etica

"... Non vogliate negar l'esperienza di retro al sol, del mondo sanza gente. Considerate la vostra semenza fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza". (Dante, Inferno canto XXVI, 116-120).


venerdì 17 agosto 2012

IL BENE D’ORDINE EURO: La Banca Centrale Europea (BCE)



” Non ci sono esseri umani superiori per natura ed esseri umani inferiori per natura; ma tutti gli esseri umani sono uguali per dignità naturale. Di conseguenza non ci sono neppure comunità politiche superiori per natura e comunità politiche inferiori per natura: tutte le comunità politiche sono uguali per dignità naturale, essendo esse dei corpi le cui membra sono gli stessi esseri umani. Né va quindi dimenticato che i popoli, a ragione, sono sensibilissimi in materia di dignità e di onore...". 
Giovanni XXIII Enciclica Pacem in Terris, n. 50.


Continuando il discorso sui problemi che devono essere risolti per la salvaguardia dell’Euro, dopo aver accennato alla speculazione, come elemento deleterio, continuerò con la riflessione sulla necessità che si crei una BCE che abbia la dignità di vera Banca Centrale, come deve necessariamente essere se si vuole un equilibrio monetario veramente stabile.
Prima di approfondire il ragionamento che è denso di complicazioni e renderlo “comprensibile” a tutti farei un riferimento al fondamento statutario che impedisce il coretto funzionamento dell’Istituto di emissione europeo.  Vale a dire l’art. 21.1 del trattato istitutivo della SEBC  e della BCE (G.U.C.E. N.C. 191/68 del 29.7.92) in cui si stabilisce “Conformemente all’art. 104 del trattato, è vietata la concessione di scoperti di conto o qualsiasi altra forma di facilitazione creditizia da parte della BCE o da parte della Banche centrali nazionali, a istituzioni o agli organi della Comunità, alle amministrazioni statali, agli enti regionali locali, o altri enti pubblici, ad altri organismi di settore pubblico o ad altre imprese pubbliche degli Stati membri, così  come l’acquisto diretto presso di essi di titoli di debito da parte della BCE o delle Banche centrali nazionali.” Questo articolo rende insormontabile la posizione della Germania, funzionale però solo ai propri interessi e a nessun’altra logica ragione, per cui lo interpreta come elemento fondamentale della stabilità dell’Europa. Qualcuno potrebbe anche essere d’accordo. Vediamo di approfondire però le ragioni che, a mio avviso, inducono a ritenerlo una “stortura” e quindi una grave minaccia del sistema. Facciamo un quadro di riferimento sui compiti di una Banca centrale. Il primo di tutti è la stabilità monetaria e con questa la stabilità dei prezzi e in secondo luogo il perseguimento di una politica economica in equilibrio sotto il profilo di bilancia dei pagamenti sia dal lato delle partite correnti che dei movimenti di capitale. Il tutto mira ovviamente a due elementi essenziali per l’equilibrio del Paese, vale a dire il contenimento della disoccupazione ed il controllo dell’inflazione da domanda. Ma una banca centrale, deve anche contribuire come elemento tecnico alla crescita economica del Paese. Ma come avviene la vera crescita? Quali sono i criteri che la caratterizzano? In primis  dipende dalla produzione per l’esportazione. Perché? Mentre le merci prodotte e consumate sul mercato interno creano una semplice partita di giro all’interno del Paese stesso, le merci vendute all’estero vale a dire le esportazioni determinano incassi di ricavi effettivi la cui componente monetaria cioè, va ad aggiungersi allo stock di moneta esistente. Quindi il Paese diviene più povero in termini reali di merci esportate, ma accresce la propria ricchezza in termini monetari grazie alla creazione di un surplus. Si travasa cioè ricchezza dai paesi esteri che comprano, verso il paese che esporta le proprie merci o i propri servizi. Ma cosa è che rende possibile questo aumento concreto di ricchezza? Perché l’estero dovrebbe comperare merci e servizi da un Paese? I fattori possono essere due o la combinazione di entrambe: la competitività internazionale in termini di perceived value o la gestione di un cambio favorevole che invogli gli importatori esteri a comprare dal Paese che esporta. (Due esempi calzanti per l’Italia sono: a) il perceived value del Made in Italy, che rende le nostre merci le più appetibili e competitive sui mercati esteri, oppure b) un cambio “debole” mirato a favorire gli acquisti dall’estero in una sorta di  promozione “prendi due paghi uno” come si faceva per la “vecchia lira” con le cosiddette svalutazioni competitive. Infatti