etica

"... Non vogliate negar l'esperienza di retro al sol, del mondo sanza gente. Considerate la vostra semenza fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza". (Dante, Inferno canto XXVI, 116-120).


lunedì 23 settembre 2013

MANIFESTO PER IL RITORNO AD UNA VITA PIENAMENTE UMANA

Mi arrampico da secoli ogni parete è mia sfidando leggi fisiche paure e ipocrisia le difficoltà si sommano il mio limite qual è quanto potrò mai resistere sempre appeso ad un perché. Aggrappato alle tue lacrime finché il tuo dolore è il mio per sentirmi meno inutile ed un po' più umano anch'io sono scalatore intrepido che più folle non si può per portare in salvo questo amore non sai che m’inventerò non ho mai posto limiti alla provvidenza io no. Anche se da certi uomini sorprese io non mi aspetterò ma qualcuno dovrà crederci e sfidare la realtà scegliere come vivere imparare come si fa. E non è necessario perdersi in astruse strategie tu lo sai può ancora vincere chi ha il coraggio delle idee. Mi lascerò coinvolgere io non torno indietro no fino a che fra queste nuvole la mia cima toccherò mi dispiace se tu non sei qui a godere insieme a me nel vedere il giorno nascere e c’è Dio vicino a te. Alziamo muri altissimi perché poi io non saprei anche se poi certi uomini non amano mostrarsi mai ma qualcuno dovrà crederci pioggia o vento essere qua amare per non perdersi insegnarlo a chi non lo sa e poi moriamo senza accorgerci sotto un cielo di fobie dimmi che può ancora vincere chi ha il coraggio delle idee .
Renato Zero: Il coraggio delle idee



Oggi vorrei proporre ai miei lettori una cosa nuova: un manifesto, un po’ diverso dagli altri perché è una scelta etica.
Questa scelta richiesta, promossa e sollecitata da Renata Jannuzzi www.renatajannuzzi.it  è stata sottoposta ad un gruppo di persone che hanno scelto di condividerne gli ideali etici e contribuire alla sua  redazione da sottoporre e far sottoscrivere  a chiunque voglia far propri questi ideali. Tra i promotori di questo Manifesto c’è l’avv. Antonfrancesco Venturini http://www.antonfrancescoventurini.it/ che ha dato impulso con il suo contributo iniziale a questa impegnativa  dichiarazione di presa di coscienza personale, etica e politica che ciascun uomo di buona volontà ha il dovere responsabile di valutare e diffondere. In qualità di Presidente del Comitato Etico, (www.certificazionetica.org) non potendo assumere schieramenti politici,  ho provveduto, come richiestomi, a formulare nella maniera più lineare e trasparente possibile le idee pervenutemi completandole in una configurazione etica accessibile a tutti e condivisibile da chiunque abbia a cuore la dignità dell’uomo e la promozione del bene comune al di là di ogni convinzione politica.
Trattandosi di un documento fortemente impegnativo che implica responsabilità fisiche, morali e spirituali,  prima di decidere di diffonderlo ufficialmente, sarei del parere che chiunque fosse interessato e si sentisse coinvolto ad esprimere il proprio giudizio dando suggerimenti sia in termini formali, sia in termini di contenuti  mancanti o da aggiungere necessari al suo migliore completamento, è invitato a farlo come servizio rivolto al bene comune.


MANIFESTO
PER IL RITORNO AD UNA VITA PIENAMENTE UMANA

PREMESSA
Quando il mondo intorno a noi dimostra incapacità di esprimere le proprie potenzialità progettuali, si rende necessario che uomini e donne, cittadini di buona volontà sappiano riappropriarsi del proprio pensiero.
Un pensiero che non sia più “calcolante” bensì “pensante” per esprimere in una rinnovata coscienza del rispetto delle regole che ravvisino nei principi etici intangibili l’elemento essenziale della propria umanità.
Uomini e donne che vogliano testimoniare che l’unica libertà che abbiamo il diritto di chiedere è la libertà di cercare di essere, non come altri ce lo impongano con le proprie visioni, ma come ciascuno di noi all’interno della propria libertà concepisce e condivide il bello ed il senso profondo della propria umanità.

