ha il compito specifico di dare il proprio contributo innanzitutto all'evangelizzazione quale cinghia di trasmissione della verità di fede, poi al dialogo leale, aperto ed incondizionato con il mondo non solo religioso, ma anche socio-politico ed economico; infine ha il compito di cooperare, all’interpretazione intimamente e manifestamente cristiana della realtà contingente orientandone l’azione di accompagnamento con sani princìpi,  a supporto delle diverse progettualità ed iniziative sul piano temporale.
Sono infatti sotto gli occhi di tutti le profonde e rapide trasformazioni che si stanno consolidando in termini di globalizzazione e che coinvolgono le strutture economiche, sociali, politiche e culturali di tutti i Paesi, non solo di quelli avanzati ma anche di quelli più poveri ed esclusi. Il risultato che emerge con sempre maggiore accelerazione è il pericolo, che papa Francesco ha bene evidenziato nella capacità insita nello sviluppo esclusivamente tecnologico,  di mettere in gioco il futuro stesso dell’intera società umana. La Dottrina Sociale si erge quindi a baluardo della promozione del vero progresso umano e sociale nel quale, si possa garantire e realizzare effettivamente il bene comune di tutti gli uomini. Bene comune propriamente detto, come bene di tutti e di ciascuno.  Ecco perché nei suoi discorsi papa Francesco, parlando con i tratti della Dottrina Sociale, ha sottolineato i “gravi drammi” del mondo contemporaneo, provocati dalle molteplici minacce che spesso accompagnano il progresso dell'uomo, drammi che ricordiamo coinvolgono tanto singole persone che soffrono le tragedie dell’emigrazione, dell’esclusione e della disoccupazione, quanto i singoli Paesi che sperimentano la fame, lo sfruttamento, l’inquinamento, le guerre e l’abbandono totale delle loro popolazioni.  Il tutto condensato in quella cultura dello scarto che mentre scarta l’essere umano più debole e svantaggiato, gli impone di vivere degli scarti del consumismo, magari trovati in un cassonetto e promuove questa cultura di emarginazione che il Papa chiama giustamente “dello scarto” dalla quale appare sempre più difficile uscire. Poiché tali drammi non ci possono lasciare indifferenti diviene urgente e determinante l’indispensabile coinvolgimento della chiesa Cattolica, a motivo del suo nome che significa universale, nella battaglia contro le disumanità esistenti nel mondo che condizionano il destino del genere umano. Così il papa vuole riaffermare che  la Chiesa pur entrando nel merito dei diversi aspetti citati, consapevole dei propri limiti, non pretende di dare una soluzione a tutti i problemi del mondo contemporaneo, ma attraverso il proprio Magistero cerca solo di illuminare gli uomini e le loro intelligenze per permettere loro di intravedere quei princìpi e quegli orientamenti fondamentali necessari ad attivare ciò che si chiama sviluppo integrale dell’uomo che sulla base di una corretta organizzazione della vita sociale, si concretizza nella salvaguardia ed il rispetto della dignità della persona umana e nella promozione del bene comune. Comunque per avere una visione oggettiva della dottrina sociale bisogna riferirsi alle sue fonti che sono la sacra Scrittura, l'insegnamento dei padri e dei grandi teologi della chiesa e lo stesso magistero; al suo fondamento e oggetto primario che è rappresentato dalla dignità della persona umana fatta ad immagine e somiglianza di Dio con i suoi diritti inalienabili, che presi nel loro insieme indivisibile e nel contempo non negoziabile, formano il nucleo della “verità sull'uomo” che la Chiesa enuncia e proclama; al soggetto che si immedesima in tutta la comunità cristiana, in armonia e sotto la guida dei suoi legittimi pastori, di cui anche i laici, con la loro esperienza cristiana, sono attivi collaboratori e al contenuto che sintetizzando la visione dell'uomo, dell'umanità e della società, riflette l'uomo completo, l'uomo sociale, come soggetto determinato e realtà fondamentale dell'antropologia cristiana; alle finalità che sono di natura pastorale e di servizio al mondo, tesa a stimolare la promozione integrale dell'uomo mediante la prassi della liberazione cristiana, nella sua prospettiva terrena e trascendente e infine al metodo rappresentato da una scelta di processo concretizzata da tre momenti: vedere, giudicare ed agire. Infine per terminare il discorso con la certezza di avere dato una seppur breve, ma completa chiarificazione del significato di dottrina sociale della Chiesa, possiamo aggiungere che essa possiede una triplice dimensione teorica, storica e pratica che si esprime nei tre elementi che la costituiscono, cioè, i princìpi permanenti, i criteri di giudizio e le direttive di azione.