quando, negli anni 70 e 80 del secolo scorso,  si volevano azzerare gli stock, di merci in magazzino, si procedeva ad una svalutazione competitiva che permetteva di essere senz’altro concorrenti con gli altri esportatori, pagando però un prezzo non giustamente ponderato sulle conseguenze i cui risvolti futuri erano inflazione e maggiore indebitamento in conto interessi. Tale impianto commerciale finalizzato allo svuotamento di tutti i prodotti in magazzino consente di ricominciare il ciclo produttivo creando anche nuovi posti di lavoro e di pagare salari più elevati che permettono alle persone di accumulare ricchezza e di aumentare il proprio patrimonio. Mentre però la prima soluzione, quella del perceived value non crea problemi, la seconda, a causa dell’accresciuta inflazione, con l’andar del tempo vanifica la ricchezza nominale accumulata. Tornando alla vera crescita, possiamo dire che questa può essere generata  anche in un secondo modo:  attraverso il debito pubblico. Ecco l’ambito incui una vera e funzionante Banca Centrale deve avere le funzionalità per essere chiamata in causa. Infatti lo stato emette “carta” vale a dire strumenti di debito pubblico come Bot, Btp, CCt, Bonos, Bund, ecc. per effettuare opere di ogni genere. L’emissione delle obbligazioni pubbliche, è come creare moneta aggiuntiva (infatti tali flussi vanno ad inserirsi nei cosiddetti aggregati monetari conosciuti come M1, M2, M3 ecc.) e fa entrare denaro nelle casse dello stato che pagando salari e servizi, a volte anche solo figurativi, farà entrare soldi in tasca ai propri cittadini attraverso stipendi e corrispettivi e nel contempo farà entrare soldi in tasca agli investitori, in termini di interessi, che hanno sottoscritto i titoli di debito. Salari ed interessi quindi potranno essere a loro volta investiti in altre attività reali o finanziarie e quindi contribuire all’aumento effettivo del patrimonio dei cittadini. Da queste due combinazioni (esportazioni e debito pubblico) nasce il sistema di equilibrio monitorato dalla Bilancia dei pagamenti che si basa da un lato sulla differenza tra l’export import e dall’altro sulla differenza tra movimenti di capitale in entrata ed in uscita. Se le esportazioni sono superiori alle importazioni ci sarà un surplus di moneta che permetterà di accumulare ricchezza in termini di riserve valutarie e di investire capitali all’estero. In caso contrario il minus derivante dal maggior peso delle importazioni imporrà la richiesta di finanziamenti dall’estero per il pareggio della Bilancia dei pagamenti tramite un offerta di più alti tassi di interesse. Lo stesso accade per il debito pubblico: lo stato indirizza le diverse emissioni verso i propri cittadini oppure verso investitori esteri. Però lo stesso non può avere  la certezza che il totale dei flussi dei titoli emessi sia interamente sottoscritto; ciò che determina tale sicurezza è solo il fatto che nel caso in cui non riuscisse a collocare tutte le sue emissioni, la Banca centrale del Paese può sottoscrivere la rimanenza semplicemente “stampando moneta”. Ciò significa che lo stato sarà sempre solvibile, perché sostenuto dalla propria banca centrale che stamperà nuova moneta a fronte del debito. (Ecco come si spiegano le credibilità dei Governi Giapponese, Inglese e Statunitense benché ampiamente indebitati: le loro banche centrali sono pronte a sottoscrivere tutto il debito inoptato. Negli usa sono noti i cosiddetti Quantitative Easing, QE1, QE2). L’altra faccia della medaglia però, di questa procedura, è rappresentata dal rischio di innesto di una dinamica inflativa capace di distruggere le aspettative di crescita del Paese perché depauperando il valore della propria moneta diminuisce di conseguenza la ricchezza monetaria esistente contribuendo a creare bolle speculative a livello di materie prime, oro e “mattone” cosiddetti beni rifugio. La banca centrale però rimane sempre garante e prestatore di ultima istanza, ragion per cui il Paese potrà sempre rispondere ai propri impegni. Fatte queste considerazioni domandiamoci ora che cosa accade se la Banca Centrale non volesse o non potesse sottoscrivere il debito emesso dal proprio Paese come sta succedendo alle Banche centrali dell’eurozona. Dove potrebbe prendere i soldi il Governo? O dai propri cittadini o dall’estero invogliandoli con l’offerta di più alti tassi di interesse. Tutto ciò però sarebbe possibile finché i cittadini e gli stranieri hanno soldi da investire e fiducia nel Paese emittente. Se queste due condizioni venissero a mancare e quindi se il