DICHIARAZIONE
Noi vogliamo essere questi uomini e donne di buona volontà e perciò sentiamo di voler affermare apertamente in questo manifesto che:
Noi che ogni giorno insegniamo ai nostri figli il valore dell’amore e della libertà che sottendono l’esistenza umana non possiamo più attendere che questo esasperato individualismo illiberale e perverso inghiotta le speranze per le quali uomini liberi hanno fortemente combattuto nel corso della storia.
Noi non possiamo più accettare che questo capitalismo di sottrazione riduca l’uomo ad una entità economicistica che rincorrendo l’effimero delle illusioni dimentichi le finalità per le quali è stato creato e verso le quali deve tendere.

CONSAPEVOLEZZA DI APPARTENENZA
Noi rivendichiamo con orgoglio tutto il nostro passato fatto di ombre e di luci, di lotte sociali e civili, di emigrazioni ed immigrazioni, grati alle generazioni che hanno reso protagonista la nostra Italia nelle arti, nella cultura e nella scienza.
Noi ci sentiamo di affermare con fierezza la nostra vocazione europea, che ha reso l’Italia, intellettuale e politica, protagonista nella costruzione dell’Unione Europea riconoscendo il fondamentale contributo delle donne nello sviluppo delle nostre famiglie e del nostro Paese, donne che costituiscono la spina dorsale della nostra società ed alle quali troppo spesso non vengono attribuiti il ruolo e la dignità che meritano.
Noi pur constatando, preoccupati, l’attuale decadimento del nostro tessuto sociale e della vita politica ed istituzionale nonché l’assenza di una valida struttura etica e valoriale, volta al conseguimento del bene comune  non crediamo che il mondo, ancorché attraversato da correnti di sfruttamento sociale, di sopraffazione e prevaricazione politica, di imperialismo economico, non possa riscattarsi e  riscoprire il bello dello sviluppo integralmente umano e della crescita equilibrata, sostenibile e solidale anche a livello economico.

CONVINZIONI
Noi siamo certi che l’uomo senza progetti è un uomo senza futuro e gli uomini che oggi  vivono per il “carpe diem” dimenticano le proprie origini umane, le proprie finalità sociali e corrono dietro chimere economico-finanziarie  perdendo così la propria identità.
Noi non temiamo il corso del tempo che impone una dinamica veloce  dei cambiamenti; sappiamo che la società si evolve cambiando obiettivi, significati e riferimenti adoperati, ma noi siamo convinti che in termini etici pur adeguando la forma esteriore, il contenuto resta sempre e comunque fondato sull’originario significato.
Così Noi, anche se chiamati a rivedere ed aggiornare termini e concetti attinenti a società, stato, impresa, lavoro e famiglia, sappiamo che però nella reale evoluzione, il loro contenuto non cambia perché riguarda l’essere umano e che mutatis mutandi,  dobbiamo inserire questo contenuto in un nuovo modello di sviluppo, in cui le ideologie siano ridimensionate; un modello che sia in grado di arginare gli spazi degli integralismi e dei fondamentalismi che sostengono le chiusure mentali e concorrono a rinnovare atti di  inconsulto e disumano  terrorismo.  

