etica

"... Non vogliate negar l'esperienza di retro al sol, del mondo sanza gente. Considerate la vostra semenza fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza". (Dante, Inferno canto XXVI, 116-120).


sabato 11 maggio 2013

OTTAVIO MISSONI: Il ricordo di un imprenditore pieno di umanità


“Il piacere che un oggetto ci procura non si trova nell’oggetto per sé medesimo. La fantasia lo abbellisce cingendolo e quasi irraggiandolo d’immagini care. Nell’oggetto insomma amiamo quel che vi mettiamo noi.”  Luigi Pirandello Il fù Mattia Pascal  cap. IX



Quando all’inizio di quest’anno ho appreso la tragica scomparsa di Vittorio Missoni, devo dire che sono stato pervaso da una tristezza e da una inquietudine indicibili: la tristezza perché avendolo conosciuto personalmente ed avendo preso con lui degli accordi per un progetto sulla moda italiana, mi sono trovato con un lavoro in itinere senza avere un limite di tempo per discuterlo e una scadenza di consegna; dato che l’accordo era stato di natura verbale e preso direttamente con lui non avevo altre possibilità. L’inquietudine derivava dal fatto che non avevo il coraggio di contattare la famiglia per condividere la mia tristezza. Ogni contatto mi appariva fuori luogo. L’occasione di conoscere i Missoni, era stata la giornata del 16 novembre 2012 con il Premio Moda Fismo-Confesercenti ad Ottavio Missoni come riconoscimento per il 2012, celebrata presso la Confesercenti Nazionale dalla FISMO.  
Da quel tragico 5 gennaio non ho fatto che vivere momenti di attesa. Purtroppo non ho più avuto il coraggio di lavorare al progetto e né tanto meno di interpellare qualcun altro in proposito. Sono stato in una continua attesa di notizie. Sono vissuto nella speranza di rivederlo e di poterci parlare. Spesso mi ritornava alla mente il suo intervento presso la Confesercenti: dalla sua voce traspariva la certezza di chi sa che gli ostacoli si possono superare anche se intorno hai tanta gente sfiduciata. Il suo messaggio era chiaro, la scelta degli uomini deve seguire il ciclo naturale delle cose e proprio in questo ciclo saper creare quell’innovazione che possa far da trampolino di lancio all’organizzazione, al prodotto e soprattutto alla prospettiva di sviluppo. Dalla sua maniera di porsi di fronte alla platea si capiva che era un uomo che aveva delle enormi aspettative basate realisticamente sulle proprie capacità di lavorare in team e sulla sua voglia di operare per un futuro migliore, intrisa di un entusiasmo che solo la vera semplicità dell’essere umano sa cogliere e trasmettere. Ogni giorno mi aspettavo una notizia, ero speranzoso, non potevo rassegnarmi alla scomparsa. Non ho trovato mai né il coraggio né la forza di scrivere una e-mail al papà Ottavio perché mi sembrava fuori luogo. Il mio dolore era comunque una energia silenziosa che egli avrà senz’altro avvertito, anche senza alcuna mia comunicazione. Ieri però, mi sono sentito improvvisamente svuotato di ogni velleità. Infatti la scomparsa anche di Ottavio Missoni ha ulteriormente depresso quello stato d’animo già, in me, così demolito  dal precedente evento. Allora mi sono detto che non potevo più attendere ed esternare a tutti il mio sentimento. Un sentimento certamente di dolore, ma anche e soprattutto di ammirazione e di orgoglio per aver conosciuto Ottavio e di essere stato a parlare con lui per quasi un’ora sempre nell’occasione del Premio. Io lo avevo sempre sentito nominare come marchio ed ero stato anche piuttosto critico con il suo uso di colori intrecciati; ma dopo averlo conosciuto e sentito parlare alla fine del convegno mi sono reso conto della grande ricchezza che quest’uomo ha saputo dare alla sua famiglia, al suo Paese ed al mondo intero. Mi piace ricordare la sua voce un po’ fine ed un po’ incerta mentre raccontava della sua vita, delle sue corse e dei suoi trionfi. Aveva una maniera elegante di incedere con la voce e di indugiare su episodi semplici ma significativi della sua vita. Nonostante la sua prestigiosa affermazione nel campo della moda  non prendeva per se il merito di essere stato fatto cavaliere del lavoro, ma lo dava a Rosita, sua moglie. Raccontava inoltre che sua madre lo lasciava dormire perché “sennò ero nervoso” ma poi diceva “però da sveglio vai in finale alle olimpiadi!”. Con questo tono allegro sottolineava pure che era un po’ pigro ma che poi “ho scoperto che è anche vero che in tanti casi la pigrizia è la madre naturale del talento”. Quasi a giustificare che la sua opera artistica nasceva in realtà da quello che i romani chiamavano “ozio creativo”!! Sentirlo parlare metteva allegria e serenità nello stesso tempo. La sua semplicità non era ostentata ma traspariva progressivamente dalla sua forse inconsapevole capacità di comunicare la gioia del successo ottenuto grazie alla propria inventiva, creatività e soprattutto determinazione. Trasmetteva la forza che solo un atleta vero e convinto sa dimostrare e tutto senza alcuna vanteria. Quando poi mi sono trovato solo con lui, dopo il convegno, abbiamo parlato della bellezza dei colori, della creatività innata che gli veniva spontanea, della grande attenzione a ciò che gli era intorno e soprattutto dell’affetto alla famiglia ai suoi cari che molta parte avevano nel suo successo e nella sua vita. Così quando gli ho parlato di Giulia, la mia Segretaria, nonché mia affettuosa sorella e rigida guardiana dei miei impegni, ha voluto che l’andassi a chiamare, ha voluto conoscerla perché nutriva ammirazione per tutte le donne che sanno vivere accanto agli uomini impegnati prendendone le difese perché li sanno deboli. Allora ha voluto una locandina e con una penna a sfera e con tratti semplici, snelli ma nel contempo stondati, impetuosi e intermittenti le ha creato un piccolo quadretto “per Giulia, 7 fiori 7 Missoni”. 
Nella semplicità sta la grandezza e nelle donne la forza di portare avanti la vita! 
Ecco il suo ricordo ecco il suo insegnamento. Grazie grande Tai, per quello che mi hai dato. Lo serberò con cura nel mio cuore e cercherò di trasmetterlo a chiunque mi è e mi sarà vicino!