IL CREDO
Il Credo infine  è l’elemento unificante della visione cristiana e cattolica più profonda perché chi dice: « Io credo », testimonia di aderire a ciò che la Chiesa crede e quindi realizza una comunione nella fede che richiede un linguaggio comune della fede, normativo per tutti e in grado di unire nella medesima confessione di fede tutti gli uomini che vi prendono parte. Il fatto di appartenere alla Chiesa Cattolica significa di per sé discendere da una comune radice ed espandersi come disegno di resurrezione contro ogni oppressione e sfruttamento umano in una sfera di libertà che misura la dignità intrinseca di ogni essere umano. Il credo è una espressione squisitamente cattolica che riunisce ed accomuna l’uomo in un profondo messaggio di fraternità e di eguaglianza contro tutte le divisioni ed i settarismi che l’essere umano nelle sue concezioni storiche a difesa di interessi parziali ha operato nel corso della storia. Pertanto il Credo che papa Francesco è pronto a recitare come testimonianza del suo cattolicesimo rappresenta il simbolo della fede che non deriva da opinioni umane, ma consiste nella raccolta dei punti salienti, scelti da tutta la Scrittura, così da dare una dottrina completa della fede in un compendio  che racchiude tutta la conoscenza della vera pietà contenuta nell'Antico e nel Nuovo Testamento.
Il Papa lo ha testimoniato in questi giorni e …….gli Americani…. in questi giorni…… pare ne abbiano preso atto!


lunedì 13 luglio 2015

LA GREXIT, L’EUROPA E L’ETICA TEDESCA

Articolo 3
(ex articolo 2 del TUE)
1. L'Unione si prefigge di promuovere la pace, i suoi valori e il benessere dei suoi popoli.
2. L'Unione offre ai suoi cittadini uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia senza frontiere interne, in cui sia assicurata la libera circolazione delle persone insieme a misure appropriate per quanto concerne i controlli alle frontiere esterne, l'asilo, l'immigrazione, la prevenzione della criminalità e la lotta contro quest'ultima.
3. L'Unione instaura un mercato interno. Si adopera per lo sviluppo sostenibile dell'Europa, basato su una crescita economica equilibrata e sulla stabilità dei prezzi, su un'economia sociale di mercato fortemente competitiva, che mira alla piena occupazione e al progresso sociale, e su un elevato livello di tutela e di miglioramento della qualità dell'ambiente. Essa promuove il progresso scientifico e tecnologico. L'Unione combatte l'esclusione sociale e le discriminazioni e promuove la giustizia e la protezione sociali, la parità tra donne e uomini, la solidarietà tra le generazioni e la tutela dei diritti del minore. Essa promuove la coesione economica, sociale e territoriale, e la solidarietà tra gli Stati membri. Essa rispetta la ricchezza della sua diversità culturale e linguistica e vigila sulla salvaguardia e sullo sviluppo del patrimonio culturale europeo.
 4. L'Unione istituisce un'unione economica e monetaria la cui moneta è l'euro.
5. Nelle relazioni con il resto del mondo l'Unione afferma e promuove i suoi valori e interessi, contribuendo alla protezione dei suoi cittadini. Contribuisce alla pace, alla sicurezza, allo sviluppo sostenibile della Terra, alla solidarietà e al rispetto reciproco tra i popoli, al commercio libero ed equo, all'eliminazione della povertà e alla tutela dei diritti umani, in particolare dei diritti del minore, e alla rigorosa osservanza e allo sviluppo del diritto internazionale, in particolare al rispetto dei principi della Carta delle Nazioni Unite.