debito pubblico non venisse sottoscritto il Paese emittente deve: a) tagliare le spese; b) aumentare imposte e tasse; c) incrementare l’introito di valuta dall’estero in termini di ricavi da export. In tale scenario quindi, se i cittadini non sottoscrivono titoli pubblici, l’estero non eroga prestiti e le spese sono incomprimibili, la via obbligata per il recupero di ricchezza è quella dell’aggressione dei patrimoni privati attraverso la cosiddetta “patrimoniale”, oppure l’introduzione di maggiori imposte sull’impresa o infine l’aggressione dei lavoratori e dei loro salari, compreso anche il settore pensioni. Poiché, come noto, le spese sono politicamente incomprimibili e la patrimoniale si scontra con i poteri forti, la via più immediata, per far fronte al fabbisogno da parte del settore pubblico è la riduzione della spesa (spending review) e quindi il taglio di risorse, il rinvio dei pagamenti delle forniture e la riduzione degli stipendi. Nel privato invece la via più semplice, come abbiamo visto è l’aumento delle imposte sulle attività imprenditoriali che le aziende riscontano poi prima nei rinvii del pagamento delle forniture e poi nella componente lavoro: l’anello debole, determinando mancati pagamenti di stipendi e salari, licenziamenti, e maggior limitazione dei diritti acquisiti con rivisitazione selvaggia dei contratti di lavoro e delle guarentigie dei lavoratori. Ecco dunque come si spiega l’importanza dell’esistenza di una Banca centrale veramente tale. La BCE dunque dovrebbe avere le stesse caratteristiche della Federal Riserve, della Bank of England, della Banca Centrale del Giappone, della Banca Centrale Svizzera etc.  Nella realtà europea il quadro che si presenta è proprio quello sopra descritto. Allora ecco che la speculazione di cui abbiamo parlato diviene irrefrenabile ed incisiva perché tenta di giocare tutte le carte possibili per ottenere illimitati guadagni. D’altronde, tranne qualche paese, come Germania Olanda e Finlandia, ma ovviamente ancora per poco grazie a questa congiuntura ancora loro favorevole, tutti gli altri soffrono dello stesso problema: la mancanza di una propria Banca centrale che possa sottoscrivere il debito pubblico necessario all’avvio della crescita. La BCE che potrebbe farlo però ha le mani legate dal dettato dall’articolo di cui abbiamo sopra parlato e quindi ci troviamo in presenza di una Banca Centrale che sembra essere “zoppa”. Ma a mio avviso e a rigor di logica non è così. Infatti la BCE, checché se ne dica, ha una autonomia illimitata ed i suoi campi di azione sono molteplici. Deve solo maturare la convinzione a livello di Consiglio direttivo, come già sembra assodato per Mario Draghi, che le sorti dell’euro e dell’Europa intera si basano sull’affermazione della propria autonomia tecnica in cui non possono e non devono esserci ingerenze politiche anche se pretese da non so quale diritto interno ai vari Paesi. Infatti l’autonomia della BCE è piena legittima e non delimitabile neanche dai suoi azionisti. Deve essere chiaro per tutti che le soluzioni della BCE sono tutte tecniche e non politiche. La salvaguardia della stabilità dei prezzi inoltre le dà spazi senza confini precisi data l’ interazione dei diversi mercati, reali, finanziari e monetari. La BCE così, pur essendo “zoppa” non potendo stampare moneta per sostenere i debiti sovrani, può tuttavia fornire credito illimitato al settore bancario a sua assoluta discrezione e a prescindere da Germania, Olanda e Finlandia, ma anzi anche nel loro specifico interesse. Infatti nel caso in cui l’Euro saltasse, la prima a soffrirne sarebbe proprio la Germania….l’Olanda e la Finlandia…date le loro dimensioni: 16,6 mln di abitanti e euro 570 miliardi di pil la prima e 5,3 mln di abitanti e 171 mld di euro di Pil la seconda non credo possano avere rilevanza. La BCE inoltre possiede una potenza di fuoco incredibile nei confronti della speculazione attraverso il solo effetto annuncio delle misure di contrasto. Infatti se vuole bloccare la speculazione ha ottime armi nelle sue mani. Enunciamole: 1) l’effetto annuncio di interventi illimitati su titoli e sui cambi; 2) l’imposizione controparti private di vendita giornaliera alla BCE di una percentuale degli attivi dei loro portafogli denominati in titoli di stato al minor prezzo di mercato mediato tra l’orario di apertura mattutino e di chiusura del pomeriggio; 3) a seconda dei flussi speculativi di cui è a conoscenza la BCE può comunicare il prezzo di riferimento a cui fare, come si dice in gergo, “muro”. Vale a dire che al raggiungimento di un determinato prezzo tutte le banche sono obbligate a rivendere a quel prezzo gli asset alla Banca Centrale; 4) rafforzare la cosiddetta moral suation nei confronti del settore bancario attraverso ispezioni mirate sui flussi di compravendita titoli per identificarne la natura speculativa. Nel caso questa fosse provata come realmente destabilizzante la BCE dovrebbe imporre multe salate con la minaccia di ritiro della licenza bancaria se trattasi di azione reiterata. 