etica

"... Non vogliate negar l'esperienza di retro al sol, del mondo sanza gente. Considerate la vostra semenza fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza". (Dante, Inferno canto XXVI, 116-120).


lunedì 3 dicembre 2012

L’ETICA NEL PROGRAMMA DI PIER LUIGI BERSANI


E tu che se’ costì, anima viva,
 pàrtiti da cotesti che son morti".
 Ma poi che vide ch’io non mi partiva, 90

disse: "Per altra via, per altri porti
verrai a piaggia, non qui, per passare:
più lieve legno convien che ti porti". 93

E ’l duca lui: "Caron, non ti crucciare:
vuolsi così colà dove si puote
ciò che si vuole, e più non dimandare". 96

Quinci fuor quete le lanose gote
al nocchier de la livida palude,
che ’ntorno a li occhi avea di fiamme rote. 99
Dante, Divina commedia – Inferno Canto III


Ho volutamente atteso a scrivere questo post per due motivi: il primo per dare tempo a tutti i lettori di riflettere bene su quanto avevo scritto per il programma di Matteo Renzi, e il secondo perché come per il contendente di Bersani alle primarie, anche questo programma non rappresenta alcuna novità, né alcuna originalità e come quello di Renzi si  limita a ripetere triti e ritriti luoghi comuni.
Comunque al di là di alcune “quisquilie” ritengo che debba essere notato, da tutti coloro che sono alla ricerca di una motivazione per decidere su chi debba essere il prossimo presidente del Consiglio per il PD, che non c’è nulla di nuovo sotto il sole e che come dicevo, la matrice dei due programmi parola più, parola meno è la matrice del PD, cioè di un partito non partito. Di un partito cioè che non ha una propria filosofia politica ma solo due anime in contesa tra loro. Di un partito che proprio in virtù di questi esponenti non ha fatto politica per vent’anni, lasciando il Paese in balia del “bunga-bunga” berlusconiano e della “finanza creativa” di Tremonti che ha depauperato la ricchezza del Paese. Ora vorrebbero dimostrare una credibilità che non hanno. Una credibilità che secondo loro può essere fatta anche di sole buone intenzioni; ma il proverbio dice che la via dell’inferno è lastricata di buone intenzioni… quindi se tanto mi dà tanto questa pretesa credibilità da loro ricercata, può essere, da qualcuno, reputata solo di facciata. Quindi una credibilità destinata a non concludere nulla. Anzi il rischio che si paventa è un ritorno di Berlusconi con il pericolo che magari possa anche con i suoi “conigli nel cilindro” tornare anche a vincere le prossime elezioni!!  Il passato è un dato di fatto: invece di portare avanti un’opposizione basata su azioni concrete, centrate sulle possibili misure da innescare per cambiare il Paese, per vent’anni l’attuale segretario del partito, così come Franceschini prima di lui, non ha fatto altro che “inveire” contro Berlusconi, pensando che ciò potesse bastare alla propria azione politica. Purtroppo, non è stato così. I cocci  dell’Italia che stiamo rimettendo insieme e che il collega Prof. Monti sta ricostruendo, come derivato, credo che ormai lo si possa dire con Grillo, di altri suoi più velati intenti e, unitamente ai suoi ministri Passera, Grilli….fino alla ministra “con le lacrime”, hanno una precisa responsabilità: la mancata opposizione politica…..nei fatti, del Partito più forte di opposizione. Ecco cosa dovrebbe contenere il programma in termini etici. Sarebbe etico a mio avviso, infatti, partire da una autocritica oggettiva. Invece che cosa troviamo? Una serie di belle parole che condensano 10 idee che lascio a ciascun interessato giudicare autonomamente. Queste pagine di “programma” si possono trovare andando sul link http://corrieredellacollera.files.wordpress.com/2012/11/programmadibersani.pdf . Da parte mia quello che ho notato, come nel programma di Renzi: tante belle parole, però ahimè, con scarso contenuto politico. Vorrei ricordare che la politica come dice Aristotele è il momento più elevato dell’etica e pertanto vediamo come viene interpretata nel programma di Bersani.  La frase di inizio non prende alcun impegno,  è solo un’esortazione, bella senz’altro, magari anche commovente…ma niente di più.  Il primo punto è la Visione che però non assume responsabilità se non con speranza e verbi al futuro, senza impegni e senza definizioni:  collocheremo, faremo, cercheremo, ricostruiremo….insomma come si diceva  quando si studiava il latino: “spero, promitto e iuro reggono l’infinito futuro”! Anche  il tema della pace dovrebbe essere trattato in maniera diversa, in quanto in Europa è in atto una guerra, non bellica, ma certamente guerra con distruzione di vite umane, senza essere bombardate, con famiglie distrutte e lavoratori disoccupati. Non pensiamo al ‘900  avrei voluto leggere un impegno più serio per la pace di questo secolo.  