martedì 16 aprile 2013

IL SIGNIFICATO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ITALIANA


                                                                                       “…..E mentre il mondo avverte così    lucidamente la sua unità e la mutua interdipendenza 
dei singoli in una necessaria solidarietà, 
violentemente viene spinto in direzioni opposte 
da forze che si combattono; 
infatti, permangono ancora gravi contrasti 
politici, sociali, economici, razziali e 
ideologici, né è venuto meno 
il pericolo di una guerra capace 
di annientare ogni cosa.

Aumenta lo scambio delle idee; ma le stesse parole con cui si ideologie significati assai diversi.
Infine, con ogni sforzo si vuol costruire un'organizzazione temporale più perfetta, senza che cammini di pari passo il progresso spirituale.
Immersi in così contrastanti condizioni, moltissimi nostri contemporanei non sono in grado di identificare realmente i valori perenni e di armonizzarli dovutamente con le scoperte recenti.
Per questo sentono il peso della inquietudine, tormentati tra la
mondo.
Questo sfida l'uomo, anzi lo costringe a darsi una risposta. 
Concilio Vaticano II - Gaudium et Spes n.4





Mi scuso con i lettori dei miei post per non essere stato presente ultimamente, ma impegni universitari mi hanno portato nel continente del futuro: l’Africa o meglio nel cuore di questo continente: in Congo RdC.
Certo da qui non è facile seguire le vicissitudini della nostra realtà politico-sociale ed economica, però qualche cosa ogni tanto arriva. Anche se in questo Paese, la corrente elettrica è un bene che si fa molto desiderare, nei momenti che c’è si può accedere ad internet e verificare lo stato delle cose. Fortunatamente nella giornata di oggi si è verificato il miracolo della disponibilità energetica e così ho fatto un giro sulle notizie ANSA per capire a che punto si è in Italia con l’elezione del Capo dello Stato, dato che per quanto riguarda il possibile futuro governo non perdo più neanche il tempo a pensarci. Devo dire che il mio stato d’animo è sempre più inquieto e la mia fiducia nelle capacità politiche delle forze elette, sempre più flebile. Purtroppo anche in questa tornata continuiamo a farci illusioni sulle qualità dei nostri esponenti politici, che si facciano chiamare o no deputati, senatori o onorevoli, fatto sta che vecchi o nuovi stanno assumendo tutti la vera veste di ciò che sono vale a dire dei “parvenu” della politica. Senza voler offendere nessuno e senza andare sul “ritrito”  ritorno “berlusconesco” ma a cominciare da Bersani e Renzi, proseguendo per i “Montiani” passando attraverso gli esponenti “Grillini” ci si accorge che la levatura politica degli stessi assume sempre più carattere di “very low profile”. Ci si accorge che si è di fronte a dei “parvenu” della politica vera a prescindere che siano stati anni in parlamento o che non vi siano mai stati. Il problema infatti si evidenzia nell’approccio: manca il senso politico. L’unico elemento che appare accomunare tutti è l’elemento partitico, vale a dire il “poltronismo” e gli interessi di parte. Infatti anche gli esponenti del M5S dicono di volersi differenziare dagli altri e poi si “stringono a coorte” nella maniera partiticamente più manifesta e deleteria per il Paese.
Quindi alla mancanza di dignità di un Bersani che non è stato capace di richiamare all’ordine una persona che si manifestava “incapace politica” come la “capogruppo grillino” alla Camera, che invece di onorare un incontro di alta e profonda responsabilità per il Paese e che comunque avrebbe potuto anche rifiutare, offendeva gli italiani che aspettavano una risposta politica, dicendo che credeva di essere a Ballarò, pretendendo la trasparenza di una telecamera in streaming come non si è mai visto alle riunioni del suo Movimento.  Se queste sono le persone che abbiamo in parlamento  oppure anche fuori dal parlamento come il Sindaco di Firenze che nasconde ormai in maniera manifesta la sua vocazione “berlusconesca” di primadonna che vuole ammaliare gli italiani andando a rovistare anche nel fango pur di ottenere il posto ambito, ci accorgiamo che la nostra realtà non è politica, e forse neanche partitica, riterrei più coerente dire che è una “accozzaglia di parvenu”. Mi dispiace usare toni così perentori, ma quando chi dovrebbe vedere nella politica l’eccellenza del momento etico, secondo Aristotele (dal 347 a.c.), vede soltanto il proliferare di interessi di “sottoscala condominiale” allora cadono le braccia anche al più fiducioso e pieno di speranza nell’uomo, come lo sono io.
