etica

"... Non vogliate negar l'esperienza di retro al sol, del mondo sanza gente. Considerate la vostra semenza fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza". (Dante, Inferno canto XXVI, 116-120).


lunedì 13 luglio 2015

LA GREXIT, L’EUROPA E L’ETICA TEDESCA

Articolo 3
(ex articolo 2 del TUE)
1. L'Unione si prefigge di promuovere la pace, i suoi valori e il benessere dei suoi popoli.
2. L'Unione offre ai suoi cittadini uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia senza frontiere interne, in cui sia assicurata la libera circolazione delle persone insieme a misure appropriate per quanto concerne i controlli alle frontiere esterne, l'asilo, l'immigrazione, la prevenzione della criminalità e la lotta contro quest'ultima.
3. L'Unione instaura un mercato interno. Si adopera per lo sviluppo sostenibile dell'Europa, basato su una crescita economica equilibrata e sulla stabilità dei prezzi, su un'economia sociale di mercato fortemente competitiva, che mira alla piena occupazione e al progresso sociale, e su un elevato livello di tutela e di miglioramento della qualità dell'ambiente. Essa promuove il progresso scientifico e tecnologico. L'Unione combatte l'esclusione sociale e le discriminazioni e promuove la giustizia e la protezione sociali, la parità tra donne e uomini, la solidarietà tra le generazioni e la tutela dei diritti del minore. Essa promuove la coesione economica, sociale e territoriale, e la solidarietà tra gli Stati membri. Essa rispetta la ricchezza della sua diversità culturale e linguistica e vigila sulla salvaguardia e sullo sviluppo del patrimonio culturale europeo.
 4. L'Unione istituisce un'unione economica e monetaria la cui moneta è l'euro.
5. Nelle relazioni con il resto del mondo l'Unione afferma e promuove i suoi valori e interessi, contribuendo alla protezione dei suoi cittadini. Contribuisce alla pace, alla sicurezza, allo sviluppo sostenibile della Terra, alla solidarietà e al rispetto reciproco tra i popoli, al commercio libero ed equo, all'eliminazione della povertà e alla tutela dei diritti umani, in particolare dei diritti del minore, e alla rigorosa osservanza e allo sviluppo del diritto internazionale, in particolare al rispetto dei principi della Carta delle Nazioni Unite.
6. L'Unione persegue i suoi obiettivi con i mezzi appropriati, in ragione delle competenze che le sono attribuite nei trattati.