Il secondo punto concerne la Democrazia  ed è meglio non parlare di quanto viene detto e affermato, in quanto suscita una domanda spontanea: ma Bersani ed il PD dove sono stati in questi vent’anni? Non hanno partecipato all’approvazione delle normative in atto? Che senso ha la legislatura costituente che si invoca?  Che significa strumento parlamentare per il rapporto stato regioni? Si invocano norme stringenti sul conflitto di interesse, ma Bersani dov’era con il Governo Prodi, con il Governo d’Alema? In quale parlamento sedeva nel momento che si parlava dei conflitti di interesse di Berlusconi? Lo stesso dicasi per antitrust e falso in bilancio, cosiccome per l’ultima legge approvata sulla corruzione per la quale ci sono voluti ben quattro anni? Sicuramente Bersani è una persona onesta e in buona fede ma non può fare a meno di non interrogarsi su tali argomenti. Il terzo punto concernente l’Europa è una serie di luoghi comuni che purtroppo rappresentano il limite del pensiero di Bersani. Egli infatti parla soltanto di realtà tecniche relative al voto invece di presentare la sua visione politica sui cosiddetti Stati uniti d’Europa. Egli infatti non presenta nulla di nuovo. Mentre poi sappiamo bene che gli stati più importanti della Comunità europea sono la Germania, la Francia  l’Italia e il Regno Unito e sappiamo che il progetto della Germania è quello di germanizzare l’Europa. Mentre sappiamo che il progetto della Francia è di arginare la Germania per non perdere la propria grandeur. Mentre sappiamo che il progetto del Regno Unito è di natura opportunista tendente  solo ad ottenere benefici senza impegni e senza voler dare nulla in cambio. Non sappiamo invece ancora quale possa essere il progetto dell’Italia in Europa. Bersani non  lo dice.  Anche per il punto 4 non si leggono altro che slogan, non ci sarebbe bisogno di ripeterlo perché  c’è già l’articolo 1 della nostra costituzione che promuove il lavoro. Come tutti, anche Bersani, ripete luoghi comuni sulla precarietà, sull’occupazione femminile senza indicare alcuna proposta innovativa. Come si creano nuovi posti di lavoro? Come si inseriscono i disoccupati in un nuovo lavoro? Ha un meccanismo di riequilibrio occupazionale? Non pare. Quello che però mi preme anche sottolineare è che lo slogan di chiusura impiegato non rappresenta la realtà come in termini etici si auspicherebbe. Infatti a livello etico deve essere ben compreso che il lavoro non è “la possibilità offerta a ciascuno di trasformare la realtà” come scritto, bensì più esattamente “ il diritto dato a ciascun essere umano di misurare la propria dignità”. Per quanto concerne il punto 5 in cui si parla di uguaglianza, a mio avviso va sottolineato che la disuguaglianza esistente non è soltanto italiana, bensì di carattere globale dovuta al liberismo efferato ed al capitalismo di sottrazione ormai generalizzato dall’economia finanziaria,  per cui chi è ricco diviene sempre più ricco e chi è povero diviene sempre più povero. Sempre in questo punto c’è da aggiungere che la giustizia poi non si raggiunge “togliendola dalle mani dei potenti impuniti” ma praticandola in termini etici come giustizia sociale nei suoi tre elementi costitutivi: la giustizia legale la giustizia redistributiva e la giustizia commutativa.  Per ciò che concerne il punto 6 in cui si parla di sapere la questione, in termini etici, non si risolve nell’arrestare l’abbandono scolastico o il declino dell’università.  Per essere etici si deve ripartire dalla rivalutazione della figura e del lavoro degli insegnanti. Dalla ristrutturazione del corpo docente e soprattutto della rivisitazione del rapporto tra scuola e famiglia nei primi anni  della scuola e poi della revisione del tessuto dei docenti universitari, come noto intriso di nepotismi e di favoritismi premianti i portaborse. L’università italiana che non è seconda a nessuno soffre questa situazione di sudditanza, nei confronti degli altri Paesi, che svilisce le potenzialità dei più meritevoli. Il sapere universitario deve essere riscoperto come rapporto con le imprese, ma anche come sapere culturale che trovi impiego in altre realtà di cui occorre suscitare la domanda. La formazione culturale non deve essere monetizzata! Anche per il punto 7 riguardante lo sviluppo non c’è nulla di originale ed innovativo e tanto meno di etico. Sono tutti schemi che ripropongono politiche del passato, l’innovazione appare solo un’astrazione, concetto