5) La Banca Centrale Europea non potendo comprare titoli in emissione, dovrebbe attuare, conseguendo cospicui guadagni, manovre di acquisti di riequilibrio attraverso il settore bancario privato erogando fondi LTRO in maniera illimitata; 6) la BCE potrebbe fungere da erogatore di collaterale in swap, vale a dire che le banche che hanno in portafoglio titoli di stato che le agenzie di rating hanno sanzionato oltre l’investment grade rappresentato dalla tripla B, possono darli egualmente in garanzia collaterale perché assistiti da una dichiarazione di specifica disponibilità incondizionata all’acquisto da parte della BCE; 7) la BCE potrebbe imporre una cosiddetta disclosure sui cds effettuati da banche a fronte di titoli di stato sottoscritti per valutare chi specula in termini di spread e di derivati assicurativi minacciando uno specifico credit crunch nei suoi confronti; 8) infine la BCE potrebbe fornire finanziamenti, anche agevolati, a banche a partecipazione pubblica dato che l’art. 21.3 dell’atto costitutivo della SEBC e della BCE recita: “le disposizioni del presente articolo non si applicano agli enti creditizi di proprietà pubblica che, nel contesto dell’offerta di riserve da parte delle banche centrali, devono ricevere da parte delle banche centrali nazionali  e dalla BCE lo stesso trattamento degli enti creditizi privati.” Quindi almeno per l’Italia, invece del dibattito, chiedere o non chiedere l’intervento del fondo salvatati con effetto “condizionante” basterebbe che il Governo creasse una propria banca di proprietà pubblica, magari con la Cassa depositi e prestiti, che raggruppasse nel proprio capitale tutti gli asset dello stato che alcuni vorrebbero dimettere privatizzandoli a loro interesse (vedi proposta Alfano PDL) e chiedere un finanziamento alla BCE, finalizzato al riacquisto dei titoli di stato attualmente in mano di non residenti. La quota di titoli di stato in mano a stranieri è pari a 596 miliardi di euro (su un totale di indebitamento a fine giugno pari a 1.972,9 miliardi di euro) così facendo può riequilibrare il prezzo dei btp e con questo anche finire il tormentone dello “spread”. Infatti non dimentichiamo che il problema dello spread è unicamente determinato dalle controparti straniere che agitando lo spauracchio della credibilità e del rating giocano allo scoperto sul prezzo di vendita dei titoli.  Invece se il debito è tutto interno questo problema non si pone e pertanto non esiste spread. E l’Italia sappiamo bene che non ha problemi di solvibilità, data l’ampia patrimonializzazione privata. La BCE quindi potrebbe agire in piena autonomia e compliance statutaria, la Germania non potrebbe esprimere alcun giudizio negativo ed infine questa nuova Banca italiana di diritto pubblico (Tipo vecchio IRI per capirci) potrebbe grazie ai finanziamenti ricevuti dalla BCE muoversi in maniera inversa al mercato comprando titoli di stato a prezzi di mercato per conto del Tesoro a cui li rivenderebbe a termine. La differenza andrebbe a pagare il tasso di interesse LTRO per i finanziamenti ottenuti dalla BCE. La conseguenza immediata sarebbe che i prezzi dei btp sarebbero in breve tempo riequilibrati; che lo spread scenderebbe a valori sotto i 200 punti base per poi scomparire definitivamente; che la BCE potrebbe offrire finanziamenti comunque remunerativi anche se con tassi tendenti allo zero; che la nuova banca pubblica ponendosi come controparte acquista a prezzo di mercato titoli dal valore nominale 100 con un grosso margine di profitto con cui può ripagare il finanziamento ottenuto dalla BCE da un lato e quello dei cittadini dall’altro; che la credibilità del Governo italiano risalirebbe velocemente; che non ci sarebbero più tensioni speculative a fronte delle nuove emissioni la cui eventuale rimanenza non sottoscritta verrebbe presa in carico da questa banca pubblica. Ecco cosa potrebbero fare da una parte la BCE per la salvaguardia dell’Euro, senza attendere il 12 settembre e dall’altra, senza entrare ulteriormente in tecnicalità bancarie e monetarie l’Italia di conseguenza…….
