etica

"... Non vogliate negar l'esperienza di retro al sol, del mondo sanza gente. Considerate la vostra semenza fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza". (Dante, Inferno canto XXVI, 116-120).


martedì 16 luglio 2013

NELLA CONFUSIONE DELLE IDEOLOGIE NON C’E’ POSTO PER L’ETICA


 Ninna nanna, nanna ninna, er pupetto vò la zinna:
dormi, dormi, cocco bello, sennò chiamo Farfarello
Farfarello e Gujermone che se mette a pecorone,
Gujermone e Ceccopeppe che se regge co le zeppe,
co le zeppe d'un impero mezzo giallo e mezzo nero.
Ninna nanna, pija sonno ché se dormi nun vedrai
tante infamie e tanti guai che succedeno ner monno
fra le spade e li fucili de li popoli civili
Ninna nanna, tu nun senti li sospiri e li lamenti
de la gente che se scanna per un matto che commanna;
che se scanna e che s'ammazza a vantaggio de la razza
o a vantaggio d'una fede per un Dio che nun se vede,
ma che serve da riparo ar Sovrano macellaro.
Chè quer covo d'assassini che c'insanguina la terra
sa benone che la guerra è un gran giro de quatrini
che prepara le risorse pe li ladri de le Borse.
Fa la ninna, cocco bello, finchè dura sto macello:
fa la ninna, chè domani rivedremo li sovrani
che se scambieno la stima boni amichi come prima.
So cuggini e fra parenti nun se fanno comprimenti:
torneranno più cordiali li rapporti personali.
E riuniti fra de loro senza l'ombra d'un rimorso,
ce faranno un ber discorso su la Pace e sul Lavoro
pe quer popolo cojone risparmiato dar cannone!
Trilussa LA NINNA NANNA DE LA GUERRA
(1914)

Ho fatto molta fatica oggi ad iniziare questo post perché non trovavo un incipit calzante. Finalmente mi sono ricordato che Trilussa consapevole  della realtà dell’uomo nei suoi aspetti più profondi  aveva scoperto che le  ragioni di classe, di mercato, di economia, di politica arrivano a deformare i sentimenti  in maniera irreparabile trasformando in verità parole false ed in personaggi encomiabili maschere da teatrino.  Il tutto per miopia ideologica e perciò opportunistica.
TRILUSSA
Proprio quello che stiamo vivendo in questi giorni per non dire in questi ultimi tre mesi o meglio ancora  in questi ultimi vent’anni.  Trilussa faceva  notare,  con arguzia nelle sue poesie dialettali,  come nulla sembra poter  scalfire il sistema di falsità insito negli uomini che mirano al potere e,  che mentre sono intenti a farsi i propri affari, comunicano nello stesso tempo, con parole suadenti e sorrisi  melliflui  la propria vicinanza ed il proprio sostegno agli elettori, al popolo più indistinto ed ai più deboli e ai più diseredati.
 Perché ho scelto di riferirmi a Trilussa, perché egli  in ogni suo sonetto mette sempre in rilievo quella malcelata confusione ideologica che serpeggia latente, a sostegno di un evidente opportunismo, ma che nessuno vuole riconoscere. E lui lo fa con semplicità veicolando abilmente il substrato normativo dell’etica, senza usare però, toni perentori e senza creare drammi.  Così gira il mondo! E  in questo contesto  egli sembra avvertire con disillusa lucidità il carattere pressoché connaturato degli atteggiamenti moderati che si esprimono nel conservatorismo del potere. Sa mettere in evidenza con tratti semplici ma molto amari  la necessità dei compromessi e delle mediazioni  tipo quelle che oggi chiameremmo  “scuse o smentite mediatiche”.  Comunque ciò che a mio avviso lo rende estremamente attuale è il giudizio dominante della sua visione del potere: chi esercita il potere, non ha pudore a definire, con nonchalance, come valore ideale ciò che invece per lui  altro non è se non obiettivo di tornaconto personale, interesse partitico  o elemento di utilità pratica.