LA GREXIT , L’EUROPA  E L’ETICA TEDESCA
carissimi amici e lettori, nello scusarmi per la mia lunga assenza dal blog dovuta i miei impegni accademici nella Repubblica Democratica del Congo, vi confesso che pensavo di avere un po’ più di calma per riflettere ed esprimere il mio pensiero sui diversi argomenti che riempiono le pagine dei  giornali e rendono inquietanti il talk show televisivi. Essendo questo mio blog un archivio di riflessione per tutti coloro che desiderino configurare un proprio pensiero in termini etici su argomenti come l’Isis, come il matrimonio gay, l’immigrazione, la droga, i conflitti generazionali, i risultati del jobs act, la legge sulla riforma della scuola, la crisi economica, l’ultima enciclica di Papa Francesco Laudato si’ ed altre ancora, ogni post necessita di una adeguata analisi unitamente ad uno studio minuzioso e ad accurate indagini.   Invece in questo caso  mi trovo costretto ad intervenire immediatamente e con tempestività per esprimere tutto il mio disappunto di fronte a questa inverosimile questione della  Grexit (= Uscita della Grecia dall’Euro?).
Venendo dal Congo penso sempre di arrivare in una Europa dove il cammino della democrazia, l’equilibrio dei popoli, il futuro delle nuove generazioni, siano cose ormai scontate. Invece mi trovo di fronte ad una situazione che lascia veramente esterrefatti. Mai avrei pensato, da europeista convinto, che saremmo giunti a questa situazione. Eppure l’Europa era stata l’idea portante dei padri fondatori per esprimere con questa parola, la solidarietà fra i popoli dopo la sanguinosa ultima guerra e la distruzione di intere nazioni. Europa per loro voleva significare non più conflitti, ma solidarietà, aiuto reciproco, sussidiarietà.
Oggi invece il termine Europa significa e si declina innanzitutto con la GREXIT. Certamente si troveranno dovute soluzioni di compromesso, imposte dalla irreversibilità dell’euro che avendo creato complessi intrecci di interessi, anche ai più accaniti assertori della fuoriuscita della Grecia, non conviene insistere più di tanto. Tuttavia è veramente avvilente che  l’idea d’Europa non possa essere pienamente configurata se non guardando al suo contrario, cioè alla sua intransigenza. Certo coloro che dicendo Europa pensano a Grexit, non immaginano che tra non molto potrà verificarsi anche la Portexit, la  Spanexit, l’Italexit e pian pianino tutti gli altri “Partnerexit”! Sì, chi la pensa in questo modo non ha ancora capito che l’eventuale Grexit significa la dissoluzione dell’idea di Europa, non capisce che a perdere non è la Grecia, bensì è l’Europa e con questa tutti noi e tutte quelle nazioni che ci hanno creduto e che purtroppo non hanno il coraggio di opporsi ad una mentalità ristretta e ad una visione ancorata a rigidità di orizzonti, promosse dalla nazione che dall’Europa solidale ha guadagnato di più.  Dalla nazione che nonostante si sia macchiata delle più grandi responsabilità in termini di  disumanità del secolo scorso segnato da due guerre sanguinosissime,  sia portatrice del più grande debito mai confessato ai  partner europei dovuto sia ai danni di guerra, anche se abbonati, sia alla sua  riunificazione sostenuta proprio per ragioni di solidarietà da tutti gli altri popoli, e, sostenuta anche dall’Art. 107 (ex art. 87 del TCE comma c) del trattato UE rivisto a Lisbona, i quali  benché avessero subito i danni più ingenti in termini di vite umane e di distruzioni dell’ultimo secolo,  non hanno esitato a tenderle una mano.
Questa nazione purtroppo ha la peculiarità di allinearsi e coprirsi dietro i propri leader anche se ciò che essi dicono non ha senso, l’essenziale è che si risvegli in ciascuno di loro la forza del potere, suscitato dalla pedissequa aderenza alle leggi che doni loro la capacità di imporsi a qualcun altro ridestando  l’orgoglio di sentirsi superiori………come lo dimostra quello che sono riusciti a fare in nome della “purezza della razza” in cui risiedeva la superiorità di uomini che formavano un popolo che ancora oggi dovrebbe fare “memoria di vergogna” e tacere……..…quello del Terzo Reich!
Comunque questa posizione non esclude anche un’altra responsabilità importante e che è in capo ad un’altra nazione: la Repubblica Italiana la quale risulta tenutaria dei trattati  art. 55 ex art. 53 del TUE. Quindi se la tenutaria dei trattati, custode dei valori, non è capace di farsi valere evidentemente c’è qualcosa che non torna. Eppure abbiamo una rappresentanza nel parlamento europeo di ben 73 parlamentari, abbiamo un presidente del Consiglio che risponde al nome di Matteo Renzi che ha espletato funzioni di Presidente nel passato semestre europeo, abbiamo anche una…..rappresentante PESC, nonché Vicepresidente della Commissione che risponde al nome di Federica Mogherini, di cui si conoscono soltanto le……. Gaffes  (figuracce) riportate dai giornali e dalla Rete! Ma quest’”Italietta imbelle e pacifista” del Corradini del Prezzolini e di Dannunzio troverà il coraggio o meglio, gli “uomini di  caratura” per potersi prendere le responsabilità di far rispettare non le regole tecniche, bensì i valori inseriti nelle lettere dei trattati?
Non potendo permettermi di far pensare ai lettori di sembrare troppo di parte, come non si addice certamente a chi debba fare una riflessione etica da lasciare a chi legge per permettergli di capire meglio, di formarsi un’idea, e di configurare un possibile scenario futuro che sia razionalmente fondato, ritengo sia opportuno proseguire per gradi.