Allora potremmo parlare di crescita e…… del MES etico nel prossimo post...



martedì 7 agosto 2012

MES: MECCANISMO ETICO DI STABILITA'

"Se vogliamo uscire dalla crisi non possiamo permetterci di far cadere gli Stati, ma nemmeno il sistema finanziario. Ma è difficile spiegare a un cittadino perchè il suo Paese deve dare un prestito ad un altro Paese. Non c'è ancora una cultura politica europea di questo tipo". Joaquin Almunia (Intervista al Sole 24 ore dell’8/7/2012)




MES= MECCANISMO ETICO DI STABILITA’

Nell’attuale contingenza il proverbio “tanto tuonò che piovve” sembra non potersi ancora pienamente applicare: dopo incontri, riunioni, vertici, G8, G20 ed altri, lo spread continua a superare i 450 punti base, il rendimento dei Btp al 6,022%, i Bunds al tasso record (negativo) di 0,0344%, gli eurobonds permangono una buona intenzione, il Meccanismo di Stabilità proposto da Monti ancora non funziona, il portavoce di Rehn dice che i “caveat”, i limiti e i confini del nuovo meccanismo anti-spread “sono ancora tutti da definire”, la crescita  dell’Europa rimane un’utopia, la Banca Centrale Europea continua ad essere un fantasma anche se un invito a moderare i toni del dibattito sulla crisi della zona euro è arrivato dal ministro degli esteri tedesco Guido Westerwelle che ha sottolineato in una nota: "Il tono del dibattito è estremamente pericoloso", ha detto. "Dobbiamo fare attenzione a non portare l'Europa alla morte con le nostre parole. Non possiamo consentire che le nostre azioni si riducano al tentativo di conquistare un più alto profilo in patria - e questo vale anche per la Germania".  Osservazioni che suonano come un monito alla Csu bavarese, partito di governo, il cui leader Markus Soeder ha dichiarato ieri al Bild am Sonntag che Berlino dovrebbe tagliare i cordoni della borsa alla Grecia entro il 2012 prima che sia troppo tardi.” Inoltre dopo l’intervista rilasciata ieri da Monti allo Spiegel il segretario della Csu bavarese, Alexander Dobrindt, parla di "attentato alla democrazia", aggiungendo che "la brama di soldi dei contribuenti tedeschi spinge il signor Monti a un florilegio anti-democratico". "Il signor Monti ha bisogno evidentemente di una chiara risposta che noi tedeschi non saremo disposti ad abrogare la nostra democrazia per finanziare i debiti italiani". L’ovvio riferimento e' alla frase pronunciata nell'intervista da Monti, secondo il quale, "se i governi si facessero vincolare del tutto dalle decisioni dei loro Parlamenti, senza mantenere un proprio spazio di manovra, allora una disintegrazione dell'Europa sarebbe più probabile di un'integrazione".  e……... a mio avviso è stata compresa alla..tedesca…mah…chi più ne ha più ne metta!! Nel frattempo si profila una ulteriore attesa non certo calmieratrice della speculazione, con tanti punti interrogativi da sciogliere in una sola data: il 12 settembre prossimo. Vale a dire la pronuncia della Corte costituzionale tedesca sulla legittimità degli acquisti di Bonds e del Fondo Salva Stati, l’ESM. Poi in quello stesso giorno ci sarà il verdetto delle urne olandesi e contemporaneamente, sarà il giorno di due altri importanti appuntamenti “istituzionali” europei: il discorso programmatico sullo stato dell’Unione del presidente José Barroso e il giorno in cui la Commissione Ue conta di presentare la sua proposta per l’Unione bancaria con la supervisione coordinata dalla Bce. Insomma ci sarebbe da stare preoccupati! Una domanda che viene spontaneo porsi è che è possibile mai che non ci si renda conto che si sta giocando con il fuoco e che l’effetto domino colpirà necessariamente tutti Germania compresa? Devo dire che nonostante abbia rimproverato a Monti, su queste pagine, la mancanza di fermezza nei confronti dei colleghi tedeschi e olandesi, dopo aver sentito che le proposte da lui avanzate andavano nei termini che avevo suggerito in questo Blog, debbo riconoscergli delle capacità politico-negoziali di gran lunga