IMMOBILITA’ FUTURIBILE DELLA POLITICA
Non vorrei dire altro , ma questa visione rappresenta lo spaccato dell’attualità: lo possiamo tranquillamente dedurre dal comportamento di questo governo che potremmo chiamare dell’”immobilità futuribile”; dagli atteggiamenti di “comprensione” tra i partiti delle larghe intese che prima venivano chiamati apertamente “inciucio” ; dalle vicende dei diversi politici, più o meno chiacchierati e capaci di dire tutto ed il contrario di tutto sempre presenti e pronti a difendere il “referente” che li sostiene; politici che con i piedi in due staffe vogliono stare con il partito, ponendosi però in “pole” position per un “premierato” contro i propri “originari sostenitori”; politici più o meno razzisti che senza pudore pronunciano ingiurie, offese  ed epiteti  vergognosi contro i propri avversari senza avere la percezione della necessità di onorare una carica rivestita in termini parlamentari.
Ma oltre che nella politica lo possiamo ancor più avvertire dalle polemiche sulla cittadinanza che destano irritazione e sconcerto in chiunque possieda una conoscenza anche minima del termine “umanità; dalle situazioni incomprensibili di rimpalli di responsabilità per casi di “espulsione” di rifugiati politici; oppure dalla situazione di Lampedusa e dei cosiddetti  Centri di Identificazione ed Espulsione (CIE), che non sono più Centri di Permanenza Temporanea (CPT) ma che restano  pur sempre vere e proprie disumane prigioni;  dalle difficoltà di “addomesticare”  tasse e imposte ad un voto di scambio che balla il flamenco al ritmo di Imu, di Iva  e di cuneo fiscale. Dalle tante posizioni sui tagli alla politica, sull’abolizione delle provincie, sulla legge tanto agognata sul conflitto di interesse. Dalla immobilità nel costruire nuove opportunità nel mondo del lavoro; nella incapacità ad ogni livello di dare respiro alle famiglie in difficoltà.
GRUPPI SOCIALI
Ma questa realtà non tocca solo la politica e la politica economica. Tocca i gruppi sociali i quali non si riconoscono più. Le associazioni non sanno più come classificarsi, il criterio di riferimento è divenuto esclusivamente economico ed una onlus non è tale perché lo dichiara l’Assemblea  nel proprio statuto, ma lo è se viene riconosciuta dall’Agenzia delle entrate che stravolge un diritto sociale sostanziale sussidiario, sulla base di  in una mera differenziazione di interessi  guidata dall’accesso al cinque per mille. Stesso dicasi per le fondazioni: bancarie non bancarie ed altre non si capisce più la loro reale funzione.  Per non parlare delle realtà amministrative, dove la cosiddetta spending review ha cambiato in toto l’intervento dello Stato nelle sue entità pubbliche e decentrate. Grazie al federalismo fiscale voluto dalla Lega esclusivamente per motivi elettorali, per non dire clientelari vista la gestione fallimentare dei  fondi della sanità nella regione Lombardia, la cosiddetta “Padania”, siamo entrati in una situazione di discrezionalità geografica e soprattutto di immobilità amministrativa che ci siano o che non ci siano i fondi:  per il patto di stabilità infatti  non cambia nulla.
MASS MEDIA
Ma non basta, ci sono anche i mass media  rappresentati da organi di stampa chiaramente e religiosamente schierati che dovrebbero salvaguardare la dignità umana, e invece in un editoriale ho potuto leggere cose astruse a favore della Fiat di Marchionne e contro l’irresponsabilità della Fiom e l’alto senso di responsabilità di Cisl e Uil.! Ci mancava solo che l’autore avesse scritto anche la famosa frase che un po’ di tempo fa si sentiva riecheggiare nelle sfere di quei sindacati più accondiscendenti “più lavoro e meno diritti” per completare quella confusione ideologica a danno dei lettori.