 LA GREXIT
Domandiamoci che cosa significa Grexit: nulla! significa solo una presa di posizione su criteri di giudizio che sovrastano l’obiettività dei dati di fatto. La Grecia, innanzitutto non è che una realtà marginale dell’Europa, con i suoi 11 milioni di abitanti circa (paragonabili alla nostra Regione Lazio) ed il suo deficit che tutto sommato possiamo quantificare al massimo in 340 miliardi pari quasi al 180% del Pil,  si suddivide grosso modo per 64 miliardi  alla Germania, 46 miliardi alla Francia, 35 all’Italia, 45 al Fondo Monetario internazionale, 141,8 miliardi all’ESM (European Stability Mechanism o Fondo Salva Stati).  Ma per calarci  a fondo con cognizione di causa nella situazione dobbiamo anche renderci conto dello svolgimento dei fatti e come il debito da 100 sia passato a oltre 340 miliardi in poco più di un anno. Le tappe sono state: nel maggio 2010 un primo pacchetto d’aiuti fornito dalla troika per 110 miliardi di euro, la cui contropartita prevedeva una manovra lacrime e sangue con tagli a tredicesime e quattordicesime degli impiegati pubblici, l’aumento dell’età pensionabile, dell’Iva e di altre imposte, per un totale di 40 miliardi. L’anno successivo e precisamente nel giugno 2011, il governo ellenico  ha potuto ottenere dai partner europei altri fondi pari a 120 miliardi ed il 21 luglio dello stesso anno dopo un vertice straordinario dei capi di Stato e di governo  riceveva ulteriori aiuti per 109 miliardi di euro, unitamente ad una rinegoziazione delle condizioni di rimborso che prevedeva  più tempo per restituire i prestiti ed una riduzione dei tassi di interesse.  Tutto ciò non è bastato perché la situazione non accennando a cambiare impone l’accettazione da parte delle banche private detentrici dei titoli ellenici di una ristrutturazione cosiddetta haircut. Ciò si concretizza nel febbraio del 2012 quando appare evidente che la massa di debiti che grava sulle casse del governo greco non è sostenibile, e l’Eurogruppo si accorda su un taglio di 107 miliardi del debito tramite la riduzione del valore dei titoli in mano ai creditori privati.  Solo così si è evitato che il valore dei prestiti arrivasse al 240% del pil. Nel frattempo le misure di austerità previste dai memorandum collegati agli aiuti hanno come è noto imposto sacrifici molto pesanti alla popolazione, in particolare alle fasce deboli. Senza soffermarci sulle proposte greche sempre rinviate al mittente soprattutto da parte della Germania, l’ultimo piano presentato da Tsipras prima del referendum dello scorso 5 luglio, prevedeva ancora ulteriori sacrifici come l’aumento delle entrate fiscali dell’1,51% del Pil già nel 2015 e del 2,87% nel 2016. L’Iva, inoltre, sarebbe stata portata al 23%, mantenendola al 13% soltanto per i beni di primissima necessità e al 6% per i farmaci e i libri. La prevista riforma delle pensioni molto simile a quella italiana  si allineava alla media europea. La spesa pensionistica sarebbe stata ridotta nel 2016 per un importo pari all’1,05% del Pil e dell’1,1% l’anno successivo. Ma tutto ciò non è bastato.  Una cosa da notare ed un poco insolita è il fatto che c’era da parte del Governo ellenico, anche una volontà di ridurre la spesa militare, ma questo non è stato possibile perché? Dice l’Huffington post  dell’11 luglio che  “nella controproposta presentata da Tsipras c'era un altro riferimento diretto alla spesa militare: taglio - questa l'intenzione del governo ellenico - di 200 milioni quest'anno e 400 milioni l'anno prossimo. Niente da fare: noi, ha detto Jean-Claude Juncker, non trattiamo più. Il no a questa proposta ha una spiegazione che ha decisamente poco a che fare con il rigore, i conti, la politica e il rispetto delle regole. Le forniture messe in discussione da Atene riguardavano sottomarini Poseidon, carri armati Leopard 2A6 Hel, missili Stinger e i caccia F-15 prodotti dalla tedesca Krauss-Maffei Wegmann. “
Forse allora riusciamo anche a capire che cosa significa Grexit: interessi economici, come lo sono stati quelli degli anni precedenti: dall’entrata della Grecia nell’Euro, la cui sistemazione dei conti ha avuto come consulente la Goldman Sachs, mentre alla presidenza della Commissione Europea c’era Romano Prodi;  al piano di investimenti greci finanziato dalla Germania attraverso la Deutsche bank; agli investimenti per le olimpiadi, e via dicendo. Il business greco non riguardava soltanto i tassi di interesse da lucrare sui finanziamenti accordati, quanto più l’abbassamento dei rating che provocavano un rialzo dei CDS, vale a dire la possibilità di lucrare in termini di derivati su credito dalle vicende greche: da un lato si finanziava il debito e dall’altra si scommetteva sul default dello stesso, in poche parole, una speculazione finanziaria assurda.  Va da sé dunque che in un tale sistema il finanziamento del debito come più sopra presentato serviva a sostenere il sistema bancario greco per permettere a Banche e Governi prestatori  non solo di non perdere i propri profitti, ma addirittura di lucrare scommettendo finanziariamente sullo spauracchio del default greco, proprio come sta accadendo attualmente con la GREXIT! Il termine si declina quindi con speculazione, che non ha nulla a che vedere con la fuoriuscita della Grecia dall’Euro che nel suo default porterebbe anche l’Europa e con essa la Germania i cui esponenti (Merkel, Schaeuble e compagni) non si sa a che gioco stiano giocando.