OBIETTIVI
Noi non possiamo più permettere che queste chimere che illudono giovani e adulti sostituendo il concetto di sviluppo con il concetto di  crescita economica, quando non più ottusamente, con quello di arricchimento, affermazione e successo mediatico personale, continuino a trasformare l’essere umano in una macchina individualista e senza valori.
Noi non possiamo più accettare che i nostri giovani siano privati dei loro orizzonti e del loro futuro, rivendichiamo per essi il diritto ad una dignità piena sostenuta da un’azione di sviluppo umano integrale dove ciascuno possa trovare nel lavoro la sua dimensione esistenziale in termini sociali, economici e politici. 
Noi ci impegniamo a ricercare ed attuare questo modello tripartito in termini di settore ma con una trasversalità etica nelle tre configurazioni socio-economiche quali la giustizia redistributiva nei pubblici servizi erogati dallo Stato, la giustizia commutativa che deve divenire fondamento dei rapporti economici del mercato e la giustizia mutualistica che sottende lo sviluppo del terzo settore.
In tale contesto noi siamo preparati a creare strutture umane e tecniche per riparare e limitare tutti i danni che deriveranno dal cattivo uso delle nuove tecnologie le cui configurazioni possono essere riassunte nelle quattro fondamentali aree di ricerca quali le info-bio-nano e cogno tecnologie.
Noi non accettiamo perciò questo assurdo clima di martellante “globalizzazione” che ci rende staticamente ingabbiati perché non dimentichiamo che i sentimenti  ed i bisogni esistenziali rimangono costituenti vitali della vita dell’uomo il quale non ha il diritto di creare a suo piacimento nuove categorie di strumentalizzazione e di esclusione anche quando lo faccia attraverso legittime istituzioni.
Noi non accettiamo le circostanze di “sfacelo” in cui versano milioni di persone  in condizioni di “schiavi liberi” come nuova categoria di “Schiavi” sfruttati per mero profitto e bisogni indotti dalla modernità: vittime di  realtà economiche messe in atto da alcuni Sistemi per raggiungere, mascherandolo come successo economico,  l’effimero traguardo di riservare “bonus” per i propri managers, misurati sulla quantità di profitti  generati e non sul valore aggiunto in termini di “bene comune”.
Noi non temiamo che qualcuno possa tacciarci di utopia, perché siamo convinti che l’uomo possiede dentro di sé tutte le potenzialità, attitudini e qualità per salvaguardare la propria dignità e riscattarsi in termini di umanità.
Noi non temiamo i nuovi tempi della globalizzazione inaspriti dalle quattro perniciosità trasversali: accelerazione, superficialità, velocità e violenza, perché siamo certi di poterli rimodellare seguendo una linea guida trasparente che per noi è l’etica.
Noi vogliamo sottolineare con  forza che, al di là di tutte le difficoltà e le incomprensioni, noi siamo certi che il risultato arriverà nella misura in cui saremo determinati a testimoniarlo con il nostro operato e noi lo siamo perché alla base della nostra azione esiste un principio etico di riferimento al quale siamo saldamente ancorati.

RINASCIMENTO CULTURALE ED ETICO:  ITALIA-EUROPA-MONDO
Noi, consapevoli di tutto questo e che crediamo in un’Italia protagonista di sé stessa, ci rivolgiamo ad altri cittadini come noi che vogliono impegnarsi ad un vero rinascimento culturale e sociale per riscoprire che il vero fine da raggiungere è la “ricostruzione dell’uomo” in cui il valore centrale sia veramente l’essere umano in tutti i suoi aspetti e la sua finalità di perseguire il bene comune inteso come realizzazione delle condizioni per il pieno sviluppo di ogni persona.
Noi vogliamo una società che valorizzi il merito nelle arti, nella cultura, nella scienza, nel lavoro e nell’impresa e non già una società il cui governo invece di “fare” continui incessantemente a “straparlare” nei rigurgiti della vecchia politica, determinando una sfiducia generalizzata nella politica e nelle istituzioni.
Noi vogliamo una società rinnovata nei sentimenti e nell’azione proiettata in Europa e nel mondo che non tema di riaffermare e manifestare apertamente che l’etica nei suoi principi sia e debba essere universalmente riconosciuta come guida esistenziale della vita dell’uomo nella quale vigila una coscienza morale che afferma inesorabilmente che:
- tutti gli uomini hanno pari dignità morale;
- tutti gli uomini hanno una libertà che non può essere limitata se non da principi morali;
- tutti gli uomini hanno diritto ad esprimere le proprie potenzialità in un ambito di sviluppo integrale;
- tutti gli uomini hanno l’obbligo di contribuire, politicamente ed in maniera pacifica, ciascuno secondo le proprie possibilità, al miglioramento delle condizioni della società o gruppo sociale a cui appartengono come obiettivo di bene comune propriamente inteso;
- tutti gli uomini hanno il diritto all’eguaglianza in una piena interdipendenza di reciproca responsabilità,  a prescindere dalla storia, dai confini e da qualsiasi differenza o diversità fisica, psichica, politica, etnica, di censo, di genere, di lingua, di religione e di tradizione, ai fini della costruzione di un tessuto di piena responsabilità;
- tutti gli uomini hanno diritto non solo a pari opportunità, ma soprattutto a pari presupposti laddove la differenza determini manifesti svantaggi per il diverso;
- tutti gli uomini sono un pensiero del loro Creatore e  “ogni uomo è chiamato a uno sviluppo, perché ogni vita è vocazione. Fin dalla nascita, è dato a tutti in germe un insieme di attitudini e di qualità da far fruttificare: il loro pieno svolgimento, frutto a un tempo dell'educazione ricevuta dall'ambiente e dello sforzo personale, permetterà a ciascuno di orientarsi verso il destino propostogli dal suo Creatore. Dotato d'intelligenza e di libertà, egli è responsabile della sua crescita, così come della sua salvezza. Aiutato, e talvolta impedito, da coloro che lo educano e lo circondano, ciascuno rimane, quali che siano le influenze che si esercitano su di lui, l'artefice della sua riuscita o del suo fallimento: col solo sforzo della sua intelligenza e della sua volontà, ogni uomo può crescere in umanità, valere di più, essere di più.” (P.P. 15)

E noi vogliamo esserlo.  

sabato 14 settembre 2013

ETICA: IL REBATE CHIESTO DA MONDADORI...