IMPRESA, BANCA E BORSA
Ma  andiamo ad osservare anche il funzionamento dell’organizzazione socio-economica del nostro Paese:  non si sa da dove cominciare! Vogliamo cominciare dalle banche? Vogliamo cominciare dalle  truffe “caroselli” di alcune grandi imprese? O vogliamo cominciare dalla corruzione internazionale? Oppure dalle problematiche rivenienti dalle incongruenze della mala sanità, dalla mala giustizia, dalla mala....vita sempre più penetrante e soffocante in termini di usura e di riciclaggio del denaro sporco. Oppure vogliamo iniziare dall’inquinamento? Dal palleggio delle responsabilità sulle discariche e sullo smaltimento dei rifiuti? Oppure vogliamo ancora parlare della mancanza di controlli, o meglio dell’”eccesso” di controllori? Ma  possibile che  pur in presenza di un controllore così attento e professionalizzato come la nostra Banca Banca d’Italia,  un giorno si e l’altro pure, escano magagne dal sistema bancario e finanziario un giorno MontePaschi, un giorno Banca Popolare di Milano un giorno quale altra?? Possibile ancora che con un controllore attento ed esperto come la Consob si debba assistere a giochetti in borsa che si chiamano aumenti di capitale, o fusioni  o Opa o patti di sindacato nascosti, che di solito si rivelano fatti  ai danni dei piccoli investitori, inconsapevoli di eventuali strategie o mire societarie,  aumenti che ultimi nel tempo si chiamano Maire Tecnimont,  Rcs che hanno visto speculative azioni sui diritti che hanno oscillato anche di 30 punti percentuali  finendo poi per valere zero  e fusioni  come Gemina-Atlantia  che sempre annunciate sulla stampa sembrano non realizzarsi  mai? Per non parlare della preannunciata  opa  Lauro Sessantuno che delisterà la  Camfin.  Ma questo non è nulla a confronto di tutte quelle realtà che dovrebbero essere controllate: le assicurazioni, le telecomunicazioni,  la sanità, le posizioni dominanti di concorrenza ecc., insomma è meglio non addentrarsi in questi argomenti perché non basterebbero 365 giorni di post!!!
CONCLUSIONI
Ma come vogliamo concludere?  E’ semplice: se noi analizziamo tutte queste realtà notiamo con estrema chiarezza quanto evidenziava Trilussa: dobbiamo veicolare il senso dell’etica. Allora quello che occorre fare è promuovere l’etica, ma non a parole, o per il proprio tornaconto, ma con fatti concreti: torniamo all’etica nella politica guardando al bene comune e come prima cosa risolviamo il problema del debito pubblico: la maniera c’è basta volerlo. Creiamo opportunità di lavoro a livello regionale, senza fare voli pindarici anche qui la maniera c’è basta volerlo. Ovviamente non partiticamente, bensì politicamente. Non mancano le tecniche, manca la volontà di fare qualcosa per il bene comune.
SOLUZIONI
Le soluzioni infatti guarda caso, vengono sempre da chi appartiene a un gruppo, da chi appartiene ad un partito e non già da chi, anche se professionalmente preparato, non appartiene a quelle che in gergo si chiamano “Lobby”. E’ chiaro che vanno difesi gli interessi dei gruppi, dei partiti e delle lobby non già il bene comune del Paese.
Poi a livello sociale, ricostituiamo un tessuto comunale provinciale e regionale che guardi al bene comune del territorio e che crei nuove opportunità di lavoro come filiera territoriale riscoprendo turismo, tradizioni, cultura artigianato, moda, storia, musei, vita all’aperto, bonifica montana, bonifica dei territori inquinati, restauro della rete idrica ecc.