Questa lunga premessa mi occorre per introdurre l’importanza della figura del Presidente della Repubblica che si dovrebbe scegliere. Purtroppo anche questa volta (purtroppo non essendoci lo Spirito Santo nel parlamento ad illuminare le menti) si percorrono strade legate ad interessi di parte dimenticando che il Presidente non solo è il presidente di tutti gli italiani e quindi con una grande responsabilità di rappresentanza; ma non solo questo. La sua grande responsabilità deriva da una perfetta costruzione costituzionale ideata dai padri fondatori della nostra Repubblica. Infatti nella loro mente c’era una visione etica della politica, che noi oggi abbiamo completamente travisato. Infatti se la politica è l’eccellenza dell’etica, il bene comune rappresentato dalla figura del presidente della Repubblica italiana è il massimo che si possa avere. Queste mie parole possono sembrare forse strane a chi non ha letto attentamente ed assimilato con profondo senso umano l’intelaiatura della nostra legge fondamentale. Infatti basta prendere gli articoli 87, 92 e 104 per capirlo senza pericolo di equivoci. Il Presidente della Repubblica quindi pur essendo una figura eminentemente rappresentativa e  che “.. non è responsabile degli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per attentato  alla Costituzione.” È in realtà a termini dell’art. 87 il Capo dello Stato, è il capo delle forze armate in quanto:  “Ha il comando delle Forze armate, presiede il Consiglio supremo di difesa costituito secondo la  legge, dichiara lo stato di guerra deliberato dalle Camere”. E’ capo dell’organo legislativo in quanto non solo ha il potere di sciogliere le camere ma ha il dovere di promulgare le leggi (le leggi pur decise dal Parlamento ma non promulgate dal Presidente, non hanno valore cogente), è capo dell’organo Esecutivo in quanto a norma dell’art. 92 “..Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei Ministri e, su proposta di questo, i Ministri.” Ed infine a norma dell’art. 104 è il capo della Magistratura in quanto “Presiede il Consiglio superiore della magistratura”.
A questo punto credo che non ci sia più nulla da aggiungere se non che pur essendo questa figura profondamente intrisa di democrazia rappresentativa a forte contenuto etico in quanto rappresenta il bene di tutti e di ciascuno che riunito in una sola persona in termini di unità dei poteri, ingloba in realtà nell’esercizio puramente simbolico   degli stessi una capacità di indirizzo attuativo e diviene in certi momenti fortemente essenziale: sciogliere le camere; promulgare le leggi; dichiarare la guerra; nominare il capo del governo; presiedere la magistratura oltre che nominare un terzo dei giudici costituzionali.
La responsabilità politica e quindi etica dell’uomo chiamato a ricoprire un si prestigioso e gravoso incarico deve essere pienamente avvertita da un candidato che manifesti inequivocabili caratteri di competenza, trasparenza, di conoscenza dei limiti etici del proprio incarico, nonché capacità di mantenere l’equilibrio politico anche quando tutto sembra crollare, come l’attuale Presidente sta dimostrando. Quindi l’uomo da scegliere che a mio avviso vedrei possedere la dimensione giusta  per fare il Presidente della Repubblica è Valerio Onida……ma gli elettori, parlamentari e non, piccoli o grandi esperti o no….saranno all’altezza di capirlo, scegliendo per l’Italia e non per i loro interessi? 
Staremo a vedere.