6. L'Unione persegue i suoi obiettivi con i mezzi appropriati, in ragione delle competenze che le sono attribuite nei trattati.



LA GREXIT , L’EUROPA  E L’ETICA TEDESCA
carissimi amici e lettori, nello scusarmi per la mia lunga assenza dal blog dovuta i miei impegni accademici nella Repubblica Democratica del Congo, vi confesso che pensavo di avere un po’ più di calma per riflettere ed esprimere il mio pensiero sui diversi argomenti che riempiono le pagine dei  giornali e rendono inquietanti il talk show televisivi. Essendo questo mio blog un archivio di riflessione per tutti coloro che desiderino configurare un proprio pensiero in termini etici su argomenti come l’Isis, come il matrimonio gay, l’immigrazione, la droga, i conflitti generazionali, i risultati del jobs act, la legge sulla riforma della scuola, la crisi economica, l’ultima enciclica di Papa Francesco Laudato si’ ed altre ancora, ogni post necessita di una adeguata analisi unitamente ad uno studio minuzioso e ad accurate indagini.   Invece in questo caso  mi trovo costretto ad intervenire immediatamente e con tempestività per esprimere tutto il mio disappunto di fronte a questa inverosimile questione della  Grexit (= Uscita della Grecia dall’Euro?).
Venendo dal Congo penso sempre di arrivare in una Europa dove il cammino della democrazia, l’equilibrio dei popoli, il futuro delle nuove generazioni, siano cose ormai scontate. Invece mi trovo di fronte ad una situazione che lascia veramente esterrefatti. Mai avrei pensato, da europeista convinto, che saremmo giunti a questa situazione. Eppure l’Europa era stata l’idea portante dei padri fondatori per esprimere con questa parola, la solidarietà fra i popoli dopo la sanguinosa ultima guerra e la distruzione di intere nazioni. Europa per loro voleva significare non più conflitti, ma solidarietà, aiuto reciproco, sussidiarietà.
Oggi invece il termine Europa significa e si declina innanzitutto con la GREXIT. Certamente si troveranno dovute soluzioni di compromesso, imposte dalla irreversibilità dell’euro che avendo creato complessi intrecci di interessi, anche ai più accaniti assertori della fuoriuscita della Grecia, non conviene insistere più di tanto. Tuttavia è veramente avvilente che  l’idea d’Europa non possa essere pienamente configurata se non guardando al suo contrario, cioè alla sua intransigenza. Certo coloro che dicendo Europa pensano a Grexit, non immaginano che tra non molto potrà verificarsi anche la Portexit, la  Spanexit, l’Italexit e pian pianino tutti gli altri “Partnerexit”! Sì, chi la pensa in questo modo non ha ancora capito che l’eventuale Grexit significa la dissoluzione dell’idea di Europa, non capisce che a perdere non è la Grecia, bensì è l’Europa e con questa tutti noi e tutte quelle nazioni che ci hanno creduto e che purtroppo non hanno il coraggio di opporsi ad una mentalità ristretta e ad una visione ancorata a rigidità di orizzonti, promosse dalla nazione che dall’Europa solidale ha guadagnato di più.  Dalla nazione che nonostante si sia macchiata delle più grandi responsabilità in termini di  disumanità del secolo scorso segnato da due guerre sanguinosissime,  sia portatrice del più grande debito mai confessato ai  partner europei dovuto sia ai danni di guerra, anche se abbonati, sia alla sua  riunificazione sostenuta proprio per ragioni di solidarietà da tutti gli altri popoli, e, sostenuta anche dall’Art. 107 (ex art. 87 del TCE comma c) del trattato UE rivisto a Lisbona, i quali  benché avessero subito i danni più ingenti in termini di vite umane e di distruzioni dell’ultimo secolo,  non hanno esitato a tenderle una mano.