Infine ricostruiamo l’uomo, con un moto d’orgoglio, creando corsi di formazione che possano dargli la chiave interpretativa dei fenomeni comportamentali nella salvaguardia della propria dignità e della promozione del bene comune. Sfruttiamo la saggezza e l’esperienza degli anziani che sono stati messi fuori dal ciclo produttivo e che ancora hanno una potenzialità socio economica formidabile! Creiamo un programma di insegnamento nelle scuole, ma che non sia appannaggio del Ministero della Pubblica Istruzione, ma di tutti i cittadini,  un programma che riconosca l’uomo come essere umano capace di progettare in termini personali e sociali nel rispetto della propria umanità e dei diritti di tutti e cioè anche di coloro che chiamiamo diversamente abili, donne ed extracomunitari.
Questa è la via. Fatti concreti che  partono dalla formazione e dalla volontà di ricostituire il tessuto di fiducia che eviti il noto detto hobbesiano Homo homini lupus.
In campo socio-economico questa etica la si può ingenerare attraverso il percorso di certificazione etica riscoprendo una via edificante quale la coscientizzazione verso gli elementi portanti della fiducia nelle relazioni: 1) la competenza professionale; 2) la conoscenza dei limiti etici della funzione;  3) la trasparenza ed infine 4) la censura sociale.

martedì 2 luglio 2013

L’ETICA NELLA SOCIETA’ NELL’ECONOMIA E NELLA POLITICA (Dopo dieci anni a che punto siamo? Dove stiamo andando?) I principi etici di riferimento di quanto vogliamo fare.


61Un altro disse: «Ti seguirò, Signore, ma prima lascia che io mi congedi da quelli di casa». 62Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che ha messo mano all'aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio».  Luca 9, 61-62

Forse qualcuno dei miei sconosciuti lettori può rimanere deluso perché invece di ricordare l’astrofisica Margherita Hack o invece di parlare del decreto lavoro, dato che su Twitter si è scatenato un putiferio non appena il cosiddetto hashtag  “#decreto lavoro” è diventato legge approvato dal Consiglio dei Ministri......io continui a parlare delle attività del Comitato di Promozione etica - Onlus.  Innanzitutto vorrei tranquillizzarli dicendo che il ricordo di Margherita Hack, come mio solito, lo farò non appena tutti gli altri taceranno e per quanto concerne il decreto lavoro lo affronteremo nella sua vera realtà perché “dipietrescamente” parlando “non ci azzecca niente” con le soluzioni di cui il Paese ha bisogno. Governo e parti sociali si accaniscano su normative che ormai hanno assunto la forma di “normabeschi” (come interazione tra norme improbabili ed arzigogoli) così evoluti da ricordare gli arabeschi e come questi essere considerati solo l’ornamento di un’inerzia politica che sembra rasentare lo stallo sociale di ogni forma di organizzazione o gruppo esistenti nel Paese: non per niente se l’art. 1 della nostra Costituzione dice che “la Repubblica è fondata sul lavoro” oggi in assenza generalizzata di lavoro sembra che sia meglio cambiare la parola lavoro con “norme sul lavoro” così possiamo tornare ad un principio di verità. Ne parleremo, certamente che ne parleremo…ma…in termini etici. Ora vorrei invece continuare a parlare del Comitato per ricordare a tutti che ha una precisa vocazione internazionale: il Vice presidente Dr. Aimè Claude Libakata è di nazionalità Congolese (Repubblica Democratica).  