semplicemente riportato. In realtà in termini etici lo sviluppo italiano in una nuova prospettiva dovrebbe riscoprire quello che è la propria ricchezza culturale, turistica, enogastronomica, florovivaistica, storico tradizionale. Si dovrebbe ripartire dalla valorizzazione di ciascun territorio con le ricchezze di cui ogni regione e ogni comune è ricco, ricchezze uniche ed irripetibili ricercate da tutti i Paesi del mondo. Le nostre ricchezze museali potrebbero essere messe a reddito in maniera utile, magari con sistemi innovativi, che  però non sembrano trovar posto nella mentalità di Bersani, ma che invece basterebbe applicare. Basta il solo riferimento a tutte quelle opere d’arte che giacciono nelle cantine dei palazzi delle belle arti o altre realtà concernenti i centri culturali italiani all’estero ormai chiusi quasi dappertutto. Il punto 8 che parla dei beni comuni, mostra la mancanza di un concetto fondamentale: non ci sono beni comuni; ma un solo bene comune che non può essere pluralizzato. Il bene comune infatti è il bene di tutti e di ciascuno, è un bene che non deve essere confuso con i beni economici, le utilità o il benessere. Il bene comune va inteso come espresso al punto 26 della Costituzione Pastorale Gaudium et Spes del Concilio Vaticano secondo. Infatti questo non è una somma di beni per cui uno zero tra gli addendi non influisce sul risultato, si tratta invece di una moltiplicazione in cui se esiste anche un solo zero tra i fattori, il risultato è sempre e comunque solo zero.  Anche il punto 9 in cui si parla di diritti, pur se le cose appaiono giuste e per certi versi condivisibili, non presenta alcuna proposta innovativa in termini di etica, che si sarebbe invece potuta ravvisare nella proposta di concepire un nuovo modello di sviluppo;  di tendere ad un nuovo modello di cittadinanza che veda l’etica, come riferimento d’ordine generale e non l’interesse di parte. Un nuovo modello in cui la dignità non sia riconosciuta come diritto che viene accordato per motivi di cittadinanza; ma come carattere eminente dell’uomo semplicemente perché è uomo. Infine la responsabilità che viene presentata all’ultimo punto il decimo, è un enunciato che non ha nulla a che vedere con l’etica, ma con il solo carattere organizzativo della struttura politica. Qui purtroppo non si evidenzia che la realtà politica di cui si dice di essere responsabili passa innanzitutto per la solidarietà e la sussidiarietà contrapposte a quelle che la Sollicitudo rei socialis al punto 36 e 37 chiama strutture di peccato i cui elementi costitutivi sono la brama di profitto e la sete di potere “ad ogni costo”.

giovedì 22 novembre 2012

RIFLESSIONE ETICA SUI PROGRAMMI POLITICI: IL PROGRAMMA DI MATTEO RENZI



“..Com'io al piè de la sua tomba fui, 

guardommi un poco, e poi, 
quasi sdegnoso,
 mi  dimandò: "Chi fuor li maggior tui?".
Dante Divina Commedia – Inferno-  canto X.



Come indicato nel post precedente dedicherò quello di questa settimana al programma di Matteo Renzi. Naturalmente lo scopo è quello di verificarne i contenuti etici  e magari dare qualche suggerimento per una migliore elaborazione. Mi scuso per la lunghezza del post, ma chi è interessato in maniera responsabile all’argomento capirà che si tratta  di riassumere in 5 pagine il contenuto di 15.
Quando sono andato sul sito http://www.matteorenzi.it/images/pdf/Programma.pdf  ho trovato il programma ma senza un indice. L’indice invece  si trova all’indirizzo http://www.matteorenzi.it/idee . Non so quale sia stata la logica che ha guidato questa scelta ma certo non è tra le migliori. Infatti chi vuole avere un immediato colpo d’occhio su quelli che sono i punti principali del suo programma trova qualche difficoltà ad evidenziarli. Comunque andando al secondo indirizzo ci si confronta con 12 punti, che vengono chiamati “idee” ma la cui scala assiologia (di importanza) e prioritaria (di urgenza) non è comprensibile. Si comincia con il punto 1)“Ritrovare la democrazia” e si finisce con il punto 12) “La proposta più importante” passando attraverso una serie di argomenti il cui collegamento in termini politici non risulta semplice in quanto si passa, tanto per citarne qualcuno, da obiettivi politici, come il punto 2) “L’Europa dal basso” a strutture e processi amministrativi come  il punto 5 “Un nuovo paradigma per la crescita: partire dal basso smantellando le rendite” e il punto 7  “Un fisco dalla parte di chi lavora e intraprende”.  Quindi senza entrare nel merito e senza esprimere alcun giudizio si nota immediatamente una confusione tipica dei politici del nostro tempo.