L’EUROPA
Chiarito il movente del perché l’euro è irreversibile! E non certo solo per i motivi tecnici che tutti possono intuire, legati alla circolazione, al valore, alle transazioni, alle relazioni bancarie ecc. vediamo brevemente cosa manca all’Europa. La prima cosa è la visione del suo futuro come Unione effettiva, come strategia unitaria decretata a Lisbona. L’Europa manca di una  carta Costituzionale che ne faccia un unico Paese quella carta costituzionale che è rimasta lettera morta e che pur se recepita in alcuni punti nella revisione del trattato UE, lascia sempre un Europa a “numero di stati”. Ciò significa che non ci potrà essere una politica monetaria, e fiscale unica, una vera banca centrale europea ed un bilancio europeo che rendano l’UE omogenea nel trattamento dei suoi cittadini. Non esiste la possibilità di finanziare politiche di correzione di shock asimmetrici, di finanziare politiche sociali redistributive, né tanto meno fare interventi sui gap di produttività e di competitività tra i paesi dell’eurozona e tra l’Europa ed il resto del mondo. L’Europa deve trasformare gli stati in proprie regioni, solo così si potrà pensare ad un rapporto di solidarietà politica e non ad un solo rispetto delle regole, che permette alla nazione che ha ricevuto di più di fare la voce grossa. L’Europa non è soltanto Germania e Francia che concertano sul da farsi in merito alla GREXIT, ma tutta l’Unione che dalla cessione di sovranità degli stati e dall’imbrigliamento delle politiche nazionali deve attuare politiche comuni, coordinate a livello europeo e non interstatale, deve favorire il miglioramento delle riforme regionali evitando spillover negativi e promuovendo attività comuni, costituendo reti transnazionali, fornendo finanziamenti di tipo solidaristico, creando meccanismi di incentivazione e individuando nuove fonti di finanziamento, promuovendo l’allentamento del patto di stabilità con coperture una tantum, con garanzie su emissioni obbligazionarie, con contribuzioni a fondo perduto come solidarietà ed infine fare un uso più mirato della tassazione sulle  operazioni finanziarie. Insomma per capirci riassumo: occorre una costituzione, una politica fiscale, monetaria, salariale comune, occorre una banca centrale, occorre l’assunzione del debito diretto di tutti i debiti sovrani dell’UE almeno del 60% di ciascun partner, occorre che la nazione (o meglio la Regione) in surplus di bilancia dei pagamenti indirizzi tutto il proprio surplus verso investimenti produttivi concertati nei paesi (o meglio Regioni) più in deficit per creare uno sviluppo reale e condiviso, senza più “compiti a casa” o “presunzioni di superiorità” politiche ed economiche; occorre infine uscire da queste politiche di austerità che non giovano a nessuno e che permette soltanto a sedicenti giornalisti come Oscar Giannino, al quale Radio 24 dà ancora possibilità di parola dopo i noti fatti, di continuare a fare sproloqui da ragioniere “spocchiosamente tecnico”, sulla necessità che la Grecia esca dall’euro per risanare l’Europa! Se è vero che nel nostro sistema di sviluppo è la spesa che crea possibilità di crescita economica, allora inventiamoci gli investimenti produttivi che sostengano l’occupazione e con questa lo sviluppo e non continuiamo a seguire le politiche miopi di tedeschi, olandesi  e finlandesi facendo pensare che l’Europa, questa Europa sia in realtà il concerto degli ex stati colonialisti miranti a sfruttare ogni debolezza percepita. La politica di austerità ha generato recessione, la recessione ha generato l’isolamento interno dei paesi additati disonorevolmente come PIIGS ed ha contribuito ad isolare l’Europa dal resto del mondo bloccandola su strutture tecniche, regole fisse non negoziabili, rigidità strategiche che hanno impedito il necessario coordinamento delle politiche macroeconomiche a livello globale tendenti assurdamente a rilanciare una improbabile crescita esportando spinte recessive e creando un conflitto oggettivo sia con gli Stati Uniti che con la Cina ed il sud est asiatico  invece dell’invocato equilibrio socio-politico-economico necessario al superamento di questa grande crisi mondiale.