E che la sua attenzione alla realtà etica applicata alla sfera socio-politico-economica, integralmente intesa come attività dell’uomo, deriva da una sua certa vocazione francescana: nel Comitato ci sono tre Frati francescani dell’Ordine dei Frati Minori, a dir poco coraggiosi e capaci di esporsi, uno dei quali siede anche nel Consiglio direttivo. Il Comitato poi non teme di continuare ad occuparsi di etica a 360 gradi come ha sempre fatto, anche se le persone quando sentono parlare di etica normalmente alcune si spaventano, altre  si “stizziscono”…..la ragione sta nel fatto che questa coinvolge sempre e comunque la loro responsabilità, ecco perché nel Convegno dell’11 giugno non si è parlato solo di ciò che abbiamo fatto ma si è accennato anche a ciò che vogliamo fare nei prossimi dieci anni, che qui riporto, come chiara provocazione a quanti hanno paura di sentirsi invitati a farsi avanti per raggiungere quelli che già ne sono membri attivi.  Forse istintivamente ci può essere un rifiuto, ma razionalmente ed emotivamente credo che poi le persone di buon senso debbano necessariamente tornare all’etica e impegnarsi per il bene comune. Allora per invogliare quelli che si sentono ancora titubanti passo subito a spiegare quali sono i nostri obiettivi con l’invito a quanti volessero affiancarci a farsi avanti senza remore. Nessuno è perfetto e noi tantomeno cerchiamo la perfezione. Ciò che vogliamo fare è un cammino comune di verità che si fondi sui diritti fondamentali a salvaguardia della dignità dell’uomo ed al servizio del bene comune propriamente inteso. Pertanto chiunque è invitato a partecipare a quelle che qui voglio indicare come proposte concrete in risposta al momento di recessione economica, di  incertezza politica e confusione sociale che stiamo vivendo. Il dibattito che vorremmo impostare riguarda un termine che sovente viene dimenticato: la progettualità. L’uomo senza progetti è un uomo senza futuro; un uomo che oggi  vive per il “carpe diem” dimentico delle proprie origini umane e delle proprie finalità sociali per correre esclusivamente dietro chimere economico-finanziarie,  perde la propria identità. Queste chimere che lo illudono sostituendo il concetto di sviluppo con il concetto di  crescita economica, quando non più ottusamente, con quello di arricchimento, di affermazione e di successo mediatico personale,  lo trasformano in un essere individualista e senza valori. Il Comitato vuole sottolineare che, al di là di tutte le difficoltà e le incomprensioni, tutto arriva nella misura in cui si è determinati. Ma è possibile solo se alla base della propria azione esiste un principio di riferimento al quale saldamente ancorarsi, perché solo con un attracco sicuro, infatti, si può dialogare con il mondo  in termini costruttivi. Così come, solo sulla base di una filosofia politica, si può costruire un pensiero politico veramente lungimirante e per l’uomo. Ma non basta, questo attracco sicuro lo deve essere anche per l’economia, la finanza e il commercio,  ambiti in cui va rilevata l’importanza del “lavoro per l’uomo e non dell’uomo per il lavoro”. (L.E. 6) In termini economici ci hanno tanto persuaso che a volte si è proprio convinti, che l’autonomia e la libertà provengano unicamente dalla componente economica a cui si dedica sempre più ogni momento della propria vita, sbiadendo così la bellezza dei rapporti umani, degli affetti familiari e delle relazioni sociali nonché l’importanza della necessità di godere del giusto riposo festivo. Anche gli ambiti della finanza etica, del commercio equo e solidale e dello sviluppo sostenibile hanno bisogno di essere rivisitati ed inquadrati in una nuova dimensione che si attagli alle esigenze del nostro tempo. Il corso del tempo in questi dieci anni ha dimostrato la dinamica veloce  dei cambiamenti. La società si evolve sicché i termini prima adoperati per riferirsi a concetti etici rivolti alla finanza, oggi si dimostrano privi dell’originario significato. (Finanza etica, Banca etica, social lending, impact finance ecc.). come dice l’adagio della bella vecchia canzone “Che sarà?” ”…tutto passa tutto se ne va….”