Ma iniziamo con il prologo che rappresenta un proclama non solo composto di luoghi comuni, ma anche per giunta scontati: un paese fatto dal “talento degli italiani”, Comuni virtuosi, aziende efficienti e attori del terzo settore  che “fanno dell’Italia un Paese sul quale vale ancora la pena di scommettere.“  Fatto quest’inno si critica però il sistema che non funziona perché chi fa le leggi “parte da un’idea astratta, anziché immergersi nella complessità del reale,…” ..Veramente, a mio avviso, direi che le famose leggi ad personam di qualche nostro noto politico.. partivano proprio dalla complessità del reale che si è cercata di semplificare, sublimando idee astratte !!!  Ma proseguiamo. Il proclama (che nella seconda riga  dice di non essere un proclama)  passa dalla necessità di trovare strumenti adatti per un cambiamento che non sia soltanto “destinato a rimanere confinato nelle aule del parlamento e sulle pagine dei giornali” contando sulle migliori esperienze che possano divenire la norma, alla “sussidiarietà come filo conduttore della nostra proposta” e senza  poi spiegare il senso della sussidiarietà, se sia verticale, orizzontale, positiva o negativa, passa subito a parlare di  “un grande progetto per gli asili pubblici”! (Mi pare che anche Storace quando divenne presidente della regione Lazio proponeva una cosa del genere..forse un po’ riciclata dai diversi assessori regionali e comunali). Si auspica di “migliorare l’istruzione riportando il merito nella scuola e nell’università” e poi si passa poi all’idea di “restituire potere d’acquisto alle famiglie con un intervento immediato per i redditi più bassi e un’azione decisa sulle tariffe che crescono da noi molto più che altrove,”  e, sulla scia di questi traguardi puramente ideali, per non dire fortemente demagogici, si propone di “ incentivare l’occupazione dei giovani, delle donne e degli over 55 con politiche mirate,” fino ad inventarsi un nuovo sistema di politica sociale “ introdurre un welfare biografico, che segua il percorso di ognuno e permetta a tutti di sviluppare appieno il proprio potenziale.” Non c’è che dire questo è proprio una definizione di bene comune che possiamo ricollegare al punto 74 della Costituzione pastorale del Concilio vaticano Secondo Gaudium et Spes, ma nella realtà, non so per altri, ma per me è veramente difficile coglierne il vero significato, soprattutto in termini concreti. Terminerei questa prima parte con quella che ritengo essere la frase celebrativa del proclama: “Il modo migliore di riscoprire un modello italiano fatto di bellezza e di sostenibilità è ripartire dai territori. Smentire Longanesi che diceva che l’Italia è un Paese di inaugurazioni, non di manutenzioni, con un grande programma di interventi di recupero ambientale e messa in sicurezza, investendo sulla viabilità, sul trasporto pubblico locale, sull’efficienza energetica.”  Nella seconda parte del prologo c’è di tutto e di più, dalla revisione del patto di stabilità, alla sicurezza, alla protezione civile, allo strumento della semplificazione per migliorare l’economia, unitamente ad una pubblica amministrazione trasparente in cui ognuno si faccia carico delle proprie responsabilità legate alla valutazione dei risultati.  Il proclama finisce come dice il detto che tutti si salmi finiscono in gloria: “Ciò che proponiamo è una rivoluzione degli strumenti per raggiungere gli obiettivi di sempre: l’equità, la dignità, una società nella quale ciascuno possa realizzare appieno il proprio potenziale e le proprie aspirazioni. Sono valori di sinistra, ma non sempre la sinistra ha avuto la capacità di promuoverli con la forza necessaria. Siamo rimasti attaccati troppo spesso ai feticci del passato, senza capire che il mondo intorno a noi stava cambiando e che l’unico modo di rimanere fedeli a noi stessi era di cambiare con lui. Il risultato è che oggi viviamo in una società più povera e più diseguale di vent’anni fa, quando l’attuale classe dirigente ha iniziato la propria carriera parlamentare e di governo. Noi non ci rassegniamo a dare per scontato che i figli vivranno peggio dei padri. L’idea che le uniche battaglie da combattere siano scontri di retroguardia è assurda. La sfida, per noi, è riuscire a coinvolgere le forze più vitali nella costruzione di un nuovo modello competitivo che abbia lo stesso potenziale di inclusione sociale del precedente.