L’ETICA TEDESCA
Scusandomi per la lunghezza del post, non posso però concludere senza dare una chiave di lettura importante alla situazione sottolineando la causa dei mali che più sopra ho evidenziato: l’etica tedesca!
Sì, è importante che tutti capiscano che la realtà che stiamo vivendo in Europa è figlia legittima e naturale della mentalità tedesca che dietro un’etica di facciata rivendica una rivincita che ancora non riesce ad avere, per chi vuole approfondire rimanderei ad una mia intervista rilasciata alla Direttrice della Rivista Cronache e Opinioni, Paola di Giulio rilasciata nel gennaio 2012  http://agenda-etica.blogspot.it/p/dentro-la-crisi.html  in cui ho messo in evidenza alcuni aspetti che ancora oggi ci coinvolgono. Comunque prima di terminare vorrei citare alcuni pensieri di Keith Botsford  contenuti nel saggio “Was ist Deutsch? Note su un’identità difficile” apparso sul n. 2/2015 di Limes in cui suggerisce tra l’altro  che “tutti fatichiamo a trovare una definizione di Germania e per ottime ragioni.” Tra quelle che l’Autore suggerisce sono:  
A) “ secondo Giulio Cesare i popoli germanici fanno continuamente la guerra. Gente bellicosa…[…]. Ben prima degli accessori del potere, a unirli era la lingua che parlavano. Ecco cosa li definiva.
B) …Nonostante gli sforzi di Martin Lutero per renderla popolare e accessibile , questa lingua non si è mai concessa facilmente ai forestieri, alberga, potente come lo stesso Faust, da qualche parte nel profondo della mente di ogni tedesco.
C) ……Come spiega Christopher Clarck , la cancellazione del nome Koenisberg, oggi la russa Kalinigrad un tempo proprietà dei cavalieri teutonici, ha significato additare la città e la Prussia “come la fonte del militarismo e della reazione nella storia tedesca , [che] per questo doveva essere esorcizzata dalla mappa dell’Europa. Uno spirito inquieto che doveva essere scacciato. Non esiste altro precedente di abolizione di uno stato in tempo di pace. “Der bestirnte Himmel über mir, und das moralische Gesetz in mir.”…
D)……. Anne Bonnenkamp-Renken descrive Faust come “un simbolo dell’energia di una nazione in crescita” ma che oggi “si dibatte sempre con fallimenti e rimorsi”…..[..]Secondo Steffen Martus, per Jakob Grimm “una lingua funziona secondo le sue leggi interne, queste leggi non sono plasmate da forze esterne e una lingua è un organismo vivente e autonomo…(..)..I cambiamenti nel tedesco, quindi, saranno effettivi solo se provenienti dall’interno , in accordanza con il modo tedesco di fare le cose”.
E) … Kauder sostiene a ragione che l’insistenza di Freud sui fattori irrazionali dietro alla presunta razionalità della repubblica di Weimar rendeva più evidente il complesso della repubblica stessa. Nel 1938 , quando Freud scappò in Inghilterra, quel che un tempo era stato un antisemitismo razionale (gli ebrei non erano abbastanza tedeschi) si era tramutato in un antisemitismo irrazionale (gli ebrei come ostacolo per una nuova e spirituale nazione tedesca). Il fenomeno Hitler, in questi termini, è così un altro esempio di un’irrazionalità specificamente tedesca. Misfatti orrendi furono commessi a causa di essa e della sua vittoria sulla condotta politica razionale.”  L’autore continua con una domanda: “Dove ci porta tutto ciò? Che cos’è davvero la Germania della Signora Merkel? Quant’è tedesca?  Per tenersi saldi tra il razionale e l’irrazionale,  la nostra memoria nazionale deve essere organizzata, costruita e razionalizzata. Si tratta di una questione personale , poiché noi siamo quello che ricordiamo”.


E la nostra domanda sale spontanea: ma questi tedeschi che cosa ricordano? Qual è la loro concezione del bene?...la supremazia, la razza …? No, la loro etica dice Botsdorf in chiusura è che “Il male subito ed il male perpetrato sono due poli inculcati della mentalità tedesca. Una mentalità,  per tornare al punto di partenza, che non possiamo davvero conoscere. E Forse nemmeno accettare. Siamo conigli.”

mercoledì 29 aprile 2015

L’EXPO 2015 MOLTI ADEPTI E POCA COSCIENZA .. e Dio che attende una risposta

E venne il macellaio 

che uccise il toro 

che bevve l'acqua 
che spense il fuoco 
che bruciò il bastone 
che picchiò il cane 
che morse il gatto 
che si mangiò il topo 
che al mercato mio padre comprò.

BRANDUARDI  ALLA FIERA DELL’EST



Il prossimo primo maggio oltre alle diverse ricorrenze riguardanti il lavoro, ci porterà una serie di contraddizioni che ciascuno di noi si porta dentro senza avere il coraggio di uscire allo scoperto.