. Così a mio avviso, vanno rivisti termini e concetti nella loro reale evoluzione che andrebbe  inserita  in un nuovo modello di sviluppo, in cui le ideologie siano ridimensionate; un modello che sia in grado di contrastare l’area degli integralismi e dei fondamentalismi che, alimentando chiusure mentali,  tendono a tramutarsi in atti di  disumano  terrorismo. Questo modello dovrebbe essere tripartito in termini di settore, ma con una trasversalità etica nelle tre configurazioni di 1) servizi pubblici a giustizia redistributiva, 2) del mercato a giustizia commutativa e 3) terzo settore a  giustizia mutualistica. Ma non solo, dobbiamo anche considerare la nostra “ inadeguatezza” mentale alle tecnologie evolute, per le quali solo alcuni eletti possono intervenire: siamo schiavi dei sistemi. Se si ferma un sistema informatico si ferma tutto: banche, treni, aerei, navi tribunali anagrafi  ecc. Tutto ciò in linea di massima si potrebbe anche comprendere, ma non è ammissibile quando si ferma il computer di casa, l’automobile, un elettrodomestico o un qualsiasi  strumento di pronto uso a tecnologia avanzata….non si sa dove mettere  le mani!  Dobbiamo prepararci ad accettare tutti i danni che deriveranno dal cattivo uso di queste nuove tecnologie le cui configurazioni possono essere riassunte nelle quattro fondamentali aree di ricerca quali le info-bio-nano e cogno tecnologie.In questo assurdo clima di martellante “globalizzazione” ci sentiamo ingabbiati. Si dimenticano così, non solo i sentimenti  ed i bisogni esistenziali, ma si creano nuove categorie di strumentalizzazione e di esclusione che coinvolgono e attirano la nostra “tiepida compassione” , solo quando apprendiamo dai giornali le circostanze di “sfacelo” in cui versano milioni di persone  in condizioni di “schiavi liberi”. Questa categoria di nuovi “Schiavi” sfruttati per mero profitto e per bisogni indotti dalla modernità, sono le vittime di realtà economiche messe in atto da alcuni Sistemi per raggiungere, mascherandolo come successo economico, l’effimero traguardo di riservare “bonus” per i propri managers. Managers misurati sulla quantità di profitti  generati e non sul valore aggiunto in termini di “bene comune”. Certo qualcuno potrebbe tacciarci di utopia, ma a noi non interessa. Noi siamo convinti che l’uomo possiede dentro di sé tutte le potenzialità, attitudini e qualità per salvaguardare la propria dignità e riscattarsi in termini di umanità. I nuovi tempi della globalizzazione inaspriti dalle quattro perniciosità trasversali: accelerazione, superficialità, velocità e violenza, devono essere rimodellati seguendo una linea guida trasparente che per noi è l’etica. E allora come pensiamo di muoverci nei prossimi dieci anni? Ecco le azioni possibili che il Comitato ha proposto l’11 di giugno 2013 nel corso del Convegno:
Stimolare la partecipazione attiva dei cittadini alla vita sociale e politica, partecipazione che oggi è declinante:
Cominciando con il coinvolgimento delle scuole elementari e medie, contiamo di offrire, attraverso la 4metx corsi specifici comportamentali concernenti anche il comportamento etico relativo all’uso del denaro, alla gestione  economica, sia per insegnanti che per i ragazzi delle diverse età dalla scuola elementare fino alla media superiore
Difendere l’autonomia della politica dai poteri forti, e in primis dal potere economico, così da restituirle credibilità ed autorevolezza:
Attraverso due strumenti di fondamentale importanza che il Comitato ha già istituito e programmato in collaborazione con 4metx srl:
1)  il primo concernente la valutazione etica dei programmi e delle attività dei movimenti e dei partiti politici;
2) il secondo come corso di formazione di etica politica da offrire per tutti coloro che vogliono inserirsi nel mondo della politica,  con professionalità e, soprattutto, con cognizioni adeguate dei principi etici, di riferimento.