Ecco perché noi non diciamo: Un’altra Italia è possibile. Per noi, Un’altra Italia è già qui: basta farla entrare.” Non c’è che dire. Se il buon giorno si vede dal mattino……queste restano le buone intenzioni elettorali di qualsiasi politico per cui viene da pensare al detto evangelico “Non si mette il vino nuovo in otri vecchi” (Marco 2,13) infatti queste idee che vorrebero essere nuove sono messe in una strategia ormai obsoleta, di uomini che spacciandosi per nuovi usano tuttavia vecchi sistemi. Matteo Renzi non è un nome nuovo, è un esponente di partito e le cose che propone provengono più o meno da analoghe idee di quel partito.  Detto questo ed essendo il programma piuttosto lungo ed “arzigogolato” vorrei procedere in maniera molto succinta soffermandomi con una frase su ogni punto. Riguardo al punto 1) Ritrovare la democrazia  si da una nuova definizione di democrazia e di “politica diventata un’ulteriore fonte di caos”. E anche se si vuole ridare forza a questa quale “strumento attraverso il quale i cittadini decidono il loro futuro” in realtà ci si dimentica che Democrazia per dirla con Aristotele ha un altro significato. (cfr. Politica IV 4, 1290 a-b pag. 121 ed. Laterza). Significa sovranità degli uomini liberi e libertà è partecipazione come diceva anche Giorgio Gaber in una sua canzone. Se poi vogliamo essere più concreti riporterei l’intero brano della Politica di Aristotele che parla della democrazia: “…..La prima forma di democrazia è quella così chiamata soprattutto sulla base dell’eguaglianza: ed eguaglianza la legge di tale democrazia stabilisce il fatto che non sovrastano in alcun modo i poveri più dei ricchi e che nessuna delle due classi è sovrana, ma eguali entrambe. Perché, certo, se la libertà esiste soprattutto nella democrazia, come suppongono taluni e lo stesso l’eguaglianza, si realizzeranno soprattutto qualora tutti senza esclusione partecipino in egual modo al governo. Ora poiché il popolo è numericamente superiore e la decisione dei più è sovrana, è necessario che questa sia una democrazia. Ecco dunque una forma di democrazia: un’altra è che le cariche dipendono dal censo, ma che questo è esiguo: per chi lo possiede, deve esserci la possibilità di partecipare alle cariche, chi lo perde non può parteciparvi. Un’altra forma di democrazia è che partecipano alle cariche tutti i cittadini di nascita incensurabile, ma impera la legge: un’altra forma di democrazia è che chiunque prende parte alle cariche, purché sia cittadino, ma impera la legge: un’altra forma di democrazia è che tutte le altre prescrizioni sono le stesse, ma sovrana è la massa, non la legge. Questo avviene quando sono sovrane le decisioni dell’assemblea e non la legge: e ciò accade per opera dei demagoghi. In realtà negli stati democratici conformi alla legge non sorge il demagogo ma i cittadini migliori hanno una posizione preminente. Invece dove le leggi non sono sovrane, ivi appaiono i demagoghi, perché allora diventa sovrano il popolo la cui unità è composta di molti, e i molti sono sovrani non come singoli, ma nella loro totalità”……(Politica IV 4, 1291 b-1292 a pag. 125 ed. Laterza).
Nei paragrafi di questo punto la democrazia si identifica con l’abolizione del bicameralismo con la legge elettorale per scegliere i parlamentari  e il governo, come con l’abolizione di tutti i privilegi. Da notare due elementi di cui non riesco a capire il senso riguardo ai consiglieri regionali, che “devono avere un compenso e, chiaramente distinto da questo, un budget per le attività di servizio uguale in tutte le regioni. Deve essere definito il “costo standard” per il complessivo funzionamento delle assemblee legislative regionali fissandolo ad un valore compreso tra gli 8 e i 10 euro annui per abitante.” Inoltre per i partiti si auspica l’abolizione del finanziamento pubblico o la riduzione introducendo nuovi sistemi come il 5 per mille, la selezione dei candidati  attraverso le primarie, nonché l’abolizione dei contributi alla stampa di partito. Cose  tutte da considerare fortemente positive anche se appunto, sono al momento niente altro che buone intenzioni. Anche per quanto riguarda l’ultimo paragrafo sulla sussidiarietà appare più un proclama di questioni di principio che una proposta vera.  Riguardo al secondo punto riguardante l’Europa dal basso c’è da rilevare il sostegno all’idea dell’Europa proponendo “due linee strategiche: la prima legata all’emergenza finanziaria; la seconda alla ripresa del processo d’integrazione su basi più solide.” Senza far riferimento alla strategia più importante che è quella etica, quella della coscienza del rispetto delle regole. Invece di costruire qualcosa su questa linea si propone un sistema bancario e finanziario integrato, con una assicurazione reciproca degli stati, esattamente come era nel passato. La stessa cosa vale per l’ultimo paragrafo di questo punto in cui si auspica di “fare gli europei” ma pur nella comprensione delle sue buone intenzioni, non si invoca un percorso evolutivo naturale, bensì un percorso