Questa nazione purtroppo ha la peculiarità di allinearsi e coprirsi dietro i propri leader anche se ciò che essi dicono non ha senso, l’essenziale è che si risvegli in ciascuno di loro la forza del potere, suscitato dalla pedissequa aderenza alle leggi che doni loro la capacità di imporsi a qualcun altro ridestando  l’orgoglio di sentirsi superiori………come lo dimostra quello che sono riusciti a fare in nome della “purezza della razza” in cui risiedeva la superiorità di uomini che formavano un popolo che ancora oggi dovrebbe fare “memoria di vergogna” e tacere……..…quello del Terzo Reich!
Comunque questa posizione non esclude anche un’altra responsabilità importante e che è in capo ad un’altra nazione: la Repubblica Italiana la quale risulta tenutaria dei trattati  art. 55 ex art. 53 del TUE. Quindi se la tenutaria dei trattati, custode dei valori, non è capace di farsi valere evidentemente c’è qualcosa che non torna. Eppure abbiamo una rappresentanza nel parlamento europeo di ben 73 parlamentari, abbiamo un presidente del Consiglio che risponde al nome di Matteo Renzi che ha espletato funzioni di Presidente nel passato semestre europeo, abbiamo anche una…..rappresentante PESC, nonché Vicepresidente della Commissione che risponde al nome di Federica Mogherini, di cui si conoscono soltanto le……. Gaffes  (figuracce) riportate dai giornali e dalla Rete! Ma quest’”Italietta imbelle e pacifista” del Corradini del Prezzolini e di Dannunzio troverà il coraggio o meglio, gli “uomini di  caratura” per potersi prendere le responsabilità di far rispettare non le regole tecniche, bensì i valori inseriti nelle lettere dei trattati?
Non potendo permettermi di far pensare ai lettori di sembrare troppo di parte, come non si addice certamente a chi debba fare una riflessione etica da lasciare a chi legge per permettergli di capire meglio, di formarsi un’idea, e di configurare un possibile scenario futuro che sia razionalmente fondato, ritengo sia opportuno proseguire per gradi.

 LA GREXIT
Domandiamoci che cosa significa Grexit: nulla! significa solo una presa di posizione su criteri di giudizio che sovrastano l’obiettività dei dati di fatto. La Grecia, innanzitutto non è che una realtà marginale dell’Europa, con i suoi 11 milioni di abitanti circa (paragonabili alla nostra Regione Lazio) ed il suo deficit che tutto sommato possiamo quantificare al massimo in 340 miliardi pari quasi al 180% del Pil,  si suddivide grosso modo per 64 miliardi  alla Germania, 46 miliardi alla Francia, 35 all’Italia, 45 al Fondo Monetario internazionale, 141,8 miliardi all’ESM (European Stability Mechanism o Fondo Salva Stati).  Ma per calarci  a fondo con cognizione di causa nella situazione dobbiamo anche renderci conto dello svolgimento dei fatti e come il debito da 100 sia passato a oltre 340 miliardi in poco più di un anno. Le tappe sono state: nel maggio 2010 un primo pacchetto d’aiuti fornito dalla troika per 110 miliardi di euro, la cui contropartita prevedeva una manovra lacrime e sangue con tagli a tredicesime e quattordicesime degli impiegati pubblici, l’aumento dell’età pensionabile, dell’Iva e di altre imposte, per un totale di 40 miliardi. L’anno successivo e precisamente nel giugno 2011, il governo ellenico  ha potuto ottenere dai partner europei altri fondi pari a 120 miliardi ed il 21 luglio dello stesso anno dopo un vertice straordinario dei capi di Stato e di governo  riceveva ulteriori aiuti per 109 miliardi di euro, unitamente ad una rinegoziazione delle condizioni di rimborso che prevedeva  più tempo per restituire i prestiti ed una riduzione dei tassi di interesse.  