COSCIENZA E DIGNITA’
Potranno sembrare da un lato “luogo comune” dall’altro “presa di coscienza”. Ciò che forse a pochi verrà in mente è il perché di questa affermazione, vale a dire a che pro.  Secondo me, capire le finalità di una affermazione appartiene non tanto agli intelligenti, quanto meno ai dotti o agli eruditi, capire le finalità di un’affermazione è caratteristica che appartiene solo all’uomo consapevole della propria dignità. Infatti ogni pensiero, ogni decisione ed ogni azione compiuti, si indirizzano verso molteplici finalità per cui discernere l’obiettivo primario e tutti gli altri che ne derivano è cosa piuttosto difficile.
 Per poter decifrare la configurazione concreta che sottende un pensiero, in merito alla propria finalità, si devono possedere le chiavi giuste, si deve impiegare una capacità ermeneutica che soltanto una metodologia logico-sequenziale permette di esprimere. Perché? Tale metodologia risulta rispondente alla comprensione perché guida l’intelletto nella cosiddetta analisi critica: qualcosa che non fa quasi più nessuno al giorno d’oggi. Analisi critica significa colpire profondamente il proprio intimo fino a ridurlo inerme di fronte ad una realtà che ci interroga con i suoi cambiamenti repentini. Significa distruggere quella corazza di “indifferenza” che sembra l’ultimo baluardo della nostra sopravvivenza. Significa lavorare il cemento della nostra insensibilità per permettergli di accettare nuove importanti impronte. Significa riscoprire la propria dignità, vale a dire la conoscenza più adiacente a quei caratteri che determinano la nostra dimensione umana e che soltanto ciascuno in sé può comprendere, definire e conoscere.
Con questo discorso non vorrei spaventare nessuno, vorrei soltanto proporre una riflessione diversa, una riflessione che possa riportare ciascuno a confrontarsi con la propria relazione umana, con la propria relazione sociale e con le proprie categorie di pensiero. Lo scopo è quello di creare un dibattito rivolto ad un intento che oggi trova molti adepti a parole e poche “coscienze” nei fatti. Questo intento che esprimo oggi  e che comincia con questa riflessione condivisa vorrei che potesse continuare attraverso una seria e coinvolgente partecipazione di idee, pensieri, terminologie, concetti, assiomi, convinzioni rivolte ad un recupero di quella finalità prettamente ed esclusivamente umana che si chiama etica!

L’ETICA INTERPRETATA
Sì l’etica, così come viene interpretata ed esercitata da ciascuno di noi e l’etica invece com’è e come deve essere nei suoi risvolti più veri e profondi. Certo prendere spunto dall’Expo per parlare di etica è come sparare sulla Croce Rossa, ma io credo che per poter svegliare le coscienze e renderle partecipi delle proprie responsabilità occorra compiere un’azione efferata “sparando sull’inermità” della nostra interiorità. Scardinando la nostra ignavia. Forse in questa maniera riuscirò a suscitare l’indignazione vera ad opera della nostra dignità nascosta o malcelata che non aspetta altro che la goccia che faccia traboccare il vaso,  per esplodere! Infatti questa iniziativa che finora non ha visto altro che peripezie di corruzione, violenze e malaffare nel suo percorso di attuazione, si troverà a scuotere le nostre coscienze anche nel giorno della sua apertura e chissà, certamente, anche nel prosieguo delle sue attività.

IL MESSAGGIO
 In tale occasione occorrerà conciliare due correnti di pensiero difficili da integrare, la prima rivolta alla facciata squisitamente commerciale e di marketing dell’iniziativa e l’altra invece più esistenziale di dimostrare che l’Esposizione universale in atto non è solo padiglioni ed eventi, ma soprattutto necessità di riflessione su un’umanità che ha bisogno di ritrovarsi in una integrazione esistenziale di rapporti umani  e sociali che denaro, ricchezza, concorrenza e “capitalismo di sottrazione” hanno da tempo imposto di  dismettere. In questa occasione dovrebbe risvegliarsi quell’orgoglio personale che trasferendosi nel contesto sociale faccia considerare l’Expo come una importantissima occasione per ribadire con concretezza un messaggio di pace, un messaggio per dire che sta avvenendo una svolta nel cammino della nostra post-modernità in cui la Terra diviene un elemento di primaria importanza la cui sopravvivenza garantirà la sopravvivenza del genere umano. Non a caso il tema dell’evento ce lo comunica espressamente: “Nutrire il pianeta, energia per la vita”. Come tutti o quasi tutti sanno, parafrasando quanto riportato sul sito ufficiale,
 l’Expo Milano 2015 è l’Esposizione Universale che l’Italia ospiterà dal primo maggio al 31 ottobre 2015 e sarà il più grande evento mai realizzato sull’alimentazione e la nutrizione. Ecco perché, proprio in virtù di questa novità per sei mesi Milano diventerà una vetrina mondiale sotto gli occhi del mondo intero in cui i Paesi, saranno nel contempo protagonisti e spettatori, mostrando il meglio delle proprie tecnologie per dare una risposta nuova e concreta ad un’esigenza  che si dimostra sempre più vitale man mano che la globalizzazione riveli, mi si lasci dire, i suoi perniciosi effetti. La finalità ultima che riporto direttamente dal sito è: “riuscire a garantire cibo sano, sicuro e sufficiente per tutti i popoli, nel rispetto del Pianeta e dei suoi equilibri.” Sempre sul medesimo sito si danno informazioni circa l’area espositiva pari a 1,1 milioni di metri quadri, alla presenza di più di 140 Paesi e Organizzazioni internazionali che saranno coinvolti con propri stands e manifestazioni per accogliere oltre 20 milioni di visitatori attesi da tutto il mondo.
 Questo evento viene presentato come “l’evento internazionale più importante che si terrà nel nostro Paese.” Oltre a queste informazioni  riporto  quanto si evidenzia in maniera quasi appassionante: “Expo Milano 2015 sarà la piattaforma di un confronto di idee e soluzioni condivise sul tema dell’alimentazione, stimolerà la creatività dei Paesi e promuoverà le innovazioni per un futuro sostenibile. Ma non solo. Expo Milano 2015 offrirà a tutti la possibilità di conoscere e assaggiare i migliori piatti del mondo e scoprire le eccellenze della tradizione agroalimentare e gastronomica di ogni Paese. Per la durata della manifestazione, la città di Milano e il Sito Espositivo saranno animati da eventi artistici e musicali, convegni, spettacoli, laboratori creativi e mostre.”, per sottolineare che l’intento o la finalità poi alla fine si rivela per quella che è e vuole essere: una manifestazione di  solo stampo commerciale ed economico. 