istituzionale in cui si pensa di riportare la vocazione europea: semplicemente una illusione, a mio avviso. Invece di ripensare il modello di sviluppo europeo si invocano strumenti come gli eurobond a emissione vincolata e svolta da un’agenzia di debito europea. Forse si potrebbero ipotizzare altri tipi di soluzioni più rispondenti agli obiettivi di stabilità attraverso una unione politica come giustamente si dice della elezione diretta del presidente della Commissione europea che sia però anche presidente del Consiglio. Ci sono poi dei paragrafi discutibili, come “la riforma del parlamento europeo in senso bicamerale” oppure politica estera e difesa comune. Buono l’auspicio di finanziare programmi come l’Erasmus, oppure l’investimento in capitale umano europeo con una mobilità internazionale in termini  di scambi di studenti nelle diverse università europee. Si, è sicuramente interessante, ma quali dovrebbero essere le condizioni? Quali le scelte? Mi sarei aspettato qualche indicazione in più. Buono invece è il servizio civile europeo, anche se la proposta deve essere stata formulata da persone che non sono mai state all’estero e non conoscono le lingue e le difficoltà di parlare correntemente una lingua straniera per effettuare un servizio.  Anche il punto 3 concernente le premesse per il rilancio manca di una proposta oggettiva laddove dice: “Chi vuole governare deve prendersi un impegno chiaro di non scaricare sulla prossima generazione il peso dell’aggiustamento, come ha fatto chi ha governato in passato.” Ammirevole nel paragrafo successivo l’esercizio di reperimento di risorse dalla cessione di immobili pubblici, dalla cessione di partecipazioni e dalla capitalizzazione delle concessioni. Anche l’istituzione del fondo per la riduzione della pressione fiscale appare essere una idea ormai obsoleta, rispetto a nuovi metodi di tassazione con semplificazione d’aliquote, possibile detrazione generalizzata delle tasse relative a spese e consumi specifici oltre ai controlli telematici incrociati con nuovi tipi di dichiarazioni. Anche riguardo all’idea della spending view ci sarebbe da notare una certa ingenuità rispetto alle cifre indicate, la cui individuazione non dovrebbe essere proprio così semplice come enunciato, basta leggere il punto quattro che dice: “4. Una riduzione dell’area del pubblico impiego, senza licenziamenti e senza esuberi, ma con estensione del part time, riduzione del numero dei dirigenti e limitazione del turn over, con esclusione della scuola, e migliore mobilità territoriale del dipendente pubblico. Obiettivo di risparmio 4 miliardi”. Oppure il punto “5. Un recupero dell’evasione fiscale del 25-30 per cento. Base aggredibile: 120 miliardi. Obiettivo di risorse recuperate 30-36 miliardi”. Anche il punto 04.Investire sugli italiani appare un pochino demagogico concernente il potenziale degli italiani, la formazione di capitale umano incoraggiata dal sistema pubblico, si ritorna a parlare di asili nido, di una scuola dove si impara davvero attraverso cinque proposte basate su  investimenti, incentivi,valutazioni degli istituti scolastici, sulla selezione del corpo docente  ecc. tutte cose che nel settore scolastico si sentono da almeno vent’anni e che non si è mai riusciti ad attuare. Buono il paragrafo relativo all’eliminazione della formazione che serve solo ai formatori, ma la metodologia abbozzata non appare molto convincente soprattutto quando si parla di “Rilevazione sistematica del tasso di coerenza tra la formazione impartita e sbocchi occupazionali effettivi,” chi si occupa di formazione sa bene che tutto dipende dal mercato e non già dai sistemi formativi impiegati. Anche per il rilancio della ricerca in cui si vuole procedere a valutare risultati quantitativi sulla qualità, vanno discussi nei pro e contro, dato che l’Anvur citato non sembra poi essere una garanzia. Demagogico appare anche il punto che parla di qualità della formazione degli atenei, di aumento delle tasse e di prestiti agli studenti. Sempre senza dire come e dove si trovano le risorse. Anche il paragrafo e promuovere l’accesso al lavoro di giovani, donne e over 55 appare fortemente demagogico oltre che ideologico misto a una certa ingenuità  soprattutto laddove si dice 2. Per i giovani. Al fine di combattere la precarietà e ridurre il cuneo fiscale, tutti i nuovi contratti a tempo indeterminato avranno un bonus contributivo di 1000 euro l’anno, cioè cento euro al mese, per tre anni, con una riduzione del costo contributivo di circa il 20 per cento per gli operai e del 15 per cento per gli impiegati secondo i dati della CGIA di Mestre. Il finanziamento di questo intervento pari a 1,5 miliardi avverrà tagliando la spesa pubblica. Nel mondo attuale 100 euro al mese di bonus contributivo non hanno alcun potere incentivante. Per l’ultimo punto riguardante gli over 55 sarà molto difficile attuarlo in maniera chiara e trasparente. Ci si riferisce ad un modello svedese che niente ha a che vedere con la situazione italiana, basta confrontare la popolazione che in Svezia è di appena 9,2 milioni di persone su un territorio di 400 mila Km quadrati e con una sufficienza energetica che vede le importazioni nette di energia al 33% del consumo, contro l’85% importato dall’Italia. Passando poi al punto 05 nuovo paradigma per la crescita  propone un sostegno al reddito dei lavoratori dipendenti con reddito medio basso in maniera molto poco convincente , certamente di scarso appeal e le detrazioni suggerite non sarebbero poi così semplici da ottenere, vista la difficile congiuntura economica.  