superiori ai suoi interlocutori. Mi sembra di poter dire che in questo momento appare l’unico della compagine dell’Eurogruppo capace di avere una visione realistica, nitida e lungimirante della situazione. Si badi bene una visione assolutamente tecnica che riscontra però, anche se non manifesti, obiettivi politici precisi con al primo posto la convergenza verso una maggior coesione politica dell’Europa. Infatti ciò che manca a questa squadra di euro-decisori è proprio la finalità politica della loro azione di governo, visione politica che deve essere supportata dalle decisioni tecniche che si prendono. Ma ovviamente anche il lettore più ingenuo potrà capire che non è un caso che si stia procedendo per stop and go. Non esistendo ancora l’Europa ed essendo l’Unione Europea vittima di obiettivi finanziari di brevissimo termine, di specifici gruppi, cosiddetti poteri forti, i cui interessi possono farsi rientrare nelle cosiddette Nuove Strutture di Peccato (cfr. S.R.S. n. 36 e 37)  non si può assolutamente immaginare che la scena assuma caratteri di per sé virtuosi. Allora cerchiamo di prospettare, almeno come materia di discussione, dato che queste pagine hanno rilevanza a livello etico per tutti coloro che credendo nell’etica ne  sentono il bisogno e vogliono approfondire l’argomento in maniera ponderata, come il Meccanismo Europeo di Stabilità potrebbe trasformarsi in un meccanismo etico cioè rivolto alla promozione del bene comune. Quali sono i passi che debbono essere fatti per rimettere in moto la macchina dello sviluppo economico europeo. Vale a dire come ci si deve muovere in termini etici per ottenere risultati di bene comune. Non certo come si sta movendo la Germania purtroppo!!
Per permettere a tutti di ubicarsi nella complessità delle possibili soluzioni, cercherò di trattare gli argomenti piuttosto complicati uno alla volta. Metterò quindi innanzitutto immediatamente a fuoco gli elementi da considerare: al primo posto in questa riflessione anche se non sembra per taluni importante: la speculazione internazionale; al secondo posto, il prossimo lunedì parlerò del perché sia necessaria la creazione di una vera Banca centrale Europea come Lender of last resource che possa operare in maniera coerente per la stabilità del paese, senza “pretesi” dettami tedeschi; infine al terzo posto, il lunedì successivo, terminerò riflettendo sull’importanza del Meccanismo Europeo di Stabilità come sistema di sviluppo della strategia di politica economica dell’Euro-gruppo. Un Meccanismo Europeo a contenuti etici: rivolti alla salvaguardia del bene d’ordine Unione Europea. Cominciamo quindi ad occuparci della speculazione nei cui riguardi occorre dire immediatamente che è la piaga o meglio un cancro, che distrugge, in maniera subdola, strisciante e apparentemente stimolante, il sistema finanziario, l’economia reale e di conseguenza ogni sistema politico e sociale a prescindere dalla sua conformazione. La speculazione è ambivalente, da una parte spinge verso obiettivi illimitati di accumulazione a forte contenuto emotivo e dall’altra spinge inesorabilmente il sistema verso la propria distruzione causata da incontrollabili derive autolesioniste dovute alla incosciente e progressiva assunzione di rischi sempre più azzardati che si ferma solo quando si realizza il tracollo: è solo questione di tempo. I termini inglesi più usati sono: Timing, Picking, Scalping, Day trading, Flash trading ecc. Ciò che conta non è il bene comune, ma l’accumulazione di ricchezza per il singolo operatore,  proveniente da posizioni finanziarie al ribasso prese su illazioni, su previsioni e su notizie sapientemente veicolate dalla stampa. Basta una parola, come la citata affermazione di Monti, per cercare di creare uno scompiglio finanziario internazionale. Fortunatamente non sempre tutto funziona. Ma vediamo un attimo quali sono gli elementi importanti della speculazione. Da un lato deve esserci una data e dall’altra una