LA FINALITA’
Ritengo necessario portare all’attenzione di tutti la parzialità della comunicazione che, come di solito accade sempre in questi eventi, non affronta il vero nocciolo del problema, prendendo spunti dai rintocchi mediatici più forti e tralasciando quelle che sono le criticità più profonde e le vulnerabilità più subdole del sistema. In questo caso sia per la cosiddetta Carta di Milano sia per quanto concerne le citate Best practices, manca quell’elemento fondamentale che dovrebbe caratterizzare questa manifestazione che poi non è tanto una semplice manifestazione, ma una dimostrazione effettiva di come il mondo sta girando e come girerà nel futuro o meglio cosa finirà  nelle bocche della gente e nelle tasche di coloro che beneficeranno di un sistema agroalimentare sempre più industrializzato e globalizzato come le multinazionali dell’alimentazione e della trasformazione alimentare. In poche parole ciò che mi sembra di poter osservare è che l’assunzione di responsabilità, di cui si parla, non tocca il versante più delicato rappresentato dalla componente etica della prassi. 
Alcuni, tra i responsabili della manifestazione ed altri sociologi, adagiati  su posizioni di mera facciata, ci dicono che attraverso l’Export l’Italia si affermerà come il Paese delle quattro potenze quali la “bellezza” che i territori e i paesaggi del nostro splendido Paese esprimono e infondono in termini di meravigliose emozioni a coloro che verranno in Italia; poi mettono al secondo posto il “saper fare” della nostra creatività e del nostro ingegno applicato alla trasformazione dei prodotti, alla qualità notoria del cosiddetto “made in Italy”; a seguire indicano una terza potenza rappresentata dal “limite” vale a dire secondo loro , la capacità di superare in maniera incredibile anche l’insuperabile, di vedere anche l’invisibile di superare ostacoli e vincoli che nella storia ha caratterizzato l’impronta delle scoperte e delle invenzioni sempre in qualche modo attuate, suscitate o quantomeno indirizzate nella maggior parte dei casi se non nella loro totalità da un italiano. La quarta potenza infine è il “futuro”, quell’energia che perpetua la vita e la biodiversità salvaguardate, riconfigurate e riproposte in una strategia di esaltazione dell’esistenza.
Purtroppo anche qui siamo in presenza di affermazioni vere, belle, importanti ed affascinanti che all’impatto con la realtà divengono però, solo amare “chiacchiere”.  Infatti se approfondiamo il discorso notiamo che lo spirito della manifestazione è esclusivamente economicistico perché se consideriamo l’ambiente, il percorso, i partecipanti, gli appalti e le attività che ancora devono essere ultimate, ci accorgiamo che alla base c’è una forte lacuna etica, sia in termini di onestà, sia in termini di visione di bene comune.
 Manca infatti a mio avviso quell’elemento di impegno che non sia la semplice responsabilità sociale d’impresa che ormai, riempie la bocca di tutti, ma in realtà poi appare essere cosa vuota nel “cervello del management” delle imprese che contano, come purtroppo si nota in analogia con le “certificazioni di qualità” divenute mero strumento di facciata.  La responsabilità, specialmente in campo alimentare, non deve passare solo per il concetto di “sfamare bocche” dei poveri del terzo mondo o di fermare le deforestazioni operate per l’espansione della produzione di olio di palma. La sicurezza alimentare non deve riguardare soltanto la possibilità di poter dare a tutti la possibilità di mangiare; la sicurezza alimentare non è determinata dagli aiuti.