Tutto ciò non è bastato perché la situazione non accennando a cambiare impone l’accettazione da parte delle banche private detentrici dei titoli ellenici di una ristrutturazione cosiddetta haircut. Ciò si concretizza nel febbraio del 2012 quando appare evidente che la massa di debiti che grava sulle casse del governo greco non è sostenibile, e l’Eurogruppo si accorda su un taglio di 107 miliardi del debito tramite la riduzione del valore dei titoli in mano ai creditori privati.  Solo così si è evitato che il valore dei prestiti arrivasse al 240% del pil. Nel frattempo le misure di austerità previste dai memorandum collegati agli aiuti hanno come è noto imposto sacrifici molto pesanti alla popolazione, in particolare alle fasce deboli. Senza soffermarci sulle proposte greche sempre rinviate al mittente soprattutto da parte della Germania, l’ultimo piano presentato da Tsipras prima del referendum dello scorso 5 luglio, prevedeva ancora ulteriori sacrifici come l’aumento delle entrate fiscali dell’1,51% del Pil già nel 2015 e del 2,87% nel 2016. L’Iva, inoltre, sarebbe stata portata al 23%, mantenendola al 13% soltanto per i beni di primissima necessità e al 6% per i farmaci e i libri. La prevista riforma delle pensioni molto simile a quella italiana  si allineava alla media europea. La spesa pensionistica sarebbe stata ridotta nel 2016 per un importo pari all’1,05% del Pil e dell’1,1% l’anno successivo. Ma tutto ciò non è bastato.  Una cosa da notare ed un poco insolita è il fatto che c’era da parte del Governo ellenico, anche una volontà di ridurre la spesa militare, ma questo non è stato possibile perché? Dice l’Huffington post  dell’11 luglio che  “nella controproposta presentata da Tsipras c'era un altro riferimento diretto alla spesa militare: taglio - questa l'intenzione del governo ellenico - di 200 milioni quest'anno e 400 milioni l'anno prossimo. Niente da fare: noi, ha detto Jean-Claude Juncker, non trattiamo più. Il no a questa proposta ha una spiegazione che ha decisamente poco a che fare con il rigore, i conti, la politica e il rispetto delle regole. Le forniture messe in discussione da Atene riguardavano sottomarini Poseidon, carri armati Leopard 2A6 Hel, missili Stinger e i caccia F-15 prodotti dalla tedesca Krauss-Maffei Wegmann. “
Forse allora riusciamo anche a capire che cosa significa Grexit: interessi economici, come lo sono stati quelli degli anni precedenti: dall’entrata della Grecia nell’Euro, la cui sistemazione dei conti ha avuto come consulente la Goldman Sachs, mentre alla presidenza della Commissione Europea c’era Romano Prodi;  al piano di investimenti greci finanziato dalla Germania attraverso la Deutsche bank; agli investimenti per le olimpiadi, e via dicendo. Il business greco non riguardava soltanto i tassi di interesse da lucrare sui finanziamenti accordati, quanto più l’abbassamento dei rating che provocavano un rialzo dei CDS, vale a dire la possibilità di lucrare in termini di derivati su credito dalle vicende greche: da un lato si finanziava il debito e dall’altra si scommetteva sul default dello stesso, in poche parole, una speculazione finanziaria assurda.  Va da sé dunque che in un tale sistema il finanziamento del debito come più sopra presentato serviva a sostenere il sistema bancario greco per permettere a Banche e Governi prestatori  non solo di non perdere i propri profitti, ma addirittura di lucrare scommettendo finanziariamente sullo spauracchio del default greco, proprio come sta accadendo attualmente con la GREXIT! Il termine si declina quindi con speculazione, che non ha nulla a che vedere con la fuoriuscita della Grecia dall’Euro che nel suo default porterebbe anche l’Europa e con essa la Germania i cui esponenti (Merkel, Schaeuble e compagni) non si sa a che gioco stiano giocando.

L’EUROPA
Chiarito il movente del perché l’euro è irreversibile! E non certo solo per i motivi tecnici che tutti possono intuire, legati alla circolazione, al valore, alle transazioni, alle relazioni bancarie ecc. vediamo brevemente cosa manca all’Europa. La prima cosa è la visione del suo futuro come Unione effettiva, come strategia unitaria decretata a Lisbona. L’Europa manca di una  carta Costituzionale che ne faccia un unico Paese quella carta costituzionale che è rimasta lettera morta e che pur se recepita in alcuni punti nella revisione del trattato UE, lascia sempre un Europa a “numero di stati”. Ciò significa che non ci potrà essere una politica monetaria, e fiscale unica, una vera banca centrale europea ed un bilancio europeo che rendano l’UE omogenea nel trattamento dei suoi cittadini. Non esiste la possibilità di finanziare politiche di correzione di shock asimmetrici, di finanziare politiche sociali redistributive, né tanto meno fare interventi sui gap di produttività e di competitività tra i paesi dell’eurozona e tra l’Europa ed il resto del mondo. L’Europa deve trasformare gli stati in proprie regioni, solo così si potrà pensare ad un rapporto di solidarietà politica e non ad un solo rispetto delle regole, che permette alla nazione che ha ricevuto di più di fare la voce grossa. L’Europa non è soltanto Germania e Francia che concertano sul da farsi in merito alla GREXIT, ma tutta l’Unione che dalla cessione di sovranità degli stati e dall’imbrigliamento delle politiche nazionali deve attuare politiche comuni, coordinate a livello europeo e non interstatale, deve favorire il miglioramento delle riforme regionali evitando spillover negativi e promuovendo attività comuni, costituendo reti transnazionali, fornendo finanziamenti di tipo solidaristico, creando meccanismi di incentivazione e individuando nuove fonti di finanziamento, promuovendo l’allentamento del patto di stabilità con coperture una tantum, con garanzie su emissioni obbligazionarie, con contribuzioni a fondo perduto come solidarietà ed infine fare un uso più mirato della tassazione sulle  operazioni finanziarie. Insomma per capirci riassumo: occorre una costituzione, una politica fiscale, monetaria, salariale comune, occorre una banca centrale, occorre l’assunzione del debito diretto di tutti i debiti sovrani dell’UE almeno del 60% di ciascun partner, occorre che la nazione (o meglio la Regione) in surplus di bilancia dei pagamenti indirizzi tutto il proprio surplus verso investimenti produttivi concertati nei paesi (o meglio Regioni) più in deficit per creare uno sviluppo reale e condiviso, senza più “compiti a casa” o “presunzioni di superiorità” politiche ed economiche; occorre infine uscire da queste politiche di austerità che non giovano a nessuno e che permette soltanto a sedicenti giornalisti come Oscar Giannino, al quale Radio 24 dà ancora possibilità di parola dopo i noti fatti, di continuare a fare sproloqui da ragioniere “spocchiosamente tecnico”, sulla necessità che la Grecia esca dall’euro per risanare l’Europa! Se è vero che nel nostro sistema di sviluppo è la spesa che crea possibilità di crescita economica, allora inventiamoci gli investimenti produttivi che sostengano l’occupazione e con questa lo sviluppo e non continuiamo a seguire le politiche miopi di tedeschi, olandesi  e finlandesi facendo pensare che l’Europa, questa Europa sia in realtà il concerto degli ex stati colonialisti miranti a sfruttare ogni debolezza percepita. La politica di austerità ha generato recessione, la recessione ha generato l’isolamento interno dei paesi additati disonorevolmente come PIIGS ed ha contribuito ad isolare l’Europa dal resto del mondo bloccandola su strutture tecniche, regole fisse non negoziabili, rigidità strategiche che hanno impedito il necessario coordinamento delle politiche macroeconomiche a livello globale tendenti assurdamente a rilanciare una improbabile crescita esportando spinte recessive e creando un conflitto oggettivo sia con gli Stati Uniti che con la Cina ed il sud est asiatico  invece dell’invocato equilibrio socio-politico-economico necessario al superamento di questa grande crisi mondiale.

L’ETICA TEDESCA
Scusandomi per la lunghezza del post, non posso però concludere senza dare una chiave di lettura importante alla situazione sottolineando la causa dei mali che più sopra ho evidenziato: l’etica tedesca!
Sì, è importante che tutti capiscano che la realtà che stiamo vivendo in Europa è figlia legittima e naturale della mentalità tedesca che dietro un’etica di facciata rivendica una rivincita che ancora non riesce ad avere, per chi vuole approfondire rimanderei ad una mia intervista rilasciata alla Direttrice della Rivista Cronache e Opinioni, Paola di Giulio rilasciata nel gennaio 2012  http://agenda-etica.blogspot.it/p/dentro-la-crisi.html  in cui ho messo in evidenza alcuni aspetti che ancora oggi ci coinvolgono. Comunque prima di terminare vorrei citare alcuni pensieri di Keith Botsford  contenuti nel saggio “Was ist Deutsch? Note su un’identità difficile” apparso sul n. 2/2015 di Limes in cui suggerisce tra l’altro  che “tutti fatichiamo a trovare una definizione di Germania e per ottime ragioni.” Tra quelle che l’Autore suggerisce sono:  
A) “ secondo Giulio Cesare i popoli germanici fanno continuamente la guerra. Gente bellicosa…[…]. Ben prima degli accessori del potere, a unirli era la lingua che parlavano. Ecco cosa li definiva.
B) …Nonostante gli sforzi di Martin Lutero per renderla popolare e accessibile , questa lingua non si è mai concessa facilmente ai forestieri, alberga, potente come lo stesso Faust, da qualche parte nel profondo della mente di ogni tedesco.
C) ……Come spiega Christopher Clarck , la cancellazione del nome Koenisberg, oggi la russa Kalinigrad un tempo proprietà dei cavalieri teutonici, ha significato additare la città e la Prussia “come la fonte del militarismo e della reazione nella storia tedesca , [che] per questo doveva essere esorcizzata dalla mappa dell’Europa. Uno spirito inquieto che doveva essere scacciato. Non esiste altro precedente di abolizione di uno stato in tempo di pace. “Der bestirnte Himmel über mir, und das moralische Gesetz in mir.”…
D)……. Anne Bonnenkamp-Renken descrive Faust come “un simbolo dell’energia di una nazione in crescita” ma che oggi “si dibatte sempre con fallimenti e rimorsi”…..[..]Secondo Steffen Martus, per Jakob Grimm “una lingua funziona secondo le sue leggi interne, queste leggi non sono plasmate da forze esterne e una lingua è un organismo vivente e autonomo…(..)..I cambiamenti nel tedesco, quindi, saranno effettivi solo se provenienti dall’interno , in accordanza con il modo tedesco di fare le cose”.
E) … Kauder sostiene a ragione che l’insistenza di Freud sui fattori irrazionali dietro alla presunta razionalità della repubblica di Weimar rendeva più evidente il complesso della repubblica stessa. Nel 1938 , quando Freud scappò in Inghilterra, quel che un tempo era stato un antisemitismo razionale (gli ebrei non erano abbastanza tedeschi) si era tramutato in un antisemitismo irrazionale (gli ebrei come ostacolo per una nuova e spirituale nazione tedesca). Il fenomeno Hitler, in questi termini, è così un altro esempio di un’irrazionalità specificamente tedesca. Misfatti orrendi furono commessi a causa di essa e della sua vittoria sulla condotta politica razionale.”  L’autore continua con una domanda: “Dove ci porta tutto ciò? Che cos’è davvero la Germania della Signora Merkel? Quant’è tedesca?  Per tenersi saldi tra il razionale e l’irrazionale,  la nostra memoria nazionale deve essere organizzata, costruita e razionalizzata. Si tratta di una questione personale , poiché noi siamo quello che ricordiamo”.


E la nostra domanda sale spontanea: ma questi tedeschi che cosa ricordano? Qual è la loro concezione del bene?...la supremazia, la razza …? No, la loro etica dice Botsdorf in chiusura è che “Il male subito ed il male perpetrato sono due poli inculcati della mentalità tedesca. Una mentalità,  per tornare al punto di partenza, che non possiamo davvero conoscere. E Forse nemmeno accettare. Siamo conigli.”