Stesso dicasi per le liberalizzazioni  per far scendere le tariffe. Cosa che a mio avviso non potrà sortire gli effetti sperati a causa della salvaguardia operata dalle diverse lobby di assicurazioni, banche, ferrovia ecc.. Stessa cosa dicasi per i 250 miliardi di credito garantito per le aziende le soluzioni di reperimento delle risorse appaiono piuttosto difficili oltre che impegnative anche per il coinvolgimento delle banche soprattutto perché non si tiene conto dello scenario economico dei prossimi 5 anni.  Nel paragrafo successivo riguardante le grandi opere e i grandi risultati si nota una confusione di intenti da perseguire, dagli asili nido al traffico, al trasporto pubblico  al recupero ambientale ecc. unitamente alle grandi opere ed alle infrastrutture la cui valutazione dovrebbe essere affidata a esperti indipendenti, così come puntare sulla banda larga e le tecnologie Smart per limitare i costi di energia e trasporto senza prendere in considerazione le opportunità rivenienti da opere di risanamento di ferrovie, acquedotti e strade nonché di sviluppo del territorio.  Si parla anche di strategie per riaprire l’italia agli investimenti stranieri ma non si fa alcun accenno al problema delle mafie.
 Anche nel punto 06 welfare come investimento non ha nulla di innovativo rispetto all’esistente e cerca di trovare un appeal usando termini come “Welfare privato” oppure welfare aziendale, sindacale cooperativo. Si parla di semplificazione legislativa del terzo settore foriero di buona occupazione con un riordino delle organizzazioni che ne fanno parte, nonché favorire “clausole sociali” che però non vengono spiegate. Si propongono nuovi servizi alla persona sfruttando il lavoro a basso costo con tecniche di pagamento già esistenti. Nulla di nuovo sotto il sole. Anche la Flexsecurity e la sanità presentano proposte a livello di buone intenzioni la prima sulla base del modello scandinavo e la seconda con una serie di finanziamenti le cui fonti non sembra sia così facile da individuare. Il servizio sanitario deve rispondere a standard regionali sia in termini di costi, sia in termini di letti disponibili  che di valorizzazione dei medici di famiglia e di filtro medico-diagnostico. Anche la riforma previdenziale è questione di buone intenzioni, senza alcuna indicazione. Riguardo al Fisco  il ritornello è quello che sentiamo da anni come semplificazione, riduzione e la novità è la dichiarazione pre-compilata che il cittadino dovrebbe ricevere dall’Agenzia delle entrate. Quanto di più difficile ed arzigogolato che certamente comporterà un contenzioso incredibile. Si parla di fisco semplice per le imprese come di riduzione della pressione fiscale ma entrambi di non semplice attuazione, data la congiuntura. Si trasformano gli studi di settore con un Standard Businness reporting, si auspica lo slittamento di competenza, nonché di concordare il reddito di impresa  con l’Agenzia delle entrate. La stessa difficoltà ritengo si presenterà nel caso si volesse attuare il fondo per la riduzione della pressione fiscale recuperando fondi da evasione. Il punto 08 uno stato semplice, dalla parte dei cittadini, non presenta nulla di nuovo tranne le semplificazioni elettroniche e la valutazione del merito attraverso sistemi smart. Il tutto con una semplificazione delle leggi  nonché la riduzione dei tempi dei procedimenti giudiziari tramite l’unificazione dei riti, la semplificazione delle sentenze e l’applicazione del decalogo del tribunale di Torino che semplifica e concentra alcune attività giudiziarie. Poi il punto 09 il modello italiano cultura turismo e sostenibilità  cerca di dare delle indicazioni, ma senza alcuna idea innovativa se non quella di fondere gli Istituti di cultura italiana all’estero con i centri linguistici Dante Alighieri. Anche la parte dedicata al turismo pur non avendo proposte innovative prospetta tuttavia il cambiamento di governance ritornando un’attività a sistema centralizzato nazionale. Unitamente a questo si fanno una serie di proposte relative a una nuova offerta di turismo e una nuova attività di promozione. A riguardo della sostenibilità si suggeriscono le città rinnovabili, gli incentivi rinnovabili, l’ammodernamento della rete elettrica e la gestione dei rifiuti che devono trasformarsi da problema a risorsa. Anche l’agribusiness viene accennato per la tutela dei nostri prodotti agro-alimentari.  