L’IMPEGNO E LA RESPONSABILITA’
Dobbiamo scrollarci di dosso queste vecchie categorie di pensiero e cominciare a dire che la sicurezza alimentare passa innanzitutto attraverso la trasmissione di conoscenze, l’attuazione di infrastrutture, la lotta alla falsificazione dei processi alimentari, la lotta alla sofisticazione dei processi di trasformazione, la lotta all’uso di prodotti chimici nel sistema agro-alimentare. Bisogna avere il coraggio di guardarsi in faccia e rendersi conto che “la cinesizzazione dei processi” non porta soltanto alla distruzione delle filiere produttive, ma anche alle intossicazioni alimentari, alle trasformazioni biologiche, alle bombe “ogm” di cui non si conosce la potenza distruttiva. Purtroppo nell’EXPO non c’è “vincolo etico” di partecipazione, ogni stato mette in campo le sue forze, buone o sofisticate che siano, nessuno le esamina. Ognuno può far mostra dei propri prodotti e dei propri sistemi produttivi, anche se poi essi nascondono risultati che avvelenano l’esistenza umana, distruggono la fertilità del territorio, schiavizzano gli usi in termini alimentari. Perché nell’EXPO, invece di parlare di best practice come whisfulthinking,  non si è pensato di aprire invece un padiglione per mostrare tutte le storture e le aberrazioni  e i danni derivati nel tempo dalla sofisticazione ambientale e alimentare. Perché non si è pensato per ciascun Paese a richiedere di quantificare i danni prodotti, sia in termini di alterazioni di flora e fauna, sia in termini di sicurezza alimentare con la sottoscrizione di un impegno a non ripetere più lo stesso errore indicando anche la sanzione stabilita per i trasgressori.

LA CENSURA SOCIALE
Gli episodi che vorrei ricordare per sostenere questa mia posizione, innanzitutto come essere umano, poi come cittadino ed infine come consumatore, affinché attraverso una presa di posizione etica siano salvaguardati i miei diritti, sono: la mucca pazza, le pesti aviarie, suine ed ovine, l’uso di anabolizzanti, antibiotici, estrogeni per animali, l’uso dei conservanti negli alimenti vegetali animali ed ittici, le contaminazioni chimiche, gli additivi alimentari e gli imballi,  l’uso di concimi chimici e di diserbanti venefici ecc.  Inoltre non deve essere sottovalutato il fatto che l'incremento dei casi di intossicazione alimentare è anche dovuto all'estendersi della fascia di soggetti a rischio (anziani, bambini, ìmmunodepressi) sempre più invogliati dalle pubblicità compulsive; è anche causato da fattori che concernono le diverse fasi di produzione, di difficile tracciabilità, (per esempio i metodi intensivi di allevamento del pollame); trova anche origine dalla lavorazione degli alimenti in cui il problema è costituito dalla bassa specializzazione del personale addetto alla confezione degli alimenti e del suo rapido turnover, che non consente di ottenere una corretta formazione igienico-sanitaria, nonché altre prassi che non ci è dato di conoscere e riportare. 
Tutti questi episodi attendono ancora di conoscere chi li ha originati e come ci si è organizzati per evitare che si ripetano.

LA SOLUZIONE
Il bisogno di etica quindi è evidente e gli argomenti addotti ci fanno capire che in questo settore mancano o meglio vengono ignorati quegli elementi che permetterebbero di riequilibrare le sorti di uno sviluppo veramente sostenibile, durevole, equo e tendente al bene comune. Sto parlando delle componenti della certificazione etica proposte nel progetto di legge n. 2933 http://www.camera.it/_dati/leg16/lavori/schedela/apriTelecomando_wai.asp?codice=16PDL0034850 presentato nella scorsa legislatura il cui iter prevede 4 step importanti: 1) la competenza professionale; 2) la conoscenza dei limiti etici della professione o attività; 3) la trasparenza e 4) la censura sociale. 
Perché tale proposta, pur essendo sottoscritta da 10 parlamentari, non è stata non solo non discussa, ma neanche messa all’ordine del giorno dalla X Commissione attività produttive della Camera dei Deputati?
 Forse perché parlava di etica vera e....quando è così mi vengono in mente le parole di papa Francesco:

 “All’etica si guarda di solito con un certo disprezzo beffardo. La si considera controproducente, troppo umana, perché relativizza il denaro e il potere. La si avverte come una minaccia, poiché condanna la manipolazione e la degradazione della persona. In definitiva, l’etica rimanda a un Dio che attende una risposta impegnativa, che si pone al di fuori delle categorie del mercato. Per queste, se assolutizzate, Dio è incontrollabile, non manipolabile, persino pericoloso, in quanto chiama l’essere umano alla sua piena realizzazione e all’indipendenza da qualunque tipo di schiavitù. L’etica – un’etica non ideologizzata – consente di creare un equilibrio e un ordine sociale più umano. “