Tutelare e promuovere la dignità della persona umana in ogni cittadino, a cominciare dai più poveri, indifesi ed emarginati:
Attraverso un corso specifico che indichi guidelines etiche per genitori ed insegnanti sul bullismo, cyber bullismo ed altre manifestazioni adolescenziali e dell’età critica
Impegnarsi costantemente per il riconoscimento e la salvaguardia dei diritti fondamentali del cittadino, o meglio per togliere dalla precarietà e rimettere al centro «quelli che si definiscono diritti fondamentali o, più semplicemente, ciò che rende possibile ad ogni uomo una vita dignitosa e, quindi, ciò che consente a ogni uomo di vivere con pienezza la propria cittadinanza….»;
Il Comitato continuerà a promuovere il corso istituzionale che si tiene ogni anno da febbraio a maggio e che oltre a dare una chiave di lettura etica agli scenari socio-politico-economici permette di avere la giusta preparazione per la nuova figura professionale del Certificatore etico.
Promuovere forme di sviluppo economico e sociale che, sanando la crescente divaricazione tra i bisogni della giustizia sociale da un lato e dell’economia di mercato dall’altro, concretizzi ciò che si definisce “democrazia economica” (salvaguardia delle basi economiche della democrazia “nella convinzione che senza un livello accettabile di   uguaglianza, le libertà civili e politiche non possono essere garantite…”);
Lo strumento che il Comitato continuerà a proporre, sensibilizzando le Associazioni di categoria e dei Consumatori,  è la Certificazione etica, reiterando il progetto di legge 2933 che sarà rimaneggiato per essere rivolto  alle imprese di tutti i tipi, profit e non profit, nonché agli enti pubblici, alle organizzazioni politiche e le imprese femminili. Inoltre continuerà a sostenere i tre tavoli di ricerca scientifica da tempo avviati, di concerto anche con altre Università non solo pontificie ed italiane.
Sostenere a livello internazionale la promozione di forme di governance dell’economia mondiale (porre fine alla globalizzazione selvaggia, seguendo un modello di sviluppo guidato articolato su scala planetaria: per creare nuova ricchezza, per redistribuire meglio quella esistente, per salvaguardare il creato, per assicurare la pace ad ogni latitudine, per far scomparire ogni forma di sfruttamento, per debellare malanni endemici).
Tale impegno sarà portato avanti dal Comitato con quattro proposte concrete:
1)
la prima concernente una indicazione scientifica su come superare in maniera definitiva il problema del debito pubblico italiano;
2)
la seconda attraverso la promozione di un nuovo modello di sviluppo che tenga conto delle evoluzioni del mondo contemporaneo a livello globale, in termini di settore pubblico, mercato e terzo settore, ponendo l’accento sulla progettualità etica in ambito sociale, politico ed economico;
3)
la terza attraverso una procedura di valutazione degli investimenti in termini di impact finance;
4)
La quarta infine attraverso un master internazionale sull’economia e la gestione etica delle imprese che veicoli le conoscenze e le competenze necessarie per un vero sviluppo integrale.
Queste sono le strategie e le attività che contiamo di proporre e continuare nei prossimi 10 anni confidando nella convinzione che tutti gli uomini, se onesti intellettualmente e disposti a concepire la realtà socio-politico-economica come area del bene comune, debbano porsi come riferimento di questa area, la centralità della persona umana.
Il Comitato pertanto cercherà di supportare tutti coloro che hanno già o che pensano di prendersi in futuro responsabilità di ogni tipo, al momento di fare delle scelte per agire nel concreto. Questo perché per passare dai principi alle azioni, c’è un ventaglio di opzioni possibili, da conoscere bene in termini di etica applicata perché ci sono sempre modi differenti e tutti moralmente accettabili di servire il bene comune e dunque il problema diventa un altro: quello del discernimento informato e sereno.
Le questioni che si porranno in futuro sono tantissime  e complesse. C’è quindi la necessità di essere consapevoli delle implicazioni di ciò che si deve decidere senza lasciare che altri possano decidere per noi  senza il nostro consenso.
Ciò costa uno sforzo grande, ma anche irrinunciabile  perché quando si vanno a toccare questioni inerenti quei diritti fondamentali della persona che devono sempre essere alla base del nostro agire socio-politico-economico, non possiamo esimerci dalle nostre responsabilità.
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