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Il pizzo è una forma di estorsione praticata da cosa nostra che consiste nel pretendere il versamento di una percentuale o di una parte dell'incasso, dei guadagni o di una quota fissa dei proventi, da parte di esercenti di attività commerciali ed imprenditoriali, in cambio di una supposta "protezione" (termine generale identificativo di tale tipo di estorsione) dell'attività.
Essa è praticata dalle varie forme di crimine organizzato, identificata però con il termine più generico di protezione.


Non avrei mai pensato di dover riflettere su una situazione paradossale come quella che è venuta fuori oggi pubblicata  sul Fatto quotidiano, della richiesta certamente ”irrituale” a detta dell’Amministratore delegato richiedente, di una retrocessione di proventi a favore della Mondadori,  a mio avviso però fuori dalla logica del mercato, anzi proprio da quella del libero mercato a cui oggi molti fanno riferimento inneggiando al neoliberismo.
Ebbene cosa dire? Di fronte alla lettera pubblicata dal Fatto Quotidiano, se non si tratta di una grossa burla, dobbiamo essere fortemente preoccupati.
Le motivazioni consistono proprio nel fatto che si sono ribaltati i riferimenti delle relazioni commerciali. Infatti tutti sappiamo che normalmente vi è una prestazione a fronte di un corrispettivo, oppure una fatturazione  a fronte di un pagamento dei prodotti ricevuti; qui invece siamo di fronte a che cosa? Come possiamo classificare non solo nella sostanza ma anche contabilmente questa “novità” che non può essere classificata come sconto commerciale in quanto è successivo alla conclusione della transazione oltre che inaspettato. Non si può classificare come incentivo in quanto è privo di contropartita. Se poi lo classifichiamo come alcuni ritengono “obolo” esce dal contesto commerciale per classificarsi come? In che tipo di configurazione economica? A mio avviso da quanto ho appreso dalla lettera inviata ai propri fornitori,  non mi sembra di poter ravvisare contropartite economiche alla base della richiesta. L’A.D. parla di “grave crisi economica” di “profonda mutazione dei modelli” come se egli fosse estraneo alla cosa. Un manager è tale se sa anticipare le realtà del mercato oppure sa gestirle in maniera strategica ai fini dell’affermazione della propria impresa. Qui appare evidente che si sta chiudendo la stalla dopo che i buoi sono scappati. Sappiamo tutti  infatti che l’economia ed il mercato hanno andamenti sinusoidali, ma grazie a Dio ci sono anche numerose e diverse modalità per riequilibrare le situazioni di difficoltà, in special modo quando si tratta di una grande impresa come la Mondadori. Una grande azienda non può chiedere l’elemosina, specialmente se come nella missiva afferma che “vogliamo nel giro di due anni essere in grado di operare sul mercato con modalità sostanzialmente diverse rispetto ad oggi”; essa deve manifestare le proprie intenzioni manageriali, deve avere le idee chiare ed evidenziare anche la strategia commerciale che intende portare avanti. Invece nulla di tutto ciò.  Anzi il recupero di redditività proveniente dalla decisione di “generare le risorse necessarie per lo sviluppo e l’innovazione” non è a carico dell’Azienda bensì dei propri partner  a cui si richiede di partecipare al piano di “sacrifici solidali” non in una prospettiva futura, più o meno incerta che preveda minori costi o aumenti di produttivi a parità di costi a carico della Mondadori, al contrario, una  prospettiva pregressa, quantificata “nello sforzo a riconoscerci un rebate alla fine di quest’anno di un importo pari al 5% del fatturato che realizzerete con il Gruppo Mondadori nell’esercizio 2013”. Per chiunque legga con attenzione la lettera, appare evidente che  questa richiesta così formulata contiene da un lato già la quantificazione precisa, sin da ora, da parte della Società dell’importo necessario per coprire i propri “buchi” : il calcolo è presto fatto, basta addizionare i diversi fatturati di partner e fornitori a cui applicare il 5% da retrocedere a fine anno. E’ anche ovvio che tutto ciò che sarà commissionato dalla fine di agosto alla fine de l 2013, sarà tutto “grasso che cola”.  Dall’altra c’è il  problema che il tono della missiva apparirebbe quasi intimidatorio per coloro che non volessero aderire. Infatti , nonostante la possibile criticità del momento ciascuno è chiamato “perentoriamente” a fare la sua parte anche perché in maniera esplicita nel corpo centrale della lettera viene messo in evidenza che “stiamo perciò intervenendo sull’organizzazione, sulla struttura dei costi interni ed esterni e sulla selezione rigorosa dei nostri partner”. Rigorosa in base a che cosa? Qualcuno potrebbe interpretare tale rigore legato alla risposta. Infatti tale frase sembra assumere tutta la sua gravità al richiamo indicato nella chiusura “Nella prossima settimana sarete contattati dal Vostro referente nel Gruppo Mondadori per raccogliere la Vostra decisione ed eventualmente chiarire le modalità amministrative”.
La configurazione della realtà, i cui limiti non appaiono di facile indicazione, fa riflettere… Allora, se non si tratta di un prestito, non si tratta di una richiesta di sconti, non si tratta di una azione commerciale…..tale richiesta di obolo “liberamente” effettuata, richiama alla mente quelle organizzazioni che per permettere di lavorare impongono la propria protezione a fronte di un “obolo” che nel loro gergo si chiama “pizzo”….qui si potrebbe configurare un “pizzo relazionale”, vale a dire che in un momento in cui l’organizzazione più forte lo ritiene opportuno, a protezione del mantenimento della relazione, impone al più debole in maniera autonoma ed incondizionata il pagamento di un obolo, non discrezionale, ma precisamente indicato e rilevabile….il pizzo per l’appunto. Il problema dei fornitori e partners sarà di trovare la maniera per rilevare contabilmente il rebate: una insussistenza attiva o una sopravvenienza passiva….oppure un premio assicurativo?