Non auto blu ma auto verdi è l’auspicio che conclude l’argomento, ma senza enfasi. Il capitolo relativo alla Garanzia di sicurezza  porta alcune soluzioni un po’ confuse come la riduzione del numero delle forze di polizia. La creazione di comitati di partecipazione per coinvolgere i cittadini sui problemi della sicurezza, del degrado urbano e della microcriminalità. Si suggerisce un nuovo modello di ordine pubblico che appare forse la proposta più originale che si trova nel programma e riguarda la possibilità di avere uomini di origine straniera, come agenti di polizia, in modo da avere riferimenti più precisi in corrispondenza della criminalità derivante dal fenomeno migrazioni. Si auspica pure di affrontare le nuove forme della criminalità organizzata ma senza idee innovative. La giustizia deve essere riportata nei tempi giusti, tolleranza zero per la corruzione tramite la creazione di nuove fattispecie da perseguire, il potenziamento delle pene ed applicare metodi anticorruzione per le amministrazioni sul modello della legge 231. Anche per le pene si auspica l’applicazione di altri modelli;mentre per i tossicodipendenti si auspica l’introduzione di forme di depenalizzazione. Infine si auspica il ritorno della protezione civile sui territori in maniera adeguata. Il punto 11 diritti all’altezza dei tempi si occupa di immigrazione e cittadinanza auspicando il ritorno del buon senso nel riconoscere la cittadinanza ai bambini nati sul nostro territorio. Inoltre, anche se di difficile attuazione, si auspica la cosiddetta immigrazione intelligente concernente permessi ed agevolazioni per gli immigrati regolari. Un argomento interessante ma che non viene sviluppato più di tanto è quello della Civil partnership che riguarda una certa regolarizzazione e riconoscimento delle unioni omosessuali. Però non dice se si tratti di patto di mutua assistenza non equiparabile al matrimonio, e non parla neanche della possibilità di adozione. Il punto poi ha un paragrafo relativo alle convivenze con la registrazione delle coppie di fatto, senza specificare approfonditamente le metodologie. C’è un paragrafo dedicato al divorzio veloce, un altro alla fecondazione assistita ed infine uno sui diritti delle idee relativo ai diritti di proprietà intellettuale.  La sensazione che si ha leggendo i diversi paragrafi di questo punto è che non si sia voluto approfondire per non rischiare il consenso. Il programma finisce con il punto numero 12 la proposta più importante che è quella meno argomentata perché è la richiesta di suggerimenti e idee ulteriori.
A conclusione di questa carrellata vorrei sottolineare che a mio avviso è un peccato che sia stata sprecata tanta vitalità e tanto potenziale mediatico da parte di Matteo Renzi, che io ritengo molto in gamba e soprattutto in perfetta buona fede. Allora qual è la cosa migliore da fare in termini etici? Il suo programma non evidenzia un percorso etico ben individuato limitandosi come detto ad enunciare alcune buone intenzioni da tutti condivisibili, e dunque quello che mi permetterei di suggerire affinché abbia qualche chance nelle primarie di cambiare strategia: 1) semplificare il programma in 4 punti; 2) parlare solo di obiettivi etici; 3) presentare la squadra che dovrà supportarlo; 4) prendersi pubblicamente l’impegno di ricoprire il ruolo di Presidente del Consiglio di un governo che sia veramente politico e quindi la più alta espressione dell’etica, presentando una lista di ministri che non giureranno solo davanti al Presidente della Repubblica, ma davanti a tutti in Piazza del Popolo, ciascuno prendendo l’impegno ufficiale ed in prima persona di voler lavorare, con la massima trasparenza per il bene comune di tutti gli italiani senza parzialità, di non avere conflitti di interesse, di non aver usato in passato, rifiutandole anche per il futuro prassi di corruttela e concussione oltre che di approfittamento economico e finanziario.
Semplificazione del programma in 4 step: 1) competenza professionale; 2) conoscenza dei limiti etici del servizio politico; 3) trasparenza; 4) censura sociale.
Gli obiettivi etici sono la promozione del bene comune e la salvaguardia della dignità dell’uomo in ogni suo aspetto e delle tre progettualità fondamentali: sociale, politica ed economica;
Mettere su Internet nomi e cognomi e curricula della squadra con possibilità da parte di ogni potenziale elettore di interloquire con ciascuno dei componenti ma anche dei consulenti esterni;
All’atto della vittoria delle elezioni impegnarsi con chi ha dato la propria fiducia a sottoscrivere procedure cosiddette di best practice a favore degli obiettivi etici indicati.
Se Matteo Renzi capirà che la crisi è di ordine etico rendendosi disponibile non solo alla “rottamazione” ma alla ricostruzione della società italiana  nei suoi aspetti più profondi potrà certamente vincere e cominciare a far sperare in un futuro migliore: le idee camminano sulle gambe degli uomini…se gli uomini hanno il coraggio di portarle aventi le idee cambiano il mondo……altrimenti le idee restano in un cassetto e gli uomini continuano a piangersi addosso!