convinzione generalizzata e concordata da coloro che “sferrano l’attacco”. Che cosa accade? Chi vuole speculare sa che la legge di mercato risponde sempre nello stesso modo: il prezzo è direttamente proporzionale alla domanda e inversamente proporzionale all’offerta. Così chi vuole speculare, stabilita la data di riferimento in cui dovrebbe secondo lui accadere il tracollo, comincia a provocarlo vendendo in tutti i modi, a pronti e a termine, ma sempre allo scoperto i titoli e le valute di riferimento. Ma dovendo impegnare somme cospicue. Come può fare? Semplicemente indebitandosi, senza comprare niente, ma ricorrendo unicamente a finanziamenti e prestito titoli. Così giorno dopo giorno, vendita dopo vendita, porta il prezzo verso il traguardo fissato ed alla data stabilita si ricopre con ingenti guadagni dovuti dalla differenza tra i prezzi di vendita, praticati nel periodo tra la data della decisione di speculare e la data costituita come deadline. Un esempio molto calzante sarebbe proprio quello attuale: la data è il 12 settembre, le vendite allo scoperto riguardano i BTP e l’euro. Le vendite porterebbero lo spread a superare i 700 punti, area critica dell’”Eurobreak” e la parità Euro/dollaro a 1, il che significherebbe un grave indebolimento dell’Eurozona che porterebbe verso traguardi sconosciuti, ma senz’altro distruttivi.   Chi guadagna? Chi vende btp ed euro finanziandosi a tassi bassissimi; chi prende in prestito bund e li scambia in swap con T-Bills in dollari lucrando 1,23 usd per ogni euro ai prezzi attuali, con la quasi certezza di ricomprare gli euro con un solo dollaro. Guadagnerà inoltre chi ha scommesso attraverso CDS sul fallimento del BTP e dell’Italia, nonché sulla disintegrazione dell’Euro. Questo scenario diviene tanto più pericoloso quanto più si consolida in termini di partecipanti: giorno dopo giorno si creerà un abisso sempre più profondo tra le quotazioni con prospettive di guadagni miliardari. Ovviamente sul mercato le posizioni possono essere anche contrarie e quindi sulla data ci saranno posizioni al ribasso come anche posizioni al rialzo. Se tutto va secondo il copione atteso dai ribassisti alla data ci sarà la ricopertura e con questa i guadagni. Ovviamente le perdite saranno tutte dei rialzisti. E questo come accade? In maniera automatica: al verificarsi dell’evento chi è in linea con il mercato guadagna e chi è in controtendenza deve necessariamente andare a coprirsi influenzando il prezzo in maniera evidente. Ecco perché improvvisamente i prezzi cambiano: significa che la maggior parte degli speculatori erano sul versante sbagliato oppure che le loro aspettative “indotte” sono improvvisamente cambiate costringendoli a ricoprirsi quanto più velocemente possibile. Ecco come si spiegano i +6 o +8 per cento di una seduta di borsa. Ecco perché dopo le parole di Draghi di giovedì scorso lo spread è sceso e i mercati continuano a salire, anche se per un momento hanno provato a scendere. C’è qualcosa che li ha convinti, al di là di ciò che i giornalisti cercano di “impapocchiare”.  I mercati non sono delle entità astratte, bensì aggregati di persone che gestiscono soldi, titoli, posizioni reali e finanziarie, che hanno fragilità psicologiche e strategie comportamentali tecnicamente indirizzate, ma non sempre in grado di sostenere certi impatti. Quando si guadagna è bello, ma quando si perde si è distrutti non solo professionalmente, ma anche soprattutto emotivamente ed umanamente! Chi perde lo sa bene! Purtroppo l’esperienza la si fa una volta sola. Lo ha sperimentato persino Soros! La speculazione si muove dunque con il mercato provocandone gli andamenti e l’unico deterrente è il cosiddetto “messaggio forte” unico in grado di provocare immediate ed intense ricoperture al di là di ogni pronuncia politica o posizione reale……la ferma posizione di una Banca Centrale è in questo caso determinante ed incisiva…….ma questo è già argomento del prossimo lunedì!