IL PROBLEMA ETICO
Non avendo altre parole da spendere, credo che sia utile dire a conclusione che ci sono molti modi di coprire il “buco” nel pieno rispetto delle consuetudini commerciali e di mercato. Viene spontaneo domandarsi infatti perché non sia stato richiesto un prestito? Perché tale importo non preveda restituzione futura? Perché tale 5% di fatturato non possa tramutarsi in obbligazioni nella loro variegata caratteristica che va dallo zero-cupon alle convertibili? Perché non si sia richiesto di porre questo 5% come garanzia fidejussoria, da remunerare in maggiori commesse, di un prestito bancario invece del rebate tout court? A queste domande se ne aggiungerebbero altre che è inutile continuare ad elencare, ciò che invece credo sia importante porre in rilievo è che la mancanza di etica non sta nella richiesta, neanche nell’importo e nemmeno nella forma, la mancanza di etica si configura in tutta la sua gravità nella mancanza di “negoziazione”. Nell’imposizione malcelata di una condizione il cui mancato rispetto lascia presagire “ritorsioni” commerciali. L’etica è composta di trasparenza e di ricerca del bene comune e non del proprio interesse a discapito del più debole. Infatti se la Società in tutta trasparenza avesse anche richiesto un aiuto, ma con contropartita contrattata in maniera equa, sarebbe stato etico qualora avesse offerto solo come contropartita che quel 5% sarebbe stato compensato da maggiori ordini per lo stesso importo non appena raggiunto l’equilibrio finanziario. Il mercato oltretutto avrebbe ampiamente giustificato la richiesta. Con questa conclusione vorrei sottolineare ancora una volta l’importanza della Certificazione etica proposta dal Comitato di Promozione etica onlus con il Progetto di legge n. 2933 
http://www.camera.it/_dati/leg16/lavori/schedela/apriTelecomando_wai.asp?codice=16PDL0034850 mai discusso: se tale legge fosse stata discussa ed attuata probabilmente ci sarebbero stati spazi anche più ampi per una tale richiesta di sostegno, magari formulata in maniera diversa con il sostegno di un ente in grado si supportare la credibilità etica del richiedente in quanto impegnato nei quattro punti manifesti della certificazione 1) competenza professionale; 2) conoscenza dei limiti etici della professione; 